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La falsa dolce cura

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     Da tempo l’amico Giustino Catalano mi chiede con insistenza di scrivere dei mieli e dei super organismi sciame. Inizierò dall’aspetto più discutibile, quello curativo del miele.

Il miele. Parola non corretta detta cosí.

     Non é corretto infatti declamare la denominazione di questo alimento al singolare. Non esiste il miele, esistono i mieli.

     In Italia ne sono state individuate e studiate 58 tipologie ufficialmente definite – vedi sul tema i testi nodali scritti dalla Dr.ssa Livia Persano Oddo, una delle più note esperte di mieli a livello mondiale. Questa é la nostra ricchezza italiana, unica al mondo, tra millefiori, mono flora e mieli di melata.

     Poi esistono inoltre decine di varianti all’interno di queste tre grandi famiglie di mieli. Direi che si potrebbe tranquillamente affermare che esiste un miele per ogni nostro gusto: dal dolce al salso, dall’amaro intenso al finissimo dolce quasi insapore. Tutti i mieli, comunque, sono soluzioni sovra sature di zuccheri semplici di diverse tipologie che le api creano da nettari di fiori o dalle melate dei grandi alberi che derivano dalle linfe.

     Non vorrei citare uno per uno questi zuccheri per non tediarvi con nomi strani.

Sono comunque nomi che finiscono, per intenderci, quasi sempre in -osio.

     Glucosio e saccarosio i più famosi, insieme al fruttosio. Ma poi vi sono anche componenti più sottili tra gli zuccheri dei mieli. Più fini, potremmo dire.

     Qui iniziamo a scoprire differenze significative tra ciò che si può definire un semplice zucchero da scaffale dell’Iper, per come noi lo conosciamo, e i mieli. Infatti altri disaccaridi presenti normalmente nei mieli sono maltosio e isomaltosio.

     Vi sono poi alcuni zuccheri, come l’erlosio, che non sono presenti nella materia prima, nettari o melate, ma presenti nei mieli come risultato di trasformazioni enzimatiche operate dalle secrezioni ghiandolari dell’ape.

     Altri ancora, come il melezitosio, caratteristico di molti mieli di melata, vengono sintetizzati durante il passaggio della linfa nel corpo dell’insetto produttore di melata mediante l’azione di enzimi secreti dall’intestino e dalle ghiandole salivari. Quest’ultimo zucchero dallo strano nome, ad esempio, é base fondamentale del miele di melata di abete bianco, e fa di questo raro miele, che deriva da una saggia e oculata gestione delle bottinature degli sciami da parte dell’api-cultore, un prodotto dagli aromi unici e straordinari.

     Nel miele comunque anche dopo l’estrazione dai favi, che si effettua tramite una centrifugazione con pura azione meccanica, sono ancora presenti enzimi immessi dalle api la cui azione influenza la composizione zuccherina dei mieli nei quali continua la azione di alimento vivo, pertanto destinato a subire delle modificazioni nel tempo.

     Si tratta prevalentemente di reazioni che portano alla formazione di disaccaridi e di trisaccaridi e ad altri zuccheri superiori. Non volevo fare tanti nomi ma poi, alla fine, li ho fatti. La mia piccola cultura chimica mi ha preso la mano.

Comunque i mieli, lo dico una volta per tutte e con chiarezza, non sono curativi.

     Non sono medicine. Anzi per chi ha problemi di metabolismo glucidico sono alimenti da trattare con cautela e in certi casi da evitare. Ad esempio per chi ha problemi di diabete.

     Per chi invece di questi problemi non ne ha, goda pure della ricchezza aromatica ed evocativa dei mieli. Ma per favore non cercate i mieli solo in inverno come la medicina naturale e dolce che cura tosse e mal di gola. Per questi malesseri meglio rivolgersi ad altri prodotti delle api quali ad esempio la propoli, sostanza prodotta dalle api partendo da resine vegetali da loro scelte con cura, specifiche per ogni terroir di bottinatura e dalle spiccate caratteristiche disinfettanti e curative.

     Al massimo i mieli possono essere, se ben inseriti nell’alimentazione, preventivi rispetto a patologie che prendono spesso il via da una generale cattiva alimentazione. Essendo il miele, quello vero, un ottimo alimento per persone sane, diciamo che predispone ad una perfetta conservazione della buona salute se abbinato ad altri alimenti salubri e se usato in dosi opportune, il che vuol dire senza esagerare.

I mieli sono invece da sempre grandissimi alimenti e materia prima da usare in cucina a tutto campo.

     Cibi sacri che aiutano, se ben dosati e scelti, alla realizzazione di piatti e ricette straordinarie. Mieli che siano sempre di altissima qualità, usati nei piatti con parsimonia e buon senso.

