HomeAutoriCarlo Sichel
Carlo-Sichel

Carlo-SichelNasco a Catania il 2.10.1959 (mi fici vecchiu).

Non so perché, mi prendo una laurea in giurisprudenza. Si sa, i genitori….

La mia passione era un’altra.

Memore di esperienze e di corsi fatti  c/o  l’AIS di Milano dove ho abitato per diversi anni,  nel 92 mi apro a Catania un localino del buon bere. Il Carato si chiamava, rubato  lo  spunto al mio maestro e amico Luigi Veronelli  (Lui orpellava cosi’ le Barrique).

L’attività nel localino mi spinse ad approfondire il discorso gastronomico, cosa che non guastava, in considerazione del fatto che la cucina era all’epoca la mia seconda grande passione (oggi i ruoli si sono invertiti: 1^ cucina – 2^ a pari merito il vino).

Proclamato dai concittadini uno dei massimi esperti in materia di vini e formaggi (tutte balle), realizzai diversi corsi in collaborazione con l’Università degli studi di Catania.

Dal 2000 mi misi in cucina riscuotendo discreto successo, nonostante fossi assolutamente autodidatta.

Dal 2002 al 2004 ho collaborato con l’Istituto Alberghiero di Catania, come esperto esterno nelle commissioni di esami di qualifica di cucina.

Nel 2005 decisi di chiudere il locale. Era diventato le mie prigioni. E, fatto tesoro di una battuta rivoltami da Luigi Cremona nel corso di una sua visita, decisi di mettermi a studiare. Cominciai a bazzicare cucine altrui e, giuro, ne ho viste di tutti i colori. E cominciai a leggere di tutto e di piu’ di cucina (per la verità una certa cultura classica già me l’ero fatta). Ma mi spinsi fino alla chimica e alla fisica degli alimenti, che se devo essere sincero, “mi ficinu calari u latti” (translate: mi annoiarono moltissimo).

Nel contempo cominciai a fare il personal Chef, lavorando per tour operator come Bravo (NY) e Think Sicily (London).

Cominciai veramente a divertirmi. Collaborazioni brevi  con alcuni ristoranti Siciliani (La Madia di Pinuzzo Cuttaia) e non solo (in particolare l’Albergaccio di Castellina in Chianti di Sonia Visman e Francesco Cacciatori) e poi all’estero. Sono stato a rivoluzionare la logistica e la linea di cucina di un ristorante di cucina italiana a Bogotà (Il Pomodoro) dove mi sono fermato un  mesetto  (ma stavo decidendo di farlo per la vita e chissà che un giorno…..) assolutamente inebriato dalla bellezza dei luoghi, delle donne, delle  persone che lavoravano con me a ritmo di musica e, perché no, del Mohito  e dei sigari.

Fino ad un paio di annetti fa quando diventai nientepopodimeno che executive chef  per una pazza famiglia di origine Franco Polacca, che aveva deciso di acquistare un paesino sui Carpazi (szczawniza…..  a te la pronuncia) per farne un polo turistico di attrazione. Lì  ho guidato per circa 6 mesi un hotel 5 stelle, due tre stelle e un bar di lusso. Tutto molto bello, molto soddisfacente da un punto di vista economico  e, soprattutto, molto freddo.  E mentre i nostri grandissimi chefs  vaneggiano di rito dell’acqua o addivengono filosofi, sapete all’estero in quanti vogliono  il pasticcio di lasagne?

Rientrato definitivamente a Catania, dopo alcune collaborazioni con ristorantini locali, decido di cantarmela e suonamerla da solo. E così torno al mio vecchio e grande amore: il Carato. Ebbene si, nel  febbraio del 2014 l’ho riaperto per riprendere a fare le mie cose: tradizione, innovazione e innovazione nella tradizione.

Comments