HomeNotizieFoodnews ed eventiIl Contest #Terradifuoco. Come la conoscenza può battere l’ignoranza.

Il Contest #Terradifuoco. Come la conoscenza può battere l’ignoranza.

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La Premessa
Premetto che questo post sarà lungo, pertanto se vi piace guardare solo le figurine il consiglio è quello di cambiare sito. Su qualche canale televisivo dovrebbe esserci la diretta con la casa del Grande Fratello…buona visione.

A tale premessa aggiungo che, non essendo ancora un giornalista, mi permetterò il lusso di sovvertire ogni buona regola di tale professione, partendo prima dal messaggio spiegando, solo poi, le ragioni.

Perché rendere tutto più complesso? Semplicemente perché due sono gli argomenti principali: il contest di cui parlo e l’ignoranza. Quest’ultima non intesa solo come mancanza di conoscenza ma reale volontà di non sapere, menefreghismo, abulia cerebrale.

Il Contest #Terradifuoco
Ma veniamo al contest #Terradifuoco ed alle sue motivazioni che leggete QUI e QUI, rispettivamente sui Blog di Teresa De Masi (www.scattigolosi.it ) e quello di Evelina Bruno (www.scriveve.it ).

A me toccherà il compito di parlare dei prodotti e raccogliere i link dei partecipanti che adotteranno un produttore. Un grande lavoro ma un grande piacere.

L’ignoranza
Ma veniamo all’ignoranza. Ha ragione Daniele Cernilli quando sul suo bel Blog sostiene che  il buono non fa notizia (QUI il bell’articolo di Cernilli), riferendosi all’accorato appello di Antonio Lucisano – Direttore del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP – sul rischio imminente di chiusura a causa di un’assurda Legge che vorrebbe la destinazione produttiva di ogni consorziato di un Caseificio separato per la produzione della DOP.

E ragione ha anche Luciano Pignataro nel chiamarmi a sera tardi per dirmi, ancora intontito dalla mia scoperta, che siamo noi i veri colpevoli se Melegatti (quello dei Pandoro) mette in commercio La Pastiera (sottotitolo “Il Dolce che fa festa”…dimenticando un LA tra Fa e FESTA e un TI prima del FA che a giudicare dalla sfilza infinita di “bontà” citate negli ingredienti sarebbe più consono). QUI l’articolo di Luciano Pignataro.

La verità è che in Italia siamo diventati un popolo di ignoranti. Che ci siamo lasciati portare per mano da una classe di media (fatta salva la pace di pochi) che ci da in pasto i nostri “piccoli vizietti” da “pervertiti bigotti”. Quando ero bambino il sabato pomeriggio era il giorno del cinema con la mamma. Ricordo chiaramente di come mio padre scegliesse oculatamente il film da farmi vedere scartando quelli che nel solo titolo contenevano un seppur vago riferimento ad ogni genere di violenza. Oggi il nostro primo interesse è quello di sapere se la povera disgraziata di turno ammazzata è stata prima stuprata, e per far audience occorre che la dovizia di particolari sia il più minuziosa possibile…alcuni ci fanno anche dei plastici esplicativi, caso mai non avessi capito bene se le mutandine, alla vittima di turno, gliele hanno tolte o meno. Faccio il moralista? No. Benchè, da immorale, riconosca alla morale un’esistenza. Invito tutti a non essere amorali perché è la sua negazione che vi ha portato a questo e non il contrastarla.

Il cibo non fa alcuna eccezione a tale perversa regola, a questo grande pastone che ci viene somministrato mentre noi senza alcuna capacità di riflessione lo ingurgitiamo silenziosamente. Così Rosanna Marziale, che stimo come donna e Chef, si trova alla porta quelli di dis-Servizio Pubblico che in cambio di una non ben chiara visibilità le chiedono di accompagnarli in luoghi dove è possibile vedere tanta monnezza. Ma bussano alla porta sbagliata. Rosanna è un’innamorata come me e tanti altri della sua terra. Tradimenti in nome di un’uscita televisiva non ne fa. Troveranno altri conterranei che senza, probabilmente, nemmeno avvedersene faranno il gioco dell’audience. Poco importa che delle palesi falsità passino e vengano smentite. La smentita, l’ammissione di un errore, non è nell’italian style da molti anni. Se così fosse stato a case regalate sarebbero seguite scuse e non i fantastici racconti di ignorati regali che mi hanno costretto a fare in vari mesi visure catastali a mio carico onde sincerarmi che quell’amico idraulico che anni fa mi cambiò il rubinetto non mi avesse regalato, a mia insaputa, un attico prestigioso da qualche parte d’Italia. Per fortuna non è andata così… mi sarei incazzato di brutto….

