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Cucinì, viaggio nella tradizione gastronomica partenopea

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Cucinì, viaggio dentro i sapori, gli odori e i colori della tradizione gastronomica partenopea

     Cibo, Arte e Cultura, un sodalizio ricorrente e negli ultimi anni ben noto a chi, in qualsiasi modo, si approccia al mondo dell’enogastronomia.

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     La Campania, e Napoli in particolare, da questo diffuso interesse verso la cucina, dalla riscoperta e dalla conoscenza della materia prima come fulcro e punto di partenza senza il quale è impossibile addentrarsi in questo ambiente, traggono nell’ultimo decennio nuova linfa per una crescita, anche economica, che si misura sotto gli occhi di tutti in termini di turismo sempre crescente e, per fortuna, di innalzamento della qualità dell’offerta gastronomica in tutti i settori, dalle pizzerie ai ristoranti, passando per le trattorie tipiche di cui la città è piena, senza tralasciare i siti di interesse artistico che per fortuna a Napoli sono davvero ovunque.

     Alla base di questo sviluppo, di questo rinnovato vigore del settore enogastronomico c’è sicuramente l’impegno di SlowFood Italia, e Campania, che negli anni hanno lavorato per riscoprire e tutelare materie prime che rischiavano di scomparire dalle nostre campagne, schierandosi dalla parte dei produttori e aiutandoli a realizzare i loro progetti e a tramandare le loro tradizioni.

In questa ottica è nata anche l’ultima “creatura” di SlowFood Napoli, “Cucinì”

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     Un film – documentario di Ciro Fabbrocino che racconta un viaggio nei sapori, odori e colori della tradizione partenopea e lo fa attraverso i racconti di cinque cuochi napoletani che nelle loro cucine portano quotidianamente avanti l’arte culinaria partenopea senza sovraesposizione mediatica, come oggi troppo spesso succede, ma semplicemente replicando giorno per giorno la cucina dei ricordi e delle emozioni.

     Quattro uomini e una donna, quasi tutti arrivati in cucina per caso e/o per passione, si raccontano parlando del loro modo di approcciarsi e interpretare la cucina napoletana, guidati nel corso del film dalla narrazione di Renato Carpentieri, Antonio Casagrande, Lello Ferrara e Giovanni Serritelli.

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     Gena Iodice, Giuseppe Maiorano, Mario Avallone, Raffaele Cardillo e Antonio Tubelli, raccontano le loro esperienze, le loro ricette “del cuore”, il loro modo di interpretare e preservare le tradizioni della cucina napoletana, sempre partendo dalla riscoperta e dal rispetto delle materie prime.

     Il film è stato presentato mercoledì 15 novembre nella suggestiva cornice del Chiostro di San Lorenzo Maggiore a Via dei Tribunali, lungo quei decumani culla di un patrimonio artistico unico nel suo genere a sottolineare il legame forte che in una città “viscerale” come Napoli non può mancare tra tutte le sue forme d’arte, alla presenza dei responsabili di SlowFood Napoli e di un caloroso e interessato pubblico.

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Calabrese, un po' lucana, napoletana per residenza, mamma e moglie per "famiglia", avvocato per l'albo, "cucinatrice" (non ho presunzione di chiamarmi "cuoca") ed assaggiatrice per passione. Mi piace parlare di cibo, cucinato da me, da altri, anche solo visto o annusato. Certamente curiosa.