     Tornando all’aspetto curativo presunto diciamo che fiori o le piante da cui le api traggono nettari e melate creando mieli, non immettono nei loro nettari o nelle linfe principi attivi medicamentosi o medicinali che poi le api stesse traslano nei mieli. Se fanno questo, in rari casi, direi lo possono fare solo in dosi omeopatiche tali da non innescare nessuna reazione significativa che possa venire definita “curativa”.

     Chi afferma il contrario afferma una cosa non vera. La loro azione curativa, se cosí vogliamo definirla, effettivamente presente e più efficace, (che deriva dalla tipologia di zuccheri di cui sono composti ), é una leggera azione lassativa e regolatrice dell’intestino.

Altra vera efficacia dei mieli, di cui nessuno parla, è la loro capacità di rimarginare piaghe.

     Sono ottimi cicatrizzanti e su questo aspetto sono stati condotti vari studi. In particolare presso la Facoltà di Medicina della Università di Vienna. A dar loro questa capacità, sempre la tipologia degli zuccheri che li compongono che sono, variamente combinati, più di una ventina, come accennavo poco sopra. Sempre tutti questi zuccheri svolgono blandissime attività disintiossicanti, ma in generale sono sempre azioni preventive più che curative.

     Ovviamente come tutti gli zuccheri, e mi ripeto, i mieli alzano il valore glicemico, come ho detto poche righe fa. Chi ha problemi con una delle diverse forme di diabete o ha qualche problema con il metabolismo degli zuccheri, ripeto, deve farne un uso molto moderato e attento.

Un ambito peró nel quale i mieli hanno ottimi risultati c’è.

     Un ambito in cui hanno ottimi risultati lenitivi e blandamente curativi per la loro delicatezza di intervento, risultati che mi sono stati confermati da una cara amica pediatra, è proprio la medicazione di alcune patologie pediatriche che traggono dall’uso di ottimi mieli sani e veri molto beneficio.

     Forse anche data la maggiore sensibilità dei giovanissimi alle qualità benefiche dei mieli.

     Comunque fuori da questo contesto e in generale, come dovrebbe accadere per tutti gli zuccheri, i mieli andrebbero consumati con moderazione anche da parte delle persone sane e adulte, scegliendo solo quelli di altissima qualità e di certa provenienza.

     Provenienza che viene garantita solo avendo, possibilmente, un apicoltore di fiducia vicino, nelle zone in cui si vive, nei propri terroir. Meglio se lo si conosce personalmente vedendolo in faccia e stringendogli la mano. Magari lo si possa anche andare a trovare vedendolo lavorare tra i suoi apiari e le sue api.

     Certamente in commercio ci sono poi anche grandi mieli chiesti alle api da grandi apicoltori famosi e non operanti sottocasa il cui nome, spesso famoso, é sinonimo di qualità certa.

     Se volete in privato, per chi voglia contattarmi su Facebook, ve ne posso indicare diversi che conosco personalmente e di cui mi fido ciecamente sapendo come gestiscono il loro rapporto con i super organismi sciame, quelli che tutti noi chiamiamo comunemente api.

     Per ora credo di avere detto abbastanza sul tema mieli e salute, non vorrei tediarvi oltre. Prossimamente in prossimi articoli riprenderò il tema dei mieli usati invece in cucina. Usati spesso male, in modo improprio data la scarsissima conoscenza che in genere gli chef, salvo rari casi, hanno del prodotto. Riparleremo ancora peró su queste pagine dei falsi aspetti curativi perchè hanno sempre penalizzato fortemente i mieli e il loro consumo come nobile materia prima del cucinare.

     Presto un’altra interessante storia di mieli cosiddetti miracolosi e …da gioielleria. Le bufale giornalistiche purtroppo imperversano anche tra i ronzii, ah ah ah.

     Buoni mieli a tutti e… sempre viva le ragazze ronzanti!

La foto in evidenza è stata reperita in internet e non è di nostra proprietà.

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Giornalista, api-cultore. Vivo, scrivo e collaboro con le mie api a Vienna. Ho proposto e lanciato in Italia, ora anche in Austria, il concetto dei Mieli di Terroir . I mieli come nutrimenti che hanno la grande capacità, assieme a vino e olio extravergine di oliva, di leggere e raccontare di luoghi e gli esseri umani. In Italia sono stato creatore e autore, insieme a Karis Davoglio e Andrea Paternoster, del progetto " I Mieli del PO" http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/27/Sul_salpa_barca_del_miele_co_7_090627046.shtml Amo definirmi Honey Maker e oramai da tre anni lavoro stabilmente a Vienna dove, insieme ad altri 4 famosi apicoltori ho fondato la Associazione "Landschaftshonig, mieli di paesaggio". https://www.facebook.com/groups/522494191145347/ A Vienna sto collaborando con la Dott.ssa Hildegard Burgstaller, dell'Università Botanica Wien, realizzando diversi progetti su mieli legati ai luoghi di Sissi- Titania Honig- alle colline oceaniche del Burgenland - Stein Meer Honig- ed alla produzione di mieli in piena città di Vienna -Honig von Himmel-.