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Festa a Vico: i migliori piatti della prima serata secondo noi

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Giunta alla sua 15^ edizione Festa a Vico non muta pelle, né tantomeno schema di gioco.

     La kermesse Festa a Vico, definita da alcuni pop, in effetti ha una sola ed unica finalità che non andrebbe mai dimenticata: la raccolta fondi per l’Ospedale Santobono.

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     Su tale aspetto, spesso dimenticato tra i mille profumi e sapori, Gennarino Esposito meriterebbe più di qualche articolo di approfondimento. “Chi salva un bambino salva il mondo intero”.

     Ma torniamo alla Festa. Bella e come sempre incasinata. Dove c’è sempre qualcosa che manca, qualcosa che non assaggi, qualcuno che non incontri benché sia lì tra quelle 4 strade del bel centro di Vico Equense.

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Se diventasse diversa smetterei di andarci. Ammetto che ad ogni anno che passa affino sempre di più una buona tecnica per vedere e assaggiare quasi tutto con l’aiuto di altre 4-5 bocche allenate.

     Ieri alla “Repubblica del cibo” siamo quasi riusciti a terminare il giro e così ci è venuta l’idea di stabilire una sorta di graduatoria di ciò che ci ha colpito di più. Ovviamente nessuno se ne abbia a male se non è capitato in questa lista ideale. Tutti molto bravi ma questi ci hanno emozionato un pochino in più.

Amouse bouche

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     Inedita ma vincente la doppia coppia Venerando Valastro  e Diego Pinto  – Vincenzo Di Prisco e Antonio Perna – (consulenti la prima coppia e Imprenditore Gourmander e Chef la seconda di Palazzo Vialdo a Torre del Greco) con una cialdina con crema di datteri, tartare di tonno, tuorlo di pomodorino giallo del Vesuvio, cubetto di basilico e sale nero e panino alla curcuma con burger di pollo crispy, prosciutto di zenzero, insalatina di finocchio e senape rivisitata. Due piccoli gioielli in grado di generare dipendenza.

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     A pari merito il piatto di Raffaele D’Addio de Il Foro dei Baroni che con la sua Fresella mi ha ancora una volta dato piena conferma delle sue doti di alta tecnica. Vellutata di pomodoro con spuma di cetriolo e crumble di fresella intrisa di olio, origano e altre erbe e gel di basilico. Una scomposizione perfetta della tipica merenda sannita che si faceva al pomeriggio nei campi. Un dichiarato dono alla cucina della nonna che già più volte lo ha ispirato (ricordo qui la mitica genovese)

Antipasti

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3° posto. Un inno alla mia memoria familiare per parte di padre quella del Foggiano Gianfranco Brescia (Osteria della Dogana) con “Pancotto”. Intelligente e sapiente l’impiattamento con il pancotto (erbe miste, pane e patate) coppato e sormontato da pasta kataifi e mezzo pomodoro semidry sottolio. Bellissimo il gioco di sapori e consistenze che non si discosta assolutamente dalla tradizione sebbene la rivisiti.

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2° posto. Bella e buona la “Rivisitazione di parmigiana” di Salvatore Avallone di Cetaria (Baronissi). Un merluzzo panato in semolino e fritto con filetto di melanzana stufata e spuma di latte di bufala con parmigiano e tuorlo d’uovo. Interessantissima la croccantezza del merluzzo e l’abbinamento di questo con la melanzana e la spuma molto ricca.

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     1° posto. Francesco Nacci del Botrus Divinoristorante di Ceglie Messapica mi ha incantato con il suo gambero marinato su stracciatella e blog di Campari. Un abbinamento molto osato dove il passaggio dal dolce del gambero e della stracciatella all’amaro del Campari è un vero e proprio salto gustativo ma riuscitissimo. Omettevo che c’era infilzato un ottimo tarallo pugliese travestito da grissino.

Primi

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     3° posto. Umbri fino al ripieno le magnifiche Mezzelune ripiene di ricotta infornata e cipolla di Cannara con fonduta di pecorino in foglia di noce e tartufo estivo umbro. La coppia che lo ha servito è quella inossidabile nel lavoro e nella vita di Ciro D’amico (Chef del BorgoBrufa Spa resort di Brufa (PG)) e la moglie Caterina Floridi. Un boccone tipico per i sentori di fonduta di pecorino e tartufo con un’esplosione di un cuore morbido di ricotta dove la cipolla di cannara ridotta in vino rosso è un bacio al palato con la consitenza di un velluto.

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 1° posto ex equo. L’ordine non inganni è solo casuale. Due magnifici piatti che non ho difficoltà a dire che sono i migliori due dell’intera serata. Qui menziono volentieri lo “Uno spaghetto a Vico” di Antonio Petrone del Ristorante PensandoaTe di Baronissi. Magnifico il gioco gustativo dello spaghetto freddo con estratto di nespole, nocciola tonda di Giffoni IGP e limone candito.

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     1° posto ex equo. Altro vero gioiello per temperature, consistenze e sapori il gelato di polpo con su candele panate e fritte ripiene di ragù di polpessa e chips di cipolla di Tropea di Luca Esposito de La Locanda del Testardo di Bacoli (NA). Beata testardaggine!!!!!

