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Nel profondo nord est è tempo di gnochi de susini

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Primo pezzo per questo sito a cui sono onorata di partecipare.
Ci ho pensato a lungo: parlo prima di Trieste dove vivo o del Friuli dove sono nata e cresciuta?
Non è domanda oziosa, visto che una regione piccolissima con il Friuli Venezia Giulia è profondamente diversa nella sua cultura, nel modo di parlare (lingua friulana vs dialetto triestino), nella sua cucina.
Mi ha salvato la stagionalità.
Sulla pagina facebook di Antonia Klugmann, triestina di nascita e ora chef nel Collio goriziano a Vencò, ho letto “oggi raccolta delle prugne… domani succhi marmellata gelatine:))))gnocchi”.
Gnocchi? commenta qualcuno.
Eh sì, settembre è proprio il mese de i gnochi de susini.
Trattasi di uno dei tanti piatti di origine asburgica, austro-ungarica, mitteleuropea che dir si voglia, tuttora vivi nella cucina triestina (per chiarire: in Friuli a circa 70 km di distanza da Trieste mai li avevo assaggiati).
L’impasto è il medesimo degli gnocchi di patate, ma poiché all’interno devono contenere una susina – o prugna – sono di dimensioni maggiori e in un piatto al massimo se ne mettono tre.
La susina va ovviamente privata del nocciolo.
Possono essere serviti come primo piatto – in questo caso il condimento è burro fuso in cui si rosola del pangrattato – o come dolce e allora al burro fuso si aggiunge abbondante cannella.

Servono quindi 1 kg di patate, 250 g di farina 00, 1 uovo e 1 tuorlo, sale q.b. susine, zucchero, cannella, burro, pan grattato.

Si toglie il nocciolo alle susine e le si taglia a metà, poi le si mette in una terrina con zucchero e cannella mentre si cuociono le patate (alcuni svuotano dell’osso le susine ma le lasciano unite e vi inseriscono una zolletta di zucchero).
Una volta cotte le patate, le si sbuccia, le si schiaccia con lo schiacciapatate e con la farina e le uova si prepara l’impasto come per gli gnocchi.
Una a una si inseriscono le susine nell’impasto diviso in tanti dischi quanti sono gli gnocchi che volete preparare e poi si chiude bene con le dita premendo.
La cottura è in acqua salata: quando l’acqua bolle si tuffano gli gnocchi e poi si aspetta qualche minuto finché riaffiorano.
Nel frattempo si scioglie il burro in una padella, vi si fa rosolare il pangrattato e si aggiunge lo zucchero. Si versa il sughetto sugli gnocchi e si serve.
Minimo due volte, perché sono troppo buoni!
Una valida alternativa è quella di impanare gli gnocchi – una volta lessati – con pangrattato burro e cannella e di farli saltare per qualche minuto in padella con poco burro chiarificato.

Varianti: c’è chi usa le prugne secche fatte prima ammorbidire in acqua tiepida, c’è chi usa la marmellate di prugne, ma… la ricetta originale prevede susine fresche. O, qualche mese prima, le albicocche. Sì perché anche gli gnocchi farciti con le albicocche (gnochi de armelini) sono fantastici!

di Fabiana Romanutti

La foto è stata gentilmente concessa dal sito http://www.scopritrieste.com

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