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Pizzeria Carla e Salvatore Oliva alla Sanità. Tornare ragazzi grazie ad un grande pizzaiolo.

Olivabanner

Ho avuto la fortuna di avere due genitori meridionali che agli svedesi più rivoluzionari non se li vedono proprio.
Questo ha fatto sì che sin dal compimento dei miei 18 anni (epoca nella quale un lavoretto lo riuscivi ancora a trovare) vivessi da solo.
Quella di vivere da solo appena maggiorenne è, per chi l’ha provato, una condizione altalenante. All’inizio fai tutto quel che ti pare, poi ti rendi conto che se le cose non le fai non si faranno da sole (bucato, piatti, ecc) e poi impari a gestirti i soldi, quei pochi spiccioli che tra affitto e altro ti avanzano.

A Napoli, per fortuna, anche se hai pochi soldi te la cavi con una buona pizza o un piatto di fritti. Era così anche quando ero ragazzo e mi contavo i soldi in tasca.
Vicino a dove abitavo esistevano numerose Pizzerie e non c’era che l’imbarazzo della scelta. Le più vicine quella del Maestro Antonio Starita e Concettina ai Tre Santi nel Rione Sanità, il cuore della vera Napoli.
Starita spesso e volentieri era con una fila improponibile all’esterno, da farsi peraltro su una strada di Materdei con un marciapiedi ristretto e noi, tutti giovani studenti e lavoratori si optava per Concettina.
La Pizzeria era, come tutte le pizzerie napoletane a conduzione familiare e accanto ai genitori c’erano due giovani ragazzini che facevano faville al forno e al focone (la vecchia pentola con olio dove si friggeva).
Uno di questi era Salvatore Oliva.
All’epoca, tempo di altri appetiti e di fame da studente si prendeva un giro di fritti e a seguire il ripieno a “rota e’carretta”, un ripieno tondo dalle dimensioni colossali con su la guarnizione di una margherita che i miei amici avevano anche il coraggio di farlo sormontare da un uovo fritto dicendo al buon Salvatore “facc’ nu uajo!” (n.d.t. “combinaci un guaio”). Ripeto..altra fame.
La-Sanità

 

 

 

 

 

 

La Sanità

La-nonna

 

 

 

 

 

 

 

 

La nonna di Salvatore Oliva

E’ poi passato il tempo e un pò per lavoro, un’altro pò per dimenticanza non ci ero più andato, finché giorni orsono non ho appreso che si era aperto con la moglie Carla una pizzeria tutta sua al centro della Sanità a pochi passi dal meraviglioso palazzo della Rivoluzionaria Eleonora Pimenthal Fonseca. Ci torno.E di corsa.

La pizzeria si presenta come da tradizione. Insegna con scritto Pizzeria Oliva da Carla e Salvatore (gran gesto di galanteria e signorilità mettere prima la moglie e poi se stesso – bravo Salvatore). Piastrelle candide ai muri e tavoli semplici. Un banco pizzeria con alle spalle il forno e la friggitrice e Salvatore e i suoi ragazzi.

Parto con un piatto di fritti sperando che l’appetito regga anche il resto.
I-fritti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I fritti di Salvatore Oliva

Arrivano. Crocchè, pall’ e’ ris’ (arancino), frittatina di maccheroni e migliacciello. Quest’ultimo l’avevo dimenticato!
Come è potuta accadere una cosa del genere!
Il migliacciello è forse il simbolo delle fritture tradizionali della Napoli che fu, resistendo solo nelle pizzerie dei quartieri più antichi ed rimanendo uno dei must del piatto di fritti del Rione Sanità. Asciutti e ben fritti.
Una polpetta tonda e schiacciata fatta con la polenta, il salame napoletano e una generosa quantità di pepe. Un boccone da Re. Quello di Salvatore Oliva è unico, perchè ha un perfetto equilibrio di tutti gli elementi e una nota di pepe marcata come vuole la tradizione napoletana. Grazie a lui resiste un’antica tradizione che altrimenti sarebbe scomparsa.
E’ poi la volta del crocchè e dell’arancino. Ottimi.
Infine la frittatina di maccheroni.
Qualcuno potrebbe dirmi “proprio tu non puoi dire che è la migliore viste le tue frequentazioni con i Salvo e la loro mitica frittatina”.
E’ cosa ben diversa. Le due non si somigliano se non per la pastellatura esterna. Quella di Salvatore Oliva è con il pomodoro e ha il sapore della frittatina di casa, il sapore di quella che faceva mia nonna materna alcune volte a casa. Intensa e profumata è un’altra cosa al pari di come son diversi il ragù del Vomero da quello del Rione Ferrovia. Non si possono paragonare. E’ come dire Lardiata e Genovese. Due cose totalmente diverse.
Di certo però è la miglior frittatina della Sanità. Così mai mangiate prima e sarà difficile in futuro.
La-frittatina-di-maccheroni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi arrivano le montanare (piccoli impasti di pasta lievitata, fritti e conditi con sugo, parmigiano e basilico.

L’apoteosi! Asciutte, gonfie, piene d’aria e intensissime di sapore e profumo di basilico.
La-montanara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le montanare

Ho resistito e quindi mi premio con una marinara. Impasto eccellente, ottima fattura della guarnizione ricca e gustosa.
La-marinara

 

 

 

 

 

 

 

 

La marinara

Dopo due ore avevo di nuovo fame e non ho avvertito la necessità di bere assolutamente.
Ma più di ogni cosa, per un’ora son tornato ragazzo.

Se siete a Napoli città tra le varie valide pizzerie dove andare nel Rione Sanità sappiate che c’è un grande. Salvatore Oliva… anzi no..Carla e Salvatore Oliva.

Pizzeria Oliva
da Carla e Salvatore
Piazza Sanità, 11-12
Napoli
Aperti a pranzo e cena

di Giustino Catalano

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