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A Benevento è “Scialapopolo”!

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     Se non fosse stato per il mio grande amico Giancarlo Aquino che me ne parlava tanto in maniera entusiasta non sarei mai andato da Scialapopolo.

A Benevento città non ci sono molti esempi di grande cucina di tradizione.

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     E fuori la cinta muraria le tradizioni beneventane mutano e si trasformano forti delle influenza delle province di Avellino, Caserta o Foggia che le lambiscono. Anche nelle immediate prossimità, nella Valle Caudina ad esempio, le tradizioni beneventane cessano come se si passasse in altra nazione.

     La guerra, il fascino di una cucina erroneamente ritenuta superiore, il desiderio di lasciarsi alle spalle cibi che ricordavano la fame, hanno dato poi un non piccolo contributo alla scomparsa di tanti piatti che oggi residuano solo in pochissimi luoghi.

     Io ogni volta che desideravo addentrarmi in questo piccolo mondo antico andavo a mangiare da Nunzia, dove oltre alle coccole sue e del bravissimo figlio Antonio, trovavo anche qualche piatto davvero antico e fatto a mestiere, o andavo dal mio amico Flavio Sassano che con lo scomparso fratello mi hanno sempre accontentato nel farmi appositamente le antichissime zuppette beneventane.

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Così il sette giugno, un giorno prima che il Benevento si giocasse la storica partita che lo ha portato in serie A, sono andato a mangiare da Scialapopolo.

     Il locale che si può serenamente definire una tipica Trattoria è ubicato alle spalle del Viale Principe di Napoli, sulla Via Francesco Paga, strada parallela del Lungocalore Manfredi di Svevia.

     Qui l’intera famiglia Della Mura porta avanti questa laboriosa attività. Il sig. Alfonso, legatissimo alle tradizioni, la moglie Antonietta Morelli e i due figli regalano belle emozioni e racconti a chi chiede e curiosa nel loro menu. Tra questi la figlia Maria Pompea opera assiduamente in sala ma anche a dare una mano in cucina.

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     Il locale, spartano ma con quel sapore di autenticità che ci si aspetta e si ritrova, è ben frequentato e serve sia a pranzo che a cena. I prezzi in rapporto alla elevata qualità delle materie prime, tutte sceltissime e di difficile reperimento, e alla quantità, sono più che onesti.

     Il menu presentato con una pinza fermafogli è composto da un foglio con antipasti, primi, secondi e dolce e un paio di fogli per la cantina, piccola ed eminentemente sannita, anche nelle birre.

Il menu cambia circa ogni 20 giorni ed è strettamente legato alla stagionalità e al mercato.

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     Ricordandomi dei tempi nei quali giravo per la Guida Osterie mi sono ritrovato a fare il despota a tavola. Ho ordinato tutto quello che avrei voluto saggiare, e l’ho fatto sia per me che per il mio amico che non ha potuto far altro che subire le mie scelte alquanto tiranne.

     E si parte.

     Con l’acqua, si ripete un gesto proprio sannita. Arriva pane, lupini e olive. Questo è quanto accadeva normalmente fino a 40 anni fa.

Poi arrivano i primi. Il poverello e i paccheri con il baccalà.

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     Il poverello è un piatto antichissimo di Benevento e consiste in una pasta lunga (nel nostro caso si tratta di candele spezzate a mano) condite con patate lessate saltate in padella con cipolle e pancetta. UN VIAGGIO!!!!!

     I paccheri con il baccalà in realtà sembrano più paccheri con lo stoccafisso (e ci giurerei che si tratta di coronello di stocco) ma va anche detto che i sanniti e tutti i popoli dell’entroterra usano il baccalà come adoperano il maiale e non tutte le parti, quindi, hanno identica destinazione. Sulla scorta di questi motivi potrebbero essere state anche pancette di baccalà. Il tempo di chiederlo con una sala piena non c’è stato. So solo che i paccheri sono una selezione speciale di grani antichi decorticati a pietra lavorati da La Molisana. Buonissimi davvero.

Finalmente dopo decenni le coscette di rane in umido. Evvai!!!

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     Alfonso ci rassicura sul fatto che il prodotto proviene da allevamenti certificati e non da caccia, che peraltro è vietata. Piatto eseguito alla perfezione. Per cultori ovviamente.

     Uovo di papera con scamorza e lardo. Qui torno alla mia infanzia dalla nonna quando accanto alle immancabili uova capitava nel cesto qualche uovo di papera….. che dire…. Servito nel tegamino rovente con la scamorza che si era fusa e il lardo che era divenuto croccante. Emozionante.

Poi il pezzo forte. Mugliatielli con patate e papacelle.

     Per chi non lo sapesse il mugliatiello è una preparazione di interiora di agnello avvolta nelle budella dello stesso. Un prodotto che può avere varie dimensioni a seconda della modalità di confezionamento del macellaio o dell’età dell’animale. In tutti i casi la pulizia del confezionamento è DETERMINANTE.

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     Alfonso ci tiene a farci presente che le fa un macellaio di sua fiducia dal quale si serve da 30 anni e gliene dà solo 20 pezzi a settimana. A noi sono toccati i 4/20simi. Li mangiamo come la più preziosa delle rarità. Si sciolgono in bocca. Spettacolari.

     Il mio amico si ferma. Io chiedo del dolce. Ne fanno solo due ed uno è uno dei miei talloni di Achille (ho più talloni io!!! :D) . Il babà. Ottima esecuzione in considerazione del fatto che è un prodotto fatto in casa.

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     Ci arriva un amaro che il mio amico e Alfonso trattano con fare circospetto come potrebbe essere stata la trattativa tra due contrabbandieri d’antan di qualcosa di vietato.

     Così assieme al Poverello scopro anche l’amaro de La Nuova Fornarina di Santa Croce del Sannio. Un amaro dove la ricchezza delle erbe di montagna è netta e marcata.

     Due bottiglie d’acqua e un conto di 53 euro complessivi.

     Per me da non perdere assolutamente per chi capita in zona.

Locanda Scialapopolo
Via Francesco Paga, 69
Benevento
Tel.329-8750288 / 331-7920783
Email: scialapopolo.locanda@gmail.com
Aperto a pranzo e cena
Accetta buona parte delle carte e bancomat
Chiuso il martedì
Prenotazione sempre consigliata

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.