Queen of Sheba

     Se mi venisse chiesto quale sia, a mio giudizio, la miglior cucina al mondo sarei lapidato dalla maggior parte delle persone, miei connazionali principalmente. L’impeccabile cucina italiana con tanto di dieta mediterranea? No! L’arte e la delicatezza della cucina francese? No! La superba cucina spagnola? No! Allora la sofisticata e sempre più invadente cucina giapponese? Di nuovo no!

Allora di cosa sto parlando? Il mio ristorante favorito è un ristorante libanese. Libanese? Si!

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     Spieghiamo come ci sono arrivato: i miei primi 7 mesi di esperienza a Londra mi portarono a vivere nella luminosa e caotica Edgware Road. Questa è caratterizzata da una serie di ristoranti e shisha bar praticamente ogni dieci metri o poco più.

     La particolarità di questi ristoranti è che sono i pochi a rimanere “tipici”. Cosa intendo per tipico? Significa che chefs, camerieri, managers, prodotti, e quasi ogni cliente è di origine araba. A Londra ci sono italiani in pub inglesi, indiani in cucine italiane o polacchi in cucine spagnole, clienti per lo più inglesi perché gli unici che possono affrontare certe spese e che non si rendono conto dei prezzi salatissimi ricevendo poco in cambio.

     
Razzismo? No. Non trovo nulla di male in questo, ma il mio concetto di posto tipico prevede che uno chef indiano mi cucini carne indiana, uno spagnolo mi faccia la sangria, così come un napoletano mi inforni la pizza.
 I napoletani lavorano a Londra da fratelli la Bufala e la pizza è migliore e si sente, io porto lo stesso discorso quindi ad altre nazionalità e in altri contesti: se volessi lo chef spagnolo nel ristorante spagnolo è quasi impossibile, se però vado nel ristorante libanese lo chef mi sarà libanese.

Ma è solo questione di organico aziendale? No, è solo una cosa in più che apprezzo.

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     La cucina libanese è meravigliosa a prescindere: carne con cotture particolari, pane buonissimo (senza lievito), riso basmati cucinato ad hoc, hummus di ogni genere. 
Hummus non è solo “crema di ceci” in questo caso.

     Nel Queen of Sheba c’è una varietà di hummus al gusto di melanzane, yogurt, zucchine e quant’altro. In particolare quello alle melanzane è una cosa introvabile, indescrivibile nel sapore, tanto che una volta trasferito a Manchester dopo quattro mesi tornai a Londra per far visita ad alcuni amici e mi diressi senza indugio a tale ristorante, per chiedere espressamente porzione anomala di hummus alle melanzane (oltre che carne); sembra una cosa fuori di testa ma è appunto il motivo che giustifica la mia affermazione, perché considero la cucina libanese la migliore di tutte.

Mai farei una cosa simile per un’altra pietanza.

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     Ogni tipo di carne o vegetale servito al curry o in salse tipiche della tradizione libanese mi ha estasiato dalla prima volta.
 Da bere: il tè Jasmine. Esso viene fatto con delle foglie specifiche di tè che si fanno arrivare a loro dire dal Libano; un tè che preferisco alla coca cola, ed io  il tè lo tengo sempre come ultima opzione.

     Il menù del ristorante è lungo e complesso ma ormai so bene ogni volta che ci ritorno cosa scegliere. Il rapporto qualità-prezzo è eccezionale, ristoranti di periferia hanno prezzi ben più alti e qualità molto inferiore.

     La morale è: se qualcuno mi chiedesse il miglior ristorante di Londra dal punto di vista qualitativo, senza considerare la categoria, io risponderei senza alcun indugio, “Queen of Sheba”.

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Dopo aver completato un percorso formativo in Turismo per i Beni Culturali, inizio a studiare da autodidatta Economia e Finanza Internazionale. Sono sempre stato attirato verso la scoperta del nuovo e proprio questa mia passione mi ha fatto trasferire subito dopo la laurea in Inghilterra. Sono rimasto oltre tre anni a Londra e oggi per questioni lavorative vivo tra Manchester e Oslo. Appassionato anche di cibo e scrittura, ho potuto fondere le due cose iniziando a collaborare con "Di Testa & Di Gola". Essendo instancabile viaggiatore, il mio scopo è quello di apportare informazioni e curiosità riguardo le arti culinarie dei paesi esteri. Troppe volte ho sentito dire che le uniche cucine degne di nota sono quella italiana e francese. Senza rinnegare le mie origini, cerco di dimostrare che in luoghi impensabili esistono spesso sapori sconosciuti ai più e che meriterebbero maggior interesse. Inoltre mi impegno a diffondere un nuovo concetto sulla cucina italiana e cioè, non tutto si riduce a pasta e pizza, un luogo comune molto, a volte fin troppo, radicato; ma che abbiamo prodotti di ogni tipo degni di nota, con speciale focus circa la pasticceria napoletana e del sud in generale.

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