HomeTestati per voiFormaggiIl miglior formaggio al mondo? Il Kraftkar norvegese!

Il miglior formaggio al mondo? Il Kraftkar norvegese!

kraftkar

La Norvegia non è mai tra i primi paesi che vengono in mente se si pensa alla buona cucina.

     Infatti, è un luogo comune associarlo solo a tecnologia, standard di vita elevato e belle donne alte e bionde. A dirla tutta, dopo aver vissuto circa 6 mesi sia nella capitale che in città del sud e fiordi del nord, posso affermare che il luogo comune è proprio così.

     Ma veramente ci si ferma solo a questo? Dal mio ultimo articolo si può notare che anche in un campo pieno di concorrenti forti come quello della buona cucina, su diversi aspetti la Norvegia si difende bene. Questo nuovo pezzo addirittura vuole dimostrare come questo paese eccelle nella cultura del cibo e in un caso specifico sbaraglia tutta la concorrenza.

kraftkar

     Il formaggio… classica cosa che alcuni amano (come il sottoscritto) mentre altri odiano (il formaggio è considerato nauseabondo se non piace; “come accosti quella roba alla bocca?”). Ad ogni modo, sia i lovers che gli haters del formaggio, devono sapere che il migliore al mondo è udite udite: il Kraftkar norvegese.

     Lavorando per una ditta esterna, alloggio in differenti hotel del paese. In ognuno di questi, qualsiasi sia il brand, la location, lo stile (business o family hotel) una cosa è certa: viene servito a colazione il Kraftkar.

Ma cos’è il Kraftkar?

     Formaggio ricco di erbe che inizialmente ho scambiato per una varietà di gorgonzola, solo più asciutto. Viene prodotto dall’azienda familiare Tingvollost e si è aggiudicato il World Cheese Award 2016. Nella competizione venivano selezionati oltre 3000 tipi di formaggi. Ebbene sì, italiani e francesi si sono dovuti inchinare al piccolo produttore con il suo Kraftkar.

     E’ giusto però ricordare che nella SuperGold List ci sono stati 7 italiani tra cui il popolare Parmigiano Reggiano.

kraftkar - Geitost

     Dopo aver elogiato il Kraftkar, è opportuno dire che la Norvegia è produttore anche di altri tipi di formaggio. Di quelli che ho provato non mi viene niente in mente da evidenziare. Formaggi semplici, piacevoli, sapori leggeri che si accompagnano facilmente con pane, affettati e quant’altro. Di uno però voglio assolutamente puntualizzare e far notare, perché mi ha veramente fatto impazzire: parliamo del Geitost.

Ancora una volta: ma che cos’è il Geitost? Presto detto!

     Sul fiordo di Undredal, uno dei più remoti e freddi nel nord (tanto che era raggiungibile solo in nave fino agli anni Ottanta), viene prodotto un formaggio dal colore tipico marrone. Il sapore è molto forte, a tratti acido, ed io amante dei sapori forti (gorgonzola, blue cheese, pecorino) non ho potuto che apprezzare questo prodotto. Mi sono solo chiesto perché mai di questo colore e mi sono informato.

kraftkar - Geitost

     Apparentemente, a Undredal fjord si rispetta una ricetta tramandata da secoli. Il fiordo, che conta circa 100 persone e oltre 500 capre, regge tutta la sua economia proprio sul Geitost. L’ingrediente che dona questo colore marrone e questa pasta così compatta oltre al suo particolare sapore è il latte di capra crudo. Nello specifico, il colore è anche dato dal processo di cristallizzazione del lattosio. Il siero fresco viene portato ad una temperatura di oltre 40 gradi per un minimo di 8 ore con l’aggiunta di crema di latte vaccino.

     Nel 1991 però, a causa di una legge norvegese su igiene e sanità, venne imposto il processo di pastorizzazione del latte per tutti  i prodotti caseari e questa tradizione centenaria fu temporaneamente abbandonata. Grazie allo sforzo giunto di agenzie di consumatori, varie cooperative di produttori (non solo caseari) e col contributo della Fondazione Slow Food, ad oggi, un’azienda di produzione di Undredal ha ottenuto per la prima volta in Norvegia un permesso speciale per confezionare formaggi con latte crudo di capra.

     Per una volta la tradizione batte le leggi (a volte insensate) dell’health and safety.

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Dopo aver completato un percorso formativo in Turismo per i Beni Culturali, inizio a studiare da autodidatta Economia e Finanza Internazionale. Sono sempre stato attirato verso la scoperta del nuovo e proprio questa mia passione mi ha fatto trasferire subito dopo la laurea in Inghilterra. Sono rimasto oltre tre anni a Londra e oggi per questioni lavorative vivo tra Manchester e Oslo. Appassionato anche di cibo e scrittura, ho potuto fondere le due cose iniziando a collaborare con "Di Testa & Di Gola". Essendo instancabile viaggiatore, il mio scopo è quello di apportare informazioni e curiosità riguardo le arti culinarie dei paesi esteri. Troppe volte ho sentito dire che le uniche cucine degne di nota sono quella italiana e francese. Senza rinnegare le mie origini, cerco di dimostrare che in luoghi impensabili esistono spesso sapori sconosciuti ai più e che meriterebbero maggior interesse. Inoltre mi impegno a diffondere un nuovo concetto sulla cucina italiana e cioè, non tutto si riduce a pasta e pizza, un luogo comune molto, a volte fin troppo, radicato; ma che abbiamo prodotti di ogni tipo degni di nota, con speciale focus circa la pasticceria napoletana e del sud in generale.