Poi arrivano due miei conterranei che scrivono su quello che era una volta un giornale ed ora è solo un giornaletto pornografico da barbiere di periferia degli anni settanta e ti sparano dati fasulli sulla Terra dei Fuochi. Risultato? Calo delle vendite spaventoso nonostante il Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP abbia smentito con prove documentali – circa 40.000 lavoratori e perdita di oltre 100 milioni di euro in solo mese-, Arcangelo Fornaro (Pastificio Le Gemme del Vesuvio) per intere giornate al telefono a spiegare ai propri clienti che il grano duro arriva dal Molise e da aree della Campania non interessate, e via via fino a far male  ai produttori di pomodoro da industria del foggiano che forniscono il 90% del prodotto utilizzato dall’industria conserviera campana o produttori del nord che sciaguratamente avevano chiamato in etichetta la nostra “Puttanesca” (Sugo olive e capperi) “Sugo alla napoletana”. Questi ultimi hanno registrato il 70% degli annullamenti di ordine. Ci spiace davvero.

Smentite? Nessuna. Non serve. Serviva vendere copie e conservarsi la sedia. Obiettivo raggiunto.

Eppure sarebbe bastato mostrare solo i risultati delle analisi effettuate dalle quattro maggiori Associazioni di consumatori italiane su campioni prelevati alla cieca e pagate dal Consorzio, per fare un silenzioso e non troppo rumoroso mea culpa sul mare di bugie dette. Nulla. Negare è trendy.

E nel mentre in Italia, anziché salvaguardare quello che stiamo perdendo dietro casa, ci facciamo la guerra nel copiarci (e anche male) – vedasi la mozzarella di bufala del nord est o la mentovata pastiera, all’estero una UE, intenta a misurar banane (QUI) tra parmesan kase e parma schinken ci impone anche delle regole alle quali in nome di un’unità sempre più a senso unico, proni e a braghe calate, ci adeguiamo.

Che fare?
Urge che si faccia squadra. Urge che si cominci da qui, da sotto casa nostra. Che non si postino foto di monnezza, che come unico risultato danno spazio agli avvoltoi in cerca di audience e tiratura, ma che si facciano esposti. Urge che si racconti che la Campania non è più inquinata della terra del sig. Pomì. Urge che si venga qui, non solo per visitare i musei e monumenti o per prendere il sole, ma anche per conoscere chi fa. Per avere il piacere di stringere la mano a un Nicola Barbato e sentendo sul palmo la suola di un mocassino esser fieri di aver dato la mano ad uno che si spacca la schiena sui campi per produrre un gioiello come la cipolla ramata di Montoro. Urge che si ascolti un Manuel Lombardi (produttore di Conciato romano) e si comprenda che abbiamo giovani che hanno capito, che si informano, che sono colti, che i plastici, piuttosto, li adoperano per farci razzolare le galline. E di gente così ne abbiamo a migliaia.

Nessuna negazione di un’evidenza sia chiaro. Piuttosto una corretta informazione. Il territorio inquinato della Campania (dati La Repubblica appresi dal Ministero QUI) è pari al 2% delle aree tra Napoli e Caserta che, a loro volta, rappresentano, meno dell’1% dell’intera superficie regionale. Certo non son pochi ma son certo che saranno sufficienti per i futuri nuovi business dell’asset Camorra-Politica. Si accontentino di bonificare ed edificare su tale porzione. Per la cronaca mi riferiva il buon Pablo Zucchi che a Brescia non è possibile coltivare a causa dei dati di inquinamento ed addirittura è fatto divieto ai bambini di giocare all’aria aperta. Ma su tale fronte si tace. Mi spiace per loro. Non lo meritano come non lo merita nessuno (QUI il documento del Comune di Brescia).

Il cammino di #Terradifuoco da oggi
Prossimamente su questo sito passeranno tante produzioni campane sotto la sezione Terra di Fuoco. Dalla Mozzarella che pubblicherò in giornata a tantissime altre. Perché la Campania non è solo pomodoro e mozzarella ma anche Torzella riccia, Nocciola di Avella, San Giovanni, Gamberetto di Crapolla, Mozzarella nella mortella, Ciliegia di Marigliano, Noce di Sorrento, Fragola di Acerno, Percoca Puteolana, Giallone di Siano, Terzarola, Albicocca Prevete bello, Vitillo, Zucchina San Pasquale, Pomodorino patanaro, Patata ricciona e potrei continuare per decine di righe…e le abbiamo tutte. Nessuna estinzione qui. Che siano di spunto agli imitatori senza idee.

Ha ragione Pino Aprile, altro meridionale, tarantino, che stimo, quando in “Mai più meridionali” dice che lo svantaggio del Sud sarà la sua fortuna ora che dall’epoca industriale siamo passati in quella mediatica. Vedrete.

Aspetto tutti i food blogger e appassionati con le loro visite e adozioni per ospitarli qui su Di testa e di Gola.

di Giustino Catalano

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