HomeNotizieFoodnews ed eventiIl “Global seed vault”. Il deposito che salverà la biodiversità.

Il “Global seed vault”. Il deposito che salverà la biodiversità.

Seedbanner

Pochi sanno che da decine di anni numerosi governi creano delle vere e proprie banche di semi da salvaguardare in caso di calamità o errori di incroci genetici.
Una vera e propria “ancora di salvataggio” alla quale appigliarsi in caso di disastri ambientali o umani.
Che l’idea sia tutt’altro che stupida o balzana è fuor d’ogni dubbio. Prendete ad esempio un paese come la Louisiana che pochi anni fa fu flagellata da una delle inondazioni più importanti e catastrofiche della storia degli ultimi 100 anni o ai tanti paesi che sono teatro di guerre nei quali la conservazione dei semi spesso è affidata alla sola perizia dei contadini locali.
Immaginate in scenari del genere quanta biodiversità rischia di essere cancellata per sempre in un sol colpo.

Sulla scorta proprio di tali circostanze, senza voler contare la mano dell’uomo che nel corso dei decenni, nell’incrociare semi tra loro finisce con il cancellarne dall’almanacco botanico alcuni, già nel 1984 fu istituita la Nordic Gene Bank che sulle Isole Svalbard ( arcipelago della Norvegia a 1200 Km dal Polo Nord) che aveva lo scopo di salvare e custodire il germoplasma delle piante nordiche.
L’istituto ha così nel corso dei decenni ha depositato più di 10.000 campioni di diversi semi rappresentanti di più di 2000 cultivar e più di 300 specie. Un risultato tanto importante da spingere anche altri paesi ad aderire ad un organismo di più ampio respiro: il NordGen (Nordic Genetic Resource Center) del quale fa parte anche la Nordic Gene Bank dal 01/01/2008.

Dal NordGen è nato il “Golbal Seed Vault”, impianto sempre ubicato sulle Isole Svalbard (precisamente sull’isola di Spitsbergen), che è ne più ne meno che il caveau dei semi mondiali.
Localizzato vicino alla cittadina di Longyearbyen, nell’isola norvegese di Spitsbergen, il centro si compone di tre sale, di 27 metri di lunghezza, 10 di larghezza e 6 di altezza. Le chiusure hanno porte di acciaio di notevole spessore, e la struttura è costruita in calcestruzzo in modo da resistere ad una eventuale guerra nucleare o ad un incidente aereo.
La banca dei semi è costruita 120 metri dentro una montagna di roccia arenaria. La banca utilizza vari sistemi di sicurezza per impedire accessi non autorizzati.
L’isola Spitsbergen è stata considerata ideale in quanto esente da attività tettonica e per la presenza del suo permafrost che è ritenuto di aiuto alla protezione dei semi.
La localizzazione, 130 metri sopra il livello del mare, assicura che il sito rimanga all’asciutto anche nel caso di scioglimento dei ghiacci artici.
Il carbone estratto localmente fornisce l’energia per le unità di refrigerazione che raffreddano ulteriormente i semi secondo lo standard internazionale che raccomanda una temperatura di conservazione compresa tra −20 e −30°.
Qualora il sistema di raffreddamento si fermasse anche se la temperatura salisse fino a quella del suolo sovrastante (-3,5°) comunque non salirebbe ulteriormente garantendo la permanenza in vita a determinati semi (es. girasole) sino a 55 anni e ad altri (es. fave, piselli, ecc) sino a 10.000 anni.
Il centro è cofinanziato, ossia è a partecipazione mista tra pubblico e privato, dove il pubblico detiene il 72% delle quote, il privato (unico in questo segmento la Bill & Melinda Gates Foundation – si proprio loro!) e un 6% tra imprese private e fondazioni tra le quali compaiono la Fondazione Rockfeller, la Monsanto, la Dupont/Pioneer e la Syngenta.

Global-Seed-Vault---Ingresso

Global-Seed-Vault—Ingresso

Il primario obiettivo dichiarato dall’Istituto è stato quello di salvaguardare le 21 colture più importanti della Terra, quali il riso, il mais, il frumento, le patate, le mele, la manioca, il taro e la noce di cocco con le loro varietà, garantendo così la diversità genetica. Ma le specie dal 2008 ad oggi sono cresciute in maniera vertiginosa facendo del centro un vero e proprio caveau di sicurezza.

fagioli

la biodiversità

Il 15 settembre 2015, per la prima volta, alla “banca” è pervenuta una richiesta di prelievo: Il Centro internazionale per la Ricerca Agricola in aree asciutte (Icarda) di Aleppo, in Siria, avendo avuto la struttura occupata da gruppi armati a causa della guerra civile che dilania il paese, è stato il primo ente a richiedere la restituzione dei semi. Rabat Ahmed Amri, direttore delle Risorse genetiche del centro siriano, ha precisato il motivo della richiesta:
« Nel corso degli anni, a cominciare dal 2009, eravamo riusciti a spedire una copia di tutti i nostri semi fuori dal Paese, l’ultima spedizione alle Svalbard è partita l’anno scorso. Adesso è tempo di preparare i pacchi: oltre 100 delle 325 scatole stoccate lassù – tra cui particolari varietà di frumento, orzo ed erbe adatte alle regioni aride – saranno inviate ai nuovi depositi che Icarda ha avviato in Marocco e in Libano: una volta riavviata la produzione, rispediremo i nuovi semi nell’Artico.» (Fonte Corriere della Sera – 12/10/2015).

Il nostro Governo con il suo Ministero degli Esteri è un contributore del Global Crop Diversity Trust presso la sede FAO, a Roma.

Forse una speranza ancora c’è sotto i ghiacci dell’artico per la nostra Terra.

di Giustino Catalano

Comments

previous article
next article