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La piadina romagnola di Luvi

piadina romagnola di luvi

La piadina romagnola è famosa in tutt’Italia. A Faenza una volta si trovava nei chioschi dove la gente si fermava per uno spuntino o un pranzo.
In realtà era il cibo contadino per eccellenza e non un prodotto commerciale.
Narra la leggenda che, nel dopoguerra, fu l’intraprendenza di una azdora a portarla alla vendita pubblica. Questa donna di casa provò a vendere un po’ di piadine cotte al momento su un piccolo bruciatore portato da casa in bicicletta, fuori dalle porte del mercato coperto di Cesena. In pochi giorni le vendite dell piadine senza nulla aumentarono. La gente iniziò a prendere nelle botteghe il prosciutto per farcirle e a chiederle anche fritte. Fu creata appositamente la prima licenza di ambulante.
I chioschi di una volta non ci sono più e non esiste l’impasto della Piadina ma varia ancora da casa a casa, da zona a zona.

Potrete trovare ricette di piadine con o senza lievito, grosse o sottili, cotte nei modi più diversi. Queste sono le mie: senza lievito con poco bicarbonato e un misto di acqua e latte, di medio spessore. Se avete del latticello lo potreste usare come parte liquida oppure aggiungere un goccio di vino secco bianco (Trebbiano) come faceva la nonna di mio padre.

La farina era la stessa che veniva usata per fare la pasta all’uovo: una doppio zero ma sarà ottima anche con una 0. La cosa più importante è impastare il tutto il minimo indispensabile (causa la presenza dello strutto) e lasciare riposare l’impasto finale per una decina di minuti, coperto, a temperatura ambiente.

La cottura avveniva su piastre di ferro oppure su lastre di pietra arenaria o sul testo, direttamente sulla brace del camino acceso. L’ultimo produttore di testi per piadina abita a Montetiffi

INGREDIENTI
Per 8 piadine medie e sottili
500g di farina 00 speciale per pasta fatta in casa
90g di strutto
100g di latte
100g di acqua (oppure 200g di acqua o latticello)
1/2 cucchiaino di bicarbonato
poco sale

PROCEDIMENTO
Mescolate gli ingredienti ottenendo un impasto sodo e compatto a cui darete la forma di un grosso cilindro.
Lasciatelo riposare per 30 minuti.
Tagliate a rondelle grosse e stendetele abbastanza sottili col mattarello.
Nella nostra tradizione le piadine non devono crescere e fare bolle né essere forate con la forchetta.
Scaldate la padella antiaderente (se non avete un testo di Montetiffi) che usate per le crêpes e tenete il fornello grande al massimo.
Pochi minuti per lato e ciascuna piadina è cotta.
Calde con prosciutto e squacquerone… sono il massimo !

Luisa Ghetti

 

foto di Amelie

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