HomeL'editorialeIl punto di vistaIKEA Food? Meglio far mobili!

IKEA Food? Meglio far mobili!

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     Che Ingvar Kamprad sia un genio e un modello da seguire non vi è dubbio. A lui va ascritto il grande merito di averci liberati da prezzi impossibili per arredare la casa (quasi sempre) e dal piacere di cambiare.

     E sì! Perché acquistare un divano a 250 euro e poi cambiarlo dopo 5 anni anziché i canonici 20 ai quali ci aveva abituati la mamma, che per preservarlo lo incellofanava anche e lo concedeva solo in determinate occasioni (e mai ai familiari!!!), è la più grande delle libertà.

Tutto è andato a meraviglia finchè IKEA non ha avuto la pretesa (legittima) di venderci il suo cibo.

     Nulla di male, alcune volte cose simpatiche accompagnate anche da un video che nella bottega risuona con frasi del tipo “la cucina svedese è rinomata in tutto il mondo”… ciascuno in democrazia ha diritto di dire e scrivere ciò che più desidera.

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     Fatto sta che due anni fa vi fu uno scandalo alquanto spiacevole per il colosso svedese produttore di mobili (vero ed unico core business dell’azienda).

     Un controllo evidenziò presenza di colibatteri in delle torte al cioccolato e la notizia rimbalzò ovunque finanche sui social dove il manicaretto made in Sweden fu ribattezzato  “Torta cacca e cioccolato” (i colibatteri hanno sempre origine fecale).

     Come se non bastasse, di lì a poco dei controlli effettuati sui Wurstel venduti congelati e serviti accanto alla Bottega, evidenziarono la presenza di carne equina e altre problematiche.

Devo dire che la questione della carne equina mi fece incazzare non poco. Io non mangio il cavallo e il pensiero che qualcuno me lo possa propinare senza che lo sappia mi infastidisce non poco.

La risposta di IKEA fu prontissima ed esemplare.

     Lanciò in ogni regione italiana, con tanto di evento aperto a stampa e foodblogger una linea di wurstel fatta da macellai locali di acclarata fama e reputazione. In Campania toccò al mio conterraneo Sabatino Cillo e l’evento fu presentato dall’amica giornalista Laura Gambacorta.

     Fin qui nulla da ridire. Ikea non produce cibo ma mobili e se acquista da qualcuno che è scorretto ha colpe relative. La risposta c’è stata e nulla quaestio.

     Fatto sta che pochi mesi or sono, anziché inventarsi qualche mobile in più al mobilificio svedese è venuto in mente di mettersi a fare il censore sul cibo.

     Questo lo spot (anche decisamente carino) con il quale bacchettava tutti noi (perché inutile nasconderlo lo facciamo proprio tutti) che anziché mangiare ci perdiamo in scatti con il cellulare. “Let’s relax!” – alla lettera “Rilassati” – è un simpatico video ambientato nel 1700 e gioca su questa nostra mania della foto condivisa sul social di ciò che mangiamo. Il video che vi riporto qui si chiude con un “E’ solo cibo. Non una competizione”

     Ora a me sta bene tutto ma che uno che fa mobile mi faccia pure la morale mi disturba alquanto.

E allora sono andato da IKEA, dove acquisto mobili regolarmente, e sono andato a mangiare un wurstel.

     Era diverso da quelli che Sabatino (mio amico da oltre 25 anni) mi aveva fatto provare. Sarà che sono stato creatore e responsabile di un presidio di salumi (Salsiccia rossa di Castelpoto), sarà che qualcosa ne capisco, ma decisamente non erano quelli di Sabatino. Li ho trovati decisamente cattivi. Ma è un mio parere personale.

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     Chiamo Sabatino per chiedere se ha cambiato la ricetta e mi dice che da fine aprile non serve più l’IKEA che ha deciso di ritornare al vecchio fornitore…che sia manovra per far quietare le acque e una volta calme silenziosamente tornare alle origini?

     Ma perché non fare un evento o un comunicato stampa per avvertire che non adoperate più quel fornitore che ci spiattellaste all’epoca? Ma i wurstel che vendevate congelati in busta erano di Cillo?

…non dite bugie…

     La verità è che IKEA ci ha mentito e sorge il dubbio che come mente sul cibo possa farlo anche sui mobili che in alcuni casi hanno garanzie ventennali (le cucine ad esempio) ma escono di produzione dopo 4-5 anni… e se fra 18 anni ho bisogno di uno sportello come faccio? Lo avrete?

     Ma quello dei wurstel potrebbe essere uno scivolone, allora butto nel cestino il wurstel (quello a mio avviso è il suo posto!) e salgo al ristorante.

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     Cosa mangio? Le polpettine no, perché sembrano cartone pressato. La lasagna se la mangio e mia madre lo viene a sapere mi prende con il battipanni come quando ero piccolo… allora prendo lo stinco (anche questo è congelato ma va beh almeno è un pezzo intero di un unico animale che è sicuramente maiale.

Stinco di maiale e patate

     Ha poco sugo e allora chiedo della senape. Mi danno due bustine. Leggo “Vegan OK” e il mio pensiero corre al mio amico vegano (e autore su questo blog) Salvatore Velotti.

     Leggo gli ingredienti curioso di capire cosa possa mai rendere vegan la senape che di suo è già vegan e leggo…”Può contenere tracce di uova, soia, frutta a guscio e pesce”. Ma come? Uova e pesce nel Vegan? Ma allora lo fate apposta!!!

     Sarà anche che non la fate voi, sarà che ci dobbiamo rilassare, sarà che per un ignorante gastronomico tracce di uova e pesce non sono compromettenti per un vegano che se non ingerisce un pesce intero e, soprattutto, se non lo sa la mangia felice e contento.

     Ora sarà anche che ci dobbiamo rilassare ma voi lasciate stare il cibo. Non è cosa vostra.

Cara IKEA rilassati, fa’ i mobili. Il cibo è cosa seria.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.

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