HomeL'editorialeIl punto di vistaL’affaire Expo e il ministro cieco. Martina invita i Cuochi ad Expo e dimentica la F.I.C., unico organismo di categoria riconosciuto dal Ministero.

L’affaire Expo e il ministro cieco. Martina invita i Cuochi ad Expo e dimentica la F.I.C., unico organismo di categoria riconosciuto dal Ministero.

Martinabanner

Che il nostro sia il Governo dei proclami e delle riunioni carbonare ad effetto è ormai un dato di fatto.
E non è circostanza solo del Governo Renzi ma forse il solo vero Italian Style che riusciamo con costanza ad esportare all’estero importando sonore risate e sbeffeggi.
L’approssimazione nelle cose, l’arraffazonamento, il fare tanto per fare e dire che si è fatto, sono solo alcune delle peculiarità storiche dei nostri governanti e in molti sensi nostre che gli sniffiamo sistematicamente tra le natiche alla prima utile.

Che Expo si fosse concluso con la sua inaugurazione lo si era capito anche dal discorso inaugurale di Renzi.
In quel “ce l’abbiamo fatta” c’era tutto il suono di un “ve lo abbiamo messo a quel servizio anche stavolta”.
Il povero Cantone poco aveva potuto in un oceano di tangenti, appalti su fiducia e ritardi dove non era stata versato nemmeno un euro di mora.
Puoi riempire con due o tre sorsi il bicchiere ma l’oceano non ci entrarà mai.

Così si è partiti e con Expo sono partite le attività programmate da mesi.
Tutto molto caro eccetto il Mc Donalds che, ad onor del vero, ha mantenuto la sua politica dei prezzi e la sua promessa, ormai pluricinquantennale, di “nutrire il pianeta”. Con cosa è poi da decidere ma la pancia la riempie ed è cosa garantita.
Nemmeno Slow Food è riuscita a fare la differenza con un piattino di 4 pezzetti di formaggio ad 8 euro. Sicuramente i costi esorbitanti hanno portato le porzioni a lievitare da poche decine di euro al chilo a diverse centinaia ma, sta di fatto, che nemmeno lì si è fatta la differenza. Si doveva star fuori expo anzichè aderire al piattume che si stava profilando.

Tra le cose però più fastidiose è stato vedere che la F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi) sia stata totalmente ignorata nell’invito all’incontro tenutosi su invito del Ministro Martina, in collaborazione con altri Ministeri, per il cd. Food Act (gli inglesismi si sprecano ultimamente al pari degli “shish” renziani all’estero quando tenta di parlare in inglese).
Orbene, se la memoria storica non mi inganna (e non mi inganna!) l’ultima volta che si è avuto un “Act” sul cibo fu nell’aprile del 1773 ad opera dell’allora labourista Lord North il quale con il “Tea Act” elevò le tasse sul tè nelle colonie inglesi.
A distanza di pochi mesi (16 dicembre 1773) vi fu il famoso “Boston Tea Party” e poi di li a poco, nell’aprile del 1774 il “New York Tea party” e poi, a seguire, la Guerra d’Indipendenza americana.
Mi chiedo se la gente pensa quando adotta una parola…
Io Food Act non l’avrei chiamato. Comprendo che Patto sul cibo fa berlusconiano ma esistono anche altri termini e parole ad effetto come ad esempio “Statuto del cibo” che è italianissimo e dà la chiara idea di qualcosa di scritto e ben fermo.

Ma torniamo all’esclusione della F.I.C. e cerchiamo di capire cosa sia.
La F.I.C., costituita nel 1978 da Associazioni aderenti (alcune delle quali avevano superato i 200 anni di fondazione ed erano nate in passato come confraternite, corporazioni o società di mutuo soccorso di “cucinieri”), ha ottenuto nel 2001 il “Riconoscimento Giuridico” come organismo atto costituire la rappresentanza, sul territorio nazionale, dei Cuochi e di coloro che si dedicano all’attività culinaria professionale, sostenendone lo sviluppo, la promozione e la formazione. La FIC, inoltre, è l’unica Associazione Cuochi in Italia a rappresentare di diritto la “World Association of Cooks Societies” (WACS), alla quale aderiscono più di 70 Federazioni Nazionali dei cinque continenti.
Allo stato attuale conta circa 18.000 aderenti, molti dei quali danno lavoro ad almeno due persone. Un numero decisamente consistente per essere dimenticato in un forum dal quale doveva emergere un documento programmatico che pareva essere importante.

Ovviamente, a differenza del Comunicato del Presidente della F.I.C. – Rocco Cristiano Pozzulo – che nel rinfrescare al Ministro la memoria sull’esistenza della “piccola associazione” richiede un invito, sostengo che non ci si è persi nulla, perchè questa farsa non avrà, come al solito, alcun seguito. Rocco sta sereno (e non alla Renzi.. :D)…. non ci siamo persi nulla!

