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La pizza d’autore di Corrado Scaglione a Triuggio

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     A Triuggio ci arrivate dopo una serie interminabile di curve, solcate da cartelli stradali dai nomi assurdi, come Peregallo e Concorezzo, e alcuni di stampo apocalittico, tra cui Arcore. Nel desolante panorama lombardo l’Enosteria Lipen è tra le due pizzerie “napoletane” – entrambe in provincia di Milano – che hanno portato a casa i Tre Spicchi Gambero Rosso anche quest’anno.

     Sul vialetto di ingresso spuntano come funghi i loghi dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, di cui Corrado Scaglione è portavoce in Lombardia. In omaggio al disciplinare STG, l’uso della farina di tipo 00 è dichiarato a grandi lettere sulla verticale tra la cassa e la cucina. La pizzeria è affollata, chiassosa, autentica, e mette appetito.

Entriamo e puntiamo il dito su una delle pizze d’autore

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     Fiordilatte d’Agerola, cipolla ramata di Montoro appassita, parmigiano, basilico e olio extravergine d’oliva.
La pizza è un po’ anemica, ma non ci aspettavamo un quadro di Kandinsky. Sta di fatto che queste pizze “gourmet” (benché l’etichetta non campeggi da nessuna parte) spesso e volentieri non sono belle a vedersi, ma questo è un altro discorso.

     Il sapore è infatti decisamente sopra le righe, e compensa il disagio oculare, con il Fior d’Agerola che è l’amalgama perfetto tra la cipolla e l’olio. Quest’ultimo ha una persistenza aromatica che non riusciamo a definire, ma che apprezziamo. La cipolla di Montoro, tipicamente forte in cottura, sprigiona una dolcezza imprevista. Al palato è una crema croccante intensa e delicata: non il massimo per un incontro romantico post-cena, ma sublime per coltivare una catartica solitudine.

     L’impasto è morbido, ben lievitato e saporito, ma poco “verace”. Viste le tante rassicurazioni, l’avremmo forse desiderato più napoletano.

     La seconda pizza che ci atterra davanti è uno spassoso omaggio all’Alto Adige con delle bizzarre note piccanti di peperoncino. Spinacino fresco, tronchetto di capra e speck croccante. Forse meno appariscente della prima, ma buona anche questa. Visivamente ricorda una sorta di prato incolto con erbetta fresca. Ancora una volta il fiordilatte regna sovrano, e corrobora la scelta dell’ennesima pizza senza pomodoro della serata.

     Chiudiamo con un dolce di Sal De Riso e ci mettiamo in viaggio verso Milano. Con la testa già al calendario, per pianificare il ritorno, e provare magari altre due pizze d’autore.

Enosteria Lipen
Via Conte Paolo Taverna, 114
Triuggio (MB)

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Ho più di 35 anni, non sono diplomato all’UCLA e non figuro nella lista delle persone più ricche del mondo. Ma ho una vera e propria ossessione per la pizza napoletana. Mi guadagno da vivere con il digital marketing, ma la pancia l’ho “guadagnata” con i carboidrati. Un anno fa ho fondato “Io e Margherita”, il primo account Instagram dedicato esclusivamente alla regina delle pizze (indovinate quale?): per stilare schede, recensioni e pagelle giro per Milano almeno una volta a settimana, forse due, senza posate. Perché ricordate: la pizza va mangiata con le mani.

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