HomeRicetteAmatorialiIncontro ravvicinato del terzo tipo: la seppia e Giancarlo.

Incontro ravvicinato del terzo tipo: la seppia e Giancarlo.

seppia-incontra-commercialista

Si racconta di una seppia, che non avendo un tubazzo da fare, decise di incontrare un commercialista per disquisire con distacco di finanza internazionale.
Non immaginava la poverina, che quando una seppia curiosa incontra un commercialista intento a pensare una ricetta per il blog, la seppia è una seppia morta.

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Così la questione si risolse in men che non si dica e il mollusco si ritrovò disteso su un tagliere che, essendo di colore nero, l’ingannò e non oppose resistenza alcuna collaborando alla riuscita della pietanza.
Tutto questo prologo per dire che oggi vi presenterò una ricetta che affonda nei ricordi della mia famiglia, nei tempi che furono quando mio nonno, esperto degustatore così come ectoplasma ai fornelli (non l’ho mai visto alzarsi per avvicinarsi a loro o con una pentola in mano), si lasciava andare in proposte gastronomiche più o meno indecenti alla propria consorte.
Ho cercato di ricostruire un po’ l’ambiente ed i sapori che mi ricordassero quelle giornate vissute con odori a me familiari sin da piccolo, ricostruendo un po’ la ricetta e dando un sapore nuovo di esotico.

Passiamo agli ingredienti per 3-4 persone:

  • Una seppia abbastanza grande;
  • Una cipolla medio-grande; • Prezzemolo;
  • Tre-quattro spicchi d’aglio;
  • Mezzo chilo di piselli;
  • 4 patate;
  • 1 bottiglia di pelati;
  • Un tocchetto di zenzero;
  • Olio evo

In una pentola (io ho usato per ricostruire i sapori di una volta, una pentola di terracotta) mettete a soffriggere la cipolla tagliata alla julienne o alla “come cacchio ve pare” con l’aglio (che io preferisco schiacciare con lo strumento apposito) e lo zenzero grattugiato nell’olio evo.
Intanto o prima o durante questa cottura, a seconda della vostra velocità di esecuzione e di volontà momentanea, afferrate senza paura il cefalopode e dopo averlo pulito, togliendo l’osso e la sacca di inchiostro che spero conserverete, per la prossima occasione, lo tagliate a tocchetti e lo versate nella pentola del piacere dove intanto la cipolla si sarà quasi bruciata, l’aglio puzzerà come un copertone di una via secondaria utilizzato da signorine poco vestite e molto propense a togliersi da dosso anche quel poco che hanno e lo zenzero che avrà affumicato casa perché avete perso tempo a guardare Giletti o qualche altro emerito a bocca aperta per televisione.

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Se tutto ciò non è avvenuto dovreste guardare il mondo con occhi diversi perché il profumo dei tre elementi (cipolla-aglio-zenzero) vi avrà trasportato in un mondo onirico e fantastico.

Tranquille, non vi siete drogate, siete proprio così di vostro!
Prima che la seppia si asciughi, buttateci dentro senza ritegno sia i piselli che le patate tagliate a tocchetti (e voi tutti sapete benissimo che il pisello e la patata vanno sempre insieme e dove c’è una non può mancare l’altro) e versateci anche una mezza bottiglia di pelati.

stufato
Coprite il tutto e continuate a vedere Giletti o chi per lui per mezz’ora.
Buttate l’occhio ogni tanto anche per vedere se il pisello e la patata fanno il proprio dovere e ultimata la cottura, prima che si ammalloppi il tutto, spegnete il gas e servite.

copertina
Se proprio volete fare le sborone, invece di incantarvi come baccalà davanti alla tele, potreste provvedere, mentre cuoce il contenuto della pignatta, e preparavi delle bruschette che io ho condito con origano, pepe macinato all’istante, semi di finocchietto e olio umbro (quello avevo e quello ho messo su. Se avete quello di motore di auto, va bene uguale, tanto siete voi che ve lo dovete mangiare).

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Passiamo all’impiattamento che solitamente è il momento topico e più delicato, in quanto ho dovuto salvare il contenuto della pentola dalle fameliche fauci delle mì figliole che si erano avventate sulla pietanza.
Adagiate sulla base del piatto la bruschetta testè preparata e seppellitela di quella bontà che è nella pentola.
Affilate denti e coltello e accompagnate il tutto con un buon vino bianco preferibilmente rosato di colore rosso…tanto io c’ho bevuto su una birra artigianale sicula (sempre nel rispetto di quello che c’avevo a portata di mano).
Si faccia sentire l’indomani della preparazione e del consumo del piatto, qualcuno di voi che resti ancora vivo così lo sterminerò con la prossima ricetta.
Ricordatevi di non dimenticare di non fidarvi di un cuoco magro e buon appetito.

di Giancarlo Aquino

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