Rocco-Cristiano-Pozzulo-Presidente-FIC

E mi spiace anche di dover essere piuttosto duro tenuto conto che tra i presenti conto amici intimi, professionisti che stimo e chef che sicuramente tengono alto il nostro nome all’estero, ma mi piace di ricordare a tutti che esiste un comparto dove 18.000 lavoratori, magari meno mediatici e noti, magari con meno tecniche apprese (cosa che è comunque tutta da vedere), o meno finanziatori e sponsor che ci mettono i soldini, fanno economia “spaccandosi il culo” ogni santo giorno e pagando le tasse che sono arrivate a livelli insostenibili.

Certo fa più figo quando hai 10-15 stagisti che non paghi e stai con la giacchetta bianca, linda e pinta, a dare disposizioni e “concedere la pennellata finale” al piatto che esce, però esiste anche chi suda in cucina a 50-60 gradi in giornate torride come queste e lavora fianco a fianco con ragazzi che, terminata una Scuola che meriterebbe di essere chiamata cesso, anzichè fare gli invertebrati per strada, vanno a lavorare per pochi euro solo animati da una grande passione. Questa gente va all’estero, affolla le cucine dei locali, usa prodotti italiani e fa pubblicità silenziosa al nostro paese, senza alcun bisogno di andare a firmare panini o pubblicizzare patatine in busta mettendoci su quattro cazzate per farle sembrare meno orride di ciò che sono.

Ma andiamo per gradi. Queste le dichiarazioni del Ministro (altrove anche quelle di Cracco e Bottura) rilasciate a il Quotidiano.net (del quale condividiamo il video e pubblicamente ringraziamo)

Ora se volessimo subito entrare nel vivo della critica dovremmo cominciare con il dire che un prodotto non si diffonde con uno o pochi ambasciatori ma con un’opera di “evangelizzazione del cibo” portata avanti da quanti più soggetti possibili. 10 persone che dicono che lo strachitunt è un grandissimo formaggio italiano fanno del bene a questo prodotto, ma 18.000 lo fanno decollare in un colpo solo.
A ciò va detto che è inutile promuovere una cucina e un prodotto se poi in Europa ci abbassiamo sommessamente le braghe e lasciamo che esistano i parmesan kase, i parma schinken o si preveda il formaggio fatto con il latte in polvere o altre zozzerie che ci vorrebbero allineati ai barbari del cibo del nord Europa, che hanno 4 cose in croce e se le tutelano come l’oro colato.
Formazione! Che parolone. Detto da un Ministro poi ha il suono della presa per il culo.
Ma lei egregio dottor Martina è mai stato in un Istituto Alberghiero? in uno di quegli istituti che dovrebbero essere deputati a formare i cuochi di domani? Ha idea che se si fanno molte ore di cucina se ne fanno da 8 a 16 al mese? Ha idea che esistono Istituti nei quali il docente di cucina afferra il coltello e, per mostrargli come si taglia, dice ai ragazzi “fate finta che qui ci sia una cipolla”, lasciando alla libera interpretazione dei singoli come si deve tagliare qualcosa che non c’è?
Ha coscienza del fatto che quel bell’Alberghiero che le portano magari annualmente a vedere, quello accanto al Ministero ha fondi a strafottere perchè è lì mentre nel comune x della regione y non hanno nulla?
Dico si rende conto che siamo in Italia o lei è già su Kepler 452b?
E poi Cracco che se ne esce che bisogna regolamentare il settore perchè non si può fare tutto…su. Finiamola.
Entriamo in cucina e lavoriamo come si è sempre fatto.
Non si può fare nemmeno pubblicità, tv, lo chef e partecipare a 2000 eventi. Chi sta in cucina se vengo a mangiare da te? Ma poi se vengo a mangiare da te e non ci sei, sono stato da te o da chi mi ha cucinato?
Smettiamola. Finiamola. Cuciniamo e parliamo meno che il silenzio è una delle regole sacrosante che vigono in cucina.

In ultimo, ma non da ultimo, nel cercare foto in rete (per la qual cosa ringrazio sin d’ora gli autori che mi sono sconosciuti), ho reperito una foto del Ministro Martina che, con tanto di grembiule, porta dei piatti.

martinaca
Signor Ministro, se avessi un locale non l’assumerei!
Nei piatti il pollice non si mette e si portano con la famosa “regola del tre”. Se non sa cos’è se la faccia spiegare dall’Istituto vicino al Ministero. Lì di sicuro hanno i piatti e non devono simulare.

Che ognuno cominci a fare ciò che dice e professa di essere. Soprattutto lo faccia in silenzio.

di Giustino Catalano
Tessera FIC BAMT 00014

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