Il senso della misura.

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“È perverso comunque tutto ciò che è troppo.” Lucio Anneo Seneca

Quando a tavola qualcuno di noi piccoli allungava una mano per servirsi di una seconda porzione, papà, senza scomporsi e con voce tranquilla e leggermente divertita, diceva: “A l’è co’ bun duman!” (“E’ anche buono domani!”).
Bastava questo per disincentivarci.
Voleva dirci: “la tua porzione per sfamarti l’hai avuta…Non esagerare!”

E quante volte si giocava col cibo ! I bambini lo fanno spesso… il monito dei genitori era “Sgheira nen!”, Non sprecare!
E quante altre volte da bambini abbiamo trasgredito e ci siamo sentiti addosso un senso di colpa pesante come un macigno…ci dicevano allora:“Fatti un esame di coscienza”.
Così i genitori mi hanno educata alla Temperanza: una parola in disuso, che un tempo si doveva imparare a memoria al catechismo; una delle 4 virtù cardinali con la Prudenza, la Giustizia e la Fortezza.
Allora non sapevo neppure cosa volessero dire, ma oggi sono certa che ne siamo lontani millemila anni luce.
Il senso di colpa, però, non è di grande aiuto perché mantiene inalterati i nostri comportamenti e non ci permette di cambiare.
Talvolta permane anche da grandi ….come quando, per esempio, mangiamo troppo o gettiamo il cibo che abbiamo dimenticato in un angolo del frigo.
Ciò che ci fa adulti,invece, è la presa di coscienza e l’assunzione di responsabilità.

Nel film “Maps to the stars “in concorso a Cannes, il regista Cronenberg ci racconta Hollywood e i suoi eccessi, l’ossessione dell’apparire piuttosto che dell’essere, ma aggiunge ”Avrebbe potuto essere ambientato anche altrove….dove l’apparire diventa la cosa più importante”.
Infatti non occorre andare tanto lontano per scoprire quanto quell’atteggiamento ci riguardi da vicino. Anche nelle anonime vite che conduciamo ci ha raggiunto quell’ossessione malefica nutrita da spot e slogan pubblicitari.
Certa pubblicità non aiuta di certo!

La conoscono bene la psicologia i pubblicitari che mandano espliciti messaggi a non accettare limiti, a volere la trasgressione delle regole…..sanno bene di parlare ad un pubblico frustrato da una vita alienata, che può essere agevolmente convinto che con una macchina più potente e costosa potrebbe sentirsi meglio.
Viviamo in una società spersonalizzante in cui si è per ciò che si esibisce: gli oggetti o le griffes che si è in grado di acquistare….la pubblicità fa leva sul nostro cervello più antico dove han sede le emozioni e gli istinti.

Per rimanere nel campo delle automobili basti pensare alla nuova Hyundai Veloster con lo slogan: “L’unica regola è che non ci sono regole”.
Oppure al video promozionale Ypsilon elefantino della Lancia in cui si vede l’auto che passando su una pozzanghera schizza, in velocità, un operaio che lavora in strada…..”3 nuovi look 3 nuove personalità” …. dice la speaker con voce suadente.
La Jaguar col suo slogan “Scatenatevi” si è vista ritirare lo spot di un supermodello di vettura perché incitava a comportamenti irresponsabili alla guida, giudicandolo inequivocabilmente dannoso.
Il messaggio pubblicitario intende raggiungere non l’io razionale-etico ma l’io emotivo dei consumatori.
Fa leva sul sistema limbico del piacere, sull’istinto, ad un livello sotto la soglia della coscienza, nella zona subliminale dell’inconscio, dove è più semplice operare la persuasione occulta.

In un mondo di eccessi, siamo sommersi dalla retorica, dal narcisismo, dall’esagerazione, dal desiderio di far colpo a tutti i costi.
Si vuole, troppo spesso, strafare, stradimostrare e stradire.
Quando non c’è il limite si esagera, si compra troppo, si mangia troppo, si spreca troppo.

Il senso della misura, purtroppo e troppo spesso è puramente riferito alla propria capacità d’acquisto e non a virtù interiore.
Così, ad esempio, per i matrimoni: la loro esagerazione è commisurata al reddito sia che si tratti dei matrimoni milionari dei Vips che di quelli di gente comunissima.
Il vero senso del limite funziona solo se è calato in noi , se lo abbiamo accettato come buona pratica per noi e per la nostra felicità….se lo abbiamo digerito e metabolizzato.
Il senso del limite è un senso della misura che crea equilibrio, come una terza gamba.
Il senso della misura ha a che fare con l’etica, con l’educazione del desiderio in un tempo in cui la libertà sembra essere il “senza misura”…
La misura, al contrario, porta a scegliere e quindi educa alla libertà.

In questa nostra società del consumo e dell’abbondanza, forse la crisi ci fa bene, forse davvero ci riporta alla sobrietà.
Abbiamo così bisogno di essenzialità, di equilibrio, di armonia e semplicità!

Non so esattamente quando sia successo, ma ad un certo punto abbiamo smesso di essere semplicemente persone per diventare consumatori sempre di più identificati con modelli collegati a beni e abitudini di consumo che implicano conseguentemente enorme spreco.
Produciamo ogni giorno, in maniera folle, montagne di rifiuti, spesso nocivi, costituite da sprechi alimentari, da oggetti sofisticati che rapidamente non funzionano più, sono fuori moda, e da contenitori e imballaggi di questi oggetti.
In questo tempo di spreco, di eccedenza e di superfluo abbiamo un bisogno estremo di imparare a distinguere i bisogni reali da quelli indotti, e dunque di indirizzare e controllare i desideri, imparare a condividere i beni, superare l’ egoismo e gli sprechi.
La “temperanza” oggi potrebbe essere ciò che noi chiamiamo “Sobrietà”.

Sobrietà è un nuovo stile di vita che si contrappone al modello consumistico e pertanto assume un valore pedagogico fondato sull’essere e non sull’avere, sul condividere e non sull’accentrare, sul decentrarsi cogliendo il punto di vista altrui piuttosto che vivere da egocentrici.

La felicità e la realizzazione di sé derivano dalle relazioni con gli altri e non dal possesso di beni La sobrietà è uno stile di vita, personale e collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali, più umano.
Occorre impegnarsi sugli stili di vita personali e, di conseguenza, collettivi.
Pensiamo, ad esempio, all’esperienza sempre più diffusa dei GAS: persone che si organizzano in gruppi di acquisto finalizzati a valorizzare prodotti biologici e forme di commercio equo, solidale e dalla filiera corta. Uno stile di vita che sa recuperare, riparare, riciclare, consumare locale e consumare prodotti di stagione.
Qualcosa di nuovo si sta facendo strada …sempre più si parla di consumo critico, commercio equo e solidale, finanza etica.
Penso che questo sarà il cambiamento: una rivoluzione silenziosa in cui la sobrietà sarà lo stile di vita che cambierà il nostro mondo.

di Assunta Ronco

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