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Occhio al pacco …… regalo.

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È abitudine sempre più diffusa quella di assolvere le proprie incombenze donatorie natalizie ricorrendo all’uso indiscriminato dei cesti regalo.
Questi affascinanti oggetti del desiderio che ci strizzano l’occhio dalle vetrine delle gastronomie, sono divenuti di facilissima reperibilità anche tra gli scaffali dei supermercati, discount compresi ed oltretutto sono abbordabili per la tasca di chiunque.
Merito della crisi? Della deflazione?
A me sembra soprattutto merito della inveterata dabbenaggine e pigrizia di molti consumatori (le stesse cause della diffusione sugli scaffali delle verdure di quarta gamma).
Il concetto di cesto natalizio è sempre stato legato, a mio avviso, al fatto che il cesto stesso contenesse delle prelibatezze altrimenti difficilmente reperibili e che servisse a sottolineare l’aspetto di indulgenza al piacere gastronomico negato (per motivi economici o salutistici) ma ricercato nelle festività.
È possibile che adesso si riesca ad acquistare ad importi risibili dei cesti ricolmi di prelibate leccornie precedentemente inarrivabili?
La risposta è di buon senso ed è banalmente NO, ma si sa che il buon senso è un bene che difetta alquanto (in tutti i settori) e che anzi, ci si senta gratificati dall’aver acquistato a quattro soldi un qualcosa che ne vale almeno il doppio, salvo poi scoprire, quando verrà aperto, che il valore era forse meno della metà della cifra pagata (vi siete mai chiesti perchè subito dopo le feste i cesti vengono venduti al 50% di sconto?).
Il vero problema nel caso dei cesti è che a fare la scoperta non sarete voi ma i destinatari di cotanto ben di Dio e con i quali tanto tenevate a fare bella figura.
Qual’è la causa di tutto ciò? Anche questo estremamente banale, ….. il profitto diciamo quanto meno “poco etico” che i “cestai” ne ricavano riuscendo a sbolognare cibi e confezioni spesso prodotti ad hoc andando incontro alle richieste di una clientela che si illude di poter fare bella figura con poco.
Quella che segue è una sia pur superficiale analisi del contenuto di uno dei nostri che mi è capitato sottomano. Ad onor del vero bisogna dire che il ….. pacco in questione, di cui sotto la foto, comprendeva anche un panettone Bauli da 750g. invero stranamente poverissimo in canditi ed uva passa, ma questo …. passi pure.
A vederlo così sembrerebbe interessante, ma scendiamo un pò più nel particolare.
Il posto d’onore lo merita senza dubbio il cotechino non IGP ma quanto meno prodotto in provincia di Modena che, pur risiedendo in una confezione dalle generose dimensioni, si riduce ad un misero quantitativo di 250g compreso il brodo di cottura (in pratica una monoporzione da finger food) sotto si vede la busta interna paragonata alla confezione in cartone.
La busta del caffè non è da meno lasciando intravedere all’ignaro incauto acquirente la prospettiva di un certo numero di macchinette da riempire; ahimè, come il nostro precedente, la quantità di caffè è solo di 100g e non 250g come potremmo supporre dalle dimensioni del contenitore esterno.
Bisogna ammettere che le confezioni esterne sono assolutamente veritiere riguardo al contenuto, ma va detto che quando queste sono chiuse nell’involucro esterno del cesto, le informazioni non sono accessibili; forse andrebbe prevista un’apposita etichetta di legge per tali confezioni, senza la quale diventa difficile configurare l’ipotesi di truffa commerciale.
Di seguito le immagini con il contenuto, anche qui risibile, dei biscotti e quella della confezione di lenticchie …. di Castelluccio di Norcia? Di Colfiorito? No, “di montagna” tanto che il marchio recita “Tenuta del cervo”, salvo poi scoprire la provenienza …. Canada.
Forse non tutti i cestai lavorano alla stessa maniera, ma la considerazione che sorge dopo aver visto tutto ciò è: ma se il cesto me lo faccio da solo, non è meglio?
E qui la risposta è meno scontata.
Se l’impegno che si mette nello scegliere il contenuto è dello stesso livello di quello usato per scegliere il cesto confezionato non faremo molta strada in più.
In questo triste caso, il mio consiglio è: regalando “zucchero e caffè” si fa miglior figura.

di Giosuè Rino Silvestro (Il Tagliere volante)

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