     Una menzione speciale allo Chef Angelo Fabozzo di Tabernola Il Clanio di Aversa (CE)  per “Tella Tellina”, delicatissima minestra di telline con stelle di pane, melissa, rabarbaro e camomilla.

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Secondi, carni e street food

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     Ho volutamente unificato le categorie per ragioni anche di sintesi. Ovviamente considerata l’eterogeneità di questa categoria da me testé creata non definirò posizioni ben precise.

     Tra i secondi sicuramente merita menzione quello di Gabriele Martinelli de Il Machiavelli di Pompei. Il mantecato di baccalà con anice, riduzione di scarola, confettura di pomodoro alla vaniglia e chips di patata viola era a dir poco sublime e delicatissimo. In riferimento alla giovanissima età dello chef e alla briosità del locale del quale son certo sentiremo parlare non è la prima volta che la loro cucina mi rapisce piacevolmente.

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     Bello il Panino di San Giovanni di Riccardo Faggiano di Evù di Vietri sul mare (SA) che traspone la milza in un panino con la ventresca di tonno cotta a bassa temperatura e le zucchine alla scapece che noi abbiamo però provato al piatto. Bella, fresca, esplosiva e autenticamente Vietrese nei suoi sapori. Bravo come sempre Riccardo.

     Tra le carni invece vanno sicuramente menzionati tre chicche davvero interessanti  o rappresentative del territorio di appartenenza.

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Proprio in riferimento alla territorialità meritevole di menzione il “torcinello” di Michele Sabatino di Apricena (FG). Morbido e delicato servito a tocchetti ha rappresentato un vero boccone di Capitanata.

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     Bellissime le idee dei Fratelli Veneruso di Portici (NA) in abbinamento alla Food Blogger Sabina Cafiero (Blog Niente di Chef). Tocchetti di maiale panati in farina di riso e vaniglia fritti con caramello salato, sformatino di patate e di soffritto e la salsiccetta (cervellatina)  con frutti rossi è stato sicuramente il piatto più creativo e osato in assoluto. Bellissimo il tocchetto di pollo, da sballo la salsiccetta per la quale continuo ad optare per un abbinamento con riso nero e la stessa sbriciolata su con un sommacco per creare un contrasto tra la dolcezza dei frutti rossi e l’astringenza della spezia tanto cara ai libanesi nelle loro mezzé.

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     Accanto Sabatino Cillo di Airola (BN) con una cialda di pane con su un capocollo di maiale aromatizzato e affumicato tagliato sottilissimo con zucchine grigliate e marinate in aceto di mele e pomodoro confit. Una vera emozione palatale con un bellissimo contrasto tra la carne marinata e affumicata e le zucchine che in una scapece molto estiva avevano conservato tutta la loro freschezza. Bello il gioco di equilibri.

Il panino più buono?

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     Quello di Michele De Martino di 360 di Salerno con il suo panino di sgombro e misticanza. Ad oggi uno dei più buoni panini di pesce mangiati assieme a quelli del mitico Bubba Pub di Pozzuoli. Bravo come sempre a Michele, che con questa nuova avventura si affaccia da solista sul panorama ristorativo campano dopo molti anni di tandem con il suo grande amico Riccardo Faggiano di Evù.

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In ultimo nello street food leadership assoluta alla “Frittagiana” di Luigi Castaldo di O Gemello di Casalnuovo di Napoli coadiuvato dal collega Carmine Donzetti del Ristorante Pizzeria Frijenno Magnanno di Arzano di Napoli. Una goduriosissima pizza fritta ripiena di parmigiana di melanzane e provola affumicata. Venduti tutti gli oltre 600 pezzi portati. Numeri che faranno felice Gennarino Esposito e serviranno di sicuro allo scopo.

Dolci

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     3° posto. Va ad occhi chiusi a Sabatino Sirica con i grandi classici della pasticceria partenopea replicati come sempre alla perfezione tradendo i suoi oltre 70 anni di pasticceria. Babà con la crema e sfogliatella come sempre buonissimi. Eccelse anche le pastierine e capresine.

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     2° posto. Viva la semplicità. La ricotta in osmosi di zucchero e sale con ficotto dello Chef Nicola Russo de Al Primo piano di Foggia resta l’emblema di come con pochissimo si possa fare davvero felice una persona. Personalmente ho avuto anche il piacere di mangiarla con riduzione di lavanda e ancora mi devo riprendere dallo choc.

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     1° posto. La Eclaire cioccolato e lamponi del Maestro Salvatore Gabbiano. Un eclaire in pieno stile parisienne con una base di pasta choux una crema al cioccolato e una meringa al lampone a chiuderla. Leggerissima come pochissimi dolci sinora.

     Menzione speciale a Pina Molitierno per la sua “Limonata Greca” dove l’acqua di fiori d’arancio si fondeva con i limoni  e ricordava le estati calde e riposanti fuori i piccoli baretti delle isole greche da un lato e la pastiera napoletana dall’altro. Un gelato emozionale. Bravissima come sempre.

     Questa la Repubblica del cibo 2017. Stasera si replica con altri talenti alla Axidie. Buona Festa a Vico a tutti!

Ph. Michele Moccia

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.