HomeL'editorialeVisioni territorialiIl male del nostro agroalimentare si chiama “italian sounding”

Il male del nostro agroalimentare si chiama “italian sounding”

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Ma davvero è un male?

     A meno che non finisca sulla pizza o in un piatto di uno chef autorevole, al giornalismo delle sorti del San Marzano e dell’agroalimentare italiano frega relativamente.

     Tale interesse, fondamentalmente, sarebbe il primo a meritare una vera e propria tutela, atteso che il comparto è uno dei pochi in salute e davvero trainante per l’economia del paese che stenta non poco a recuperare.

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     Così l’italian fashion ha conquistato non solo lo stile di vita all’estero ma ha influenzato e influenza sempre più anche lo stile alimentare, suscitando sempre maggiore interesse da parte dei consumatori di oltre confine.

     Sebbene le nostre esportazioni abbiano nel corso degli ultimi tre anni registrato notevoli incrementi, dobbiamo però registrare la crescita esponenziale del fenomeno del cd. Italian sounding, ossia della vendita di ciò che suona italiano ma che italiano non è.

Gli esmpi sono molteplici.

     Dal Parmesan al Parmaschinken passando attraverso Pasta da nomi molto assonanti con l’Italia (Ma-ma Mia o Miracoli per citarne solo alcuni) e giungendo a sforare il cattivo gusto attraverso nomi come Prisecco o Zinfandel “Mafiozo”.

     Una vera mattanza continua di prodotti, che lo stesso Stato Italiano fatica non poco ad individuare e colpire attraverso il grosso groviglio di leggi nazionali, internazionali e degli stati dove la falsificazione avviene.

     Ma come è possibile che non si riesca a tutelare un prodotto che di tutta evidenza è decisamente nostro, ossia italianissimo?

Qui si apre letteralmente un mondo.

     Prendiamo ad esempio il nostro amatissimo pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino DOP (questa la dicitura esatta e precisa).

     Il disciplinare attualmente in uso definisce con estrema chiarezza l’areale di produzione, concluso tra le province di Salerno, Avellino e Napoli e solo in alcuni casi per determinati tratti di alcuni comuni, la modalità di coltivazione, raccolta e trasformazione. Nel farlo cita due varietà ben precise che vanno coltivate e inscatolate affinché si sia in presenza di prodotto a marchio DOP. La San Marzano 2 e la Kiros (ex selezione Cirio 3).

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     Detto ciò appare subito chiaro che qualsiasi confezione rechi il marchio DOP sarà un falso conclamato ma se tale dicitura non c’è o addirittura si è in presenza di altre varietà di pomodori San Marzano si sarà in presenza di pomodori pelati San Marzano!!!

Esistono altre varietà?

     Certo che sì. Adamo, Cirano, Scatolone, Uriburi, Giano gigante, Luana, Ovale a grappolo, Corno delle Ande, ecc…

     In sintesi la tutela del nome (non della DOP) risulta davvero complessa. Del resto già nel febbraio del 2016 l’Italia attraverso un proprio politico sollevò la questione dinanzi al Parlamento di Bruxelles per dei pomodori prodotti in Belgio e venduti sotto la denominazione San Marzano. Benché non vi fosse la dicitura DOP, fu sostenuto che per la loro unicità la dicitura “San Marzano” di per sé costituiva una evocazione della DOP stessa e, pertanto, in violazione della sua tutela.

     L’allora Commissario all’Agricoltura Phil Hogan (Irlandese), esaminato il caso, tenne a precisare che “la varietà in parola è al di fuori dell’aria geografica delimitata e non è appannaggio dei produttori italiani” precisando che ”sulla base delle informazioni a sua disposizione, la Commissione europea non può constatare se le etichette di pomodori prodotti fuori dall’Italia, commercializzati in Belgio ed etichettati ”San Marzano”, costituiscono una evocazione irregolare della denominazione DOP italiana, o un utilizzo lecito del nome della varietà. Appartiene essenzialmente alle autorità competenti degli Stati membri, far rilevare eventuali irregolarità al momento dei controlli effettuati”

     Detto ciò vale la pena di evidenziare che addirittura negli Stati Uniti si producono e vendono San Marzano come Made in Italy.

Ed il fresco?

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     Nell’attesa che rientri nella DOP anche quello (attualmente ne è escluso) non vi è tutela alcuna.

     In sintesi, la tutela è flessibile e adeguata solo a maglie il più ampie possibile nei disciplinari che però, paradossalmente, per loro natura sono il più stringenti possibile. Così l’effetto è quello di vedersi in un supermercato inglese una vaschetta di San Marzano prodotti in Kent!!!

Ma ci fa davvero male l’italian sounding?

     E’ davvero così deleterio per il nostro comparto che ovunque si vada ci sia un prodotto italiano anche se falso?

     A mio giudizio dovremmo imparare a comprendere l’efficacia della comunicazione e quanto anche la pubblicità negativa può aiutarci nel business.

     Se un cinese invade il mercato con scatole con scritto su Pomodoro San Marzano ci sta facendo risparmiare immense somme di danaro in battage pubblicitario che dovremmo affrontare affinché in quel paese il nome “San Marzano” venga associato ad un pomodoro italiano.

     Parimenti chiunque compari i due prodotti non potrà che notare l’immensa differenza che passa tra un pomodoro coltivato nelle serre o sotto il pallido sole del nord Europa e quello delle nostre latitudini.

     Ed in ogni caso, tutto questo italian sounding porta a casa nostra milioni di turisti che vorranno capire di più del nostro food e diverranno sempre più esigenti.

     In sintesi l’italian sounding suona bene. Anzi benissimo.

Alcune foto sono state reperite in internet e non sono di nostra proprietà.

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori. Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo. Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta. Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito. Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.