La memoria del vino

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O meglio, i ricordi dell’infanzia nel vino.
Le emozioni sono mute ma hanno colori meravigliosi … quelli dell’infanzia, della vita, delle sensazioni che hai provato in determinati momenti dell’esistenza, della gioventù (quando non eri preso da tanti pensieri, preoccupazioni e foga di “arrivare”), tempo in cui i problemi ti sembravano montagne impossibili da scalare ma dentro di te avevi l’esuberanza e la speranza di superarle … Tanti della mia generazione hanno avuto la fortuna di poter assaporare diverse “cose”che fanno parte della memoria … non solo cibo, ma tutto quello che era alla portata di noi bambini, che stavamo in cortile pomeriggi interi a giocare, a provare, ad annusare, assaggiare: sassi, fionde fatte coi rami biforcuti elastici e cuoio, bussolotti costruiti con fogli di giornale per le cerbottane, buche scavate nella terra per la pista delle biglie, album di figurine con colle improponibili oggi … la mia è stata un’infanzia fortunata e felice.
Oggi sarebbe impensabile dare un bicchiere di vino ad un bambino, ma quando avevo 6 anni il marito della mia balia, originari di Cori in provincia di Latina, mi faceva assaggiare il “suo” vino e mi chiedeva “dimmi se ti piace (come a dire dimmi cosa ne pensi)”. Ho presenziato a diverse degustazioni, annusato, assaggiato, meditato … quante ne bastano per non accontentarmi dei soliti profumi e sapori. Oggi un vino, per convincermi ad entrare nel mio negozio ed essere messo in vendita, deve stupirmi. Per farlo deve avere qualcosa che mi riporta a ricordi remoti, nascosti nei meandri dell’infanzia, che pensavo di aver dimenticato ma che invece sono lì.
Ad una delle varie degustazioni alle quali ho partecipato, ho avuto il piacere di imbattermi in un vino particolare, non molto conosciuto a Milano, dove risiedo e dove ho l’attività. Si tratta di un vitigno autoctono calabrese, il Magliocco dell’Azienda Agricola Marini.
La bottiglia si chiama Basileus, anno 2010, ottenuto da un singolo vigneto di Magliocco in purezza; è una vite di grande potenzialità, ma non così semplice. Sarà la foglia grande in contrapposizione a grappoli piccoli come pugni ad acino medio, con buccia pruinosa e spessa di colore rosso-violetto tendente al blu-nero, ma la raccolta e la sua lavorazione non è cosa che fanno in molti. La famiglia Marini è tra questi.
I Poderi Marini esistono da 300 anni, attenti al territorio ed alle stagioni, oggi come oggi sempre diverse e mai sottovalutate; fino al 2003 la loro coltivazione si prestava ad uliveti ed agrumeti e odiernamente queste antiche culture si contendono i terreni in una simbiosi di profumi e sapori, grazie anche a terra argillosa che assorbe tutti i sentori di questa zona. L’azienda è a regime biologico con un occhio al futuro utilizzando impianti moderni.
Questo vino in purezza ha un’ottima struttura, con un elegante equilibrio salino. La sua lavorazione prevede la macerazione e successivo affinamento in botti di rovere per 12 mesi, una maturazione in acciaio per 4 mesi ed un invecchiamento ulteriore in bottiglia.
Il vino si presenta di colore rosso rubino, non particolarmente acceso (dovuto al suo invecchiamento, anche se rispetto ad altri vini di pari longevità mantiene una sua vivacità). Il profumo ed il gusto si fondono insieme con frutta secca, cuoio, cioccolato puro, caffè e pepe in modo armonico e morbido. Forte la sua propensione all’invecchiamento, malgrado la bassa acidità, con notevole persistenza.
Qui, al nord, noci e mandorle vengono mangiate in periodo natalizio, mentre al sud sono utilizzate in diversi piatti, dal pesto pantesco, alle normali insalate, dal fritto ai formaggi … avete mai provato la ricotta fresca con miele e noci? O pasta al sugo di pomodoro, carne secca e pinoli?
E mentre degustavo questo nettare, mi sono tornati in mente i ricordi. I cibi, i profumi della cucina della mia balia, che preparava pranzetti succulenti, le olive in salamoia, la frutta secca tostata, le erbette amare saltate in padella, la pasta fresca, il profumo dell’olio crudo …  ed in quel momento avrei voluto avere a fianco suo marito, allungargli il bicchiere e chiedergli “dimmi se ti piace”.
Per chi non ha paura della nostalgia, consiglio questo prodotto, nonché altri suoi vini, quali l’Elaphe ed il Koroné, che ho avuto modo di degustare precedentemente facendomi arrivare curiosa al Basileus.

Azienda Agricola Marini
Loc. Sant’Agata
87069 S. Demetrio Corone (Cs)

di Isabella Monguzzi

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