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Paninazzo a sorpresa

“L’amicizia è come un panino: ci devi mettere gli ingredienti giusti, ma se aggiungi un ingrediente messo a male o banale, il gusto non diventa gradevole; l’amicizia è fatta di tanti ingredienti che formano un enorme panino che possono mangiare minimo 4 persone. Questa è la vita!!!” (dal web)

Ingredienti:
• un panino grande;
• due fette di capocollo fresco;
• sale e pepe;
• 200 gr. di funghi champignon;
• Un mazzetto di spinaci;
• Una confezione di bacon (due fette saranno sufficienti);
• Una confezione di sottilette al cheddar;
• Una confezione di sottilette bianche

Metti una di quelle sere che annoiati, ti piombano addosso una compagnia di amici, rigorosamente senza avvertirvi prima, che, non avendo a chi rompere gli zebedei, puntano diritti sulla tua casa con la certezza assoluta che “tanto qualcosa quello ce fa magnà”. Il sig. Quello in questione sarei io e quando non ho disponibilità di cibarie in casa si riesce a sopperire con un pollo in rosticceria o dei tranci di pizza. Quando invece cercano di fregarmi e me ne accorgo li bastono con un bel paninazzo a sorpresa della quale impresa per la preparazione vado a raccontarvi.
Accaparratevi dal vostro fornaio di fiducia, magari barattando per vera la notizia di avere 6 bocche da sfamare a casa, un panino gigante o una piccola pagnotta, fregandogli rigorosamente qualche ciabatta o rustico, mentre lui si gira per prendervi il panino/pagnotta.

Tornati a casa con fare sospettoso e cercando di evitare gli sguardi del vicinato su questo grosso e invitante fardello che vi tenete abbracciato al petto, scaraventate il paninazzo o la piccola pagnotta sul tavolo e armati di un pugnale da cucina, cercate di inciderlo sul promontorio ed asportare la “calotta” senza rovinarla. Una volta tolta, vi apparirà del materiale bianco che non è simile al vostro cervello, suvvia! non pensiate di avere un cervello così compatto, dai!!! Si tratta di mollica che dovrà essere asportata con delicatezza fino a svuotare questo contenitore per farvi accomodare, al suo interno, delle preziosità. Fatto questo, prendete un paio di fette di capocollo fresco di maiale, cercando di togliere eventuali ossa se non volete far felice il vostro dentista, e fatele saltare in padella non prima di averle salate e pepate da ambo i lati. Dopo la cottura, con fare furtivo e con la punta della lingua tirata fuori da un lato delle labbra a simulare precisione, la inseriamo in questo vaso di pandora oramai scoperto e la adagiamo sul basso. Prendiamo gli champignon che se non ve li siete mangiati ancora e quindi qualche traccia è rimasta, li versate dentro al vaso di pane e sopra la fettina di capocollo. A questo punto in pieno americanismo sfrenato, scartiamo un paio di sottilette arancioni (quelle col cheddar) e le poggiamo sopra i funghi in un crescendo di sapori e colori. Visto che dobbiamo far finta che ci sia anche un po’ di “vegetalesimo”, laviamo delle foglie di spinaci e buttiamoci anche queste dentro, tanto che ce frega? Continuiamo con del bacon che avremo cotto in padella fino a renderlo croccante e dopo averlo ricoperto con l’altro pezzo di carne e con la calotta che abbiamo tolto prima, lo accartocciamo dentro ad un foglio di alluminio abbastanza lungo. Deponiamolo sul tavolo e con una rincorsa degna della migliore Sara Simeoni ci gettiamo su con uno slanciato stile Fosbury per cercare di appiattirlo. Cercate di centrare il tavolo, se non il paninazzo, altrimenti una commozione cerebrale o una frattura al coccige non ve la toglie nessuno. Se dopo questa operazione risultaste ancora vive con un respiro non affannoso, avvicinatevi a lisca di pesce al forno e, una volta acceso a 200 gradi, lo deponete al suo interno per un quarto d’ora circa. Se nel mentre, sentite puzza di bruciato o notate del fumo sinistro fuoriuscire dal forno, spegnete il tutto, gettatelo da un palazzo di 5 piani almeno (così avrà il tempo di raffreddarsi cadendo giù) e ripiegate sul pollo e le pizze che i vostri amici per humana pietas, avranno portato conoscendo le vostre e soprattutto le mie qualità culinarie. Se tutto questo non dovesse accadere, ritenetevi fortunati e tiratelo fuori dal forno. Cercate di aprirlo senza provocarvi ustioni di terzo grado e tagliatelo. Vi si presenterà davanti lo spettacolo più grande del Big Bang! Lasciatelo raffreddare per evitarvi la bruciatura totale delle papille gustative e che qualche filo di sottiletta fusa e sui tremila gradi Fahrenheit, bastardo lui, si avvinghi attorno al velopendulo facendovi ululare Lacrime napulitane. Se dopo tutte queste traversìe ancora vive siete, allora vuol dire che siete fatti di scorza dura e potete continuare a bazzicare questo blog senza prima di avervi ricordato di non fidarvi mai di un cuoco magro.

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