HomeL'editorialeVisioni territorialiKupp: il primo ristorante svedese a Londra

Kupp: il primo ristorante svedese a Londra

Kupp London

     Nell’aprile del 2015 viene inaugurato a Londra il primo ristorante di matrice svedese sperimentale contenente anche altre tradizioni di paesi scandinavi: Kupp restaurant.

     Ci troviamo in una delle zone più ricche della città, ossia Little Venice alle spalle di Paddington Station. Da qui inizia un canale che continua per qualche chilometro e dove si notano una serie infinita di imbarcazioni adibite maggiormente come case private ma anche librerie, uffici, bar, circoli di ritrovo.

Kupp Londra     Il Kupp Restaurant è dotato di cucina aperta, molto in voga negli ultimi anni, offre oltre 200 coperti interni e circa 60 esterni, ma anche un’ampia sala adibita per riunioni e avvenimenti, usata spesso come angolo del cocktail bar ed inoltre una parte cafè/coffe shop.

     Si parlò alla sua apertura di cucina sperimentale perché indirizzato a far combaciare prodotti tipici scandinavi con la cultura fish&chips inglese; di fatti nel menu c’è la possibilità di ordinare qualche tipico prodotto “pub style” per attirare clientela e naturalmente ogni membro dello staff è portato a suggerire i piatti forti della cucina tipica nord-europea.

Sicuramente il punto forte di tutta la lista è il “salmone Gravadlax”.

     Cosa significa Gravadlax? E’ un sistema di marinatura di tradizione nordica del salmone. Con una serie infinita di varianti possiamo dire comunque che gli ingredienti base sono sale, zucchero, aneto in dressing (famiglia delle piante di anice, per dressing si intende un miscuglio solitamente di aceto e olio), pepe intero.

     Il salmone resterà adagiato 24 ore su questo letto di gravadlax, poi girato dall’altro lato per altre 24 ore e va servito in fette sottilissime e come accompagnamento c’è sempre la senape scandinava oltre al pane cinquegrani.

     Altri prodotti completamente svedesi sono le “swedish meatballs” famose nel mondo anche se sostanzialmente polpette di carne; poi abbiamo lo swedish hot dog che di svedese ha solamente la produzione e per colazione il pezzo forte saranno gli swedish pancake anche qui definiti così perchè composti da soli prodotti appunto svedesi.

Da evidenziare l’alta qualità dei formaggi scandinavi

     Quelli serviti nel ristorante: Vasterbotten cheese e il Danish blue. Il primo è paragonabile (giusto per dare un’idea) al Classic Cheddar inglese, caratterizzato da colore giallo vivo, è molto gradevole e poco grasso. In Italia in pratica non esiste niente di simile.

     Il Danish blue invece, corrisponde pari pari al Blue Cheese inglese che a sua volta in Italia è sostanzialmente il gorgonzola. Ma allora perchè è Blue?

     Qui daremo una chicca sulla differenza culturale tra mediterranei e nordici, ossia che non abbiamo le stesse percezioni di colore. Infatti, il colore tipico verde del gorgonzola è visto come blu nel nord-Europa, il verde per loro è solo quello simile al prato e cose annesse (alberi, foglie…); il verde scuro, verde bottiglia o “verde gorgonzola” è appunto blu; all’inizio mi rifiutavo di crederci ma notando che lo stesso vale per molti altri colori ho dovuto arrendermi a questa nuova visione dei fatti.

Tornando al ristorante svedese

     Concludiamo nel ricordare che nei dessert di tipico vi erano i “scandi berries” che sono frutti di bosco simili alle bacche e vengono serviti con meringhe, panna e gelato al caramello salato. Anche qui ero dubbioso circa un gusto al caramello con del sale ma dopo averlo provato entrò di diritto nei miei primi 5 gusti preferiti per quanto riguarda i gelati.

     Per i vini sono serviti quelli italiani, spagnoli, cileni, Nuova Zelanda e Tasmania. In pratica in scandinavia per ovvie ragioni non c’è una cultura del vino molto sviluppata. Hanno comunque delle buone birre tra cui la famosa Carling di origine danese.

     La cucina scandinava non è delle più rinomate ma ricordiamo che un paio di anni fa il miglior ristorante al mondo fu proclamato a Copenaghen e dopo aver visitato sia tale città oltre che Stoccolma, posso affermare che qualcosa sta cambiando.

     In effetti è una cucina sperimentale in tutti i sensi, di tradizionale hanno sempre avuto zuppe con ortaggi e cereali anche in tempi passati per riscaldarsi dai lunghi inverni e il clima ostile, ma c’è voglia di rivalsa, ancora giovane e inesperta ma si sta cercando di dimostrare che la Svezia e paesi annessi non sono solo finanza e servizi bancari, ma che possono (o potranno) dire la loro nel mondo della cucina e del buon gusto.

K5

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Dopo aver completato un percorso formativo in Turismo per i Beni Culturali, inizio a studiare da autodidatta Economia e Finanza Internazionale. Sono sempre stato attirato verso la scoperta del nuovo e proprio questa mia passione mi ha fatto trasferire subito dopo la laurea in Inghilterra. Sono rimasto oltre tre anni a Londra e oggi per questioni lavorative vivo tra Manchester e Oslo. Appassionato anche di cibo e scrittura, ho potuto fondere le due cose iniziando a collaborare con "Di Testa & Di Gola". Essendo instancabile viaggiatore, il mio scopo è quello di apportare informazioni e curiosità riguardo le arti culinarie dei paesi esteri. Troppe volte ho sentito dire che le uniche cucine degne di nota sono quella italiana e francese. Senza rinnegare le mie origini, cerco di dimostrare che in luoghi impensabili esistono spesso sapori sconosciuti ai più e che meriterebbero maggior interesse. Inoltre mi impegno a diffondere un nuovo concetto sulla cucina italiana e cioè, non tutto si riduce a pasta e pizza, un luogo comune molto, a volte fin troppo, radicato; ma che abbiamo prodotti di ogni tipo degni di nota, con speciale focus circa la pasticceria napoletana e del sud in generale.