HomeL'editorialeIl punto di vistaQuel che una pianta sa.. e tutto ciò che non avremmo mai immaginato.

Quel che una pianta sa.. e tutto ciò che non avremmo mai immaginato.

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Quando la mia cara amica e collega di té, Prof.ssa Maria Vittoria Turra, mi ha fatto dono di questo meraviglioso libro sapevo per certo che sarebbe stato un libro di grande interesse ma, mai e poi mai, avrei potuto immaginare che le argomentazioni in esso contenute e la disamina scientifica avrebbero potuto catturarmi al punto tale dal tenermici incollato un’intera notte.
Centoquarantasette (147!) pagine letteralmente “bevute” in una manciata di ore.

Ma veniamo al testo.
Senz’altro molti di noi si saranno chiesti come fa una pianta a sapere che è primavera, ossia che è il momento giusto per far sì che i propri fiori sboccino. Oppure come fa a sapere un girasole che la luce del sole arriva da sinistra e non da destra o che il sole è tramontato.
Per noi del regno animale tutto appare più semplificato.
Possediamo una propriocezione, ossia una capacità di percepire e riconoscere la posizione del nostro corpo nel tempo e nello spazio. Ciò avviene grazie ad una serie di recettori che si chiamano appunto propriocettori.
Se piove o tira la bora cercheremo riparo, se vi è il sole i nostri occhi percepiranno la luce e decideremo se giovarcene o meno. Ma, apparentemente, il mondo vegetale non sembra poterlo fare.
Eppure una correlazione e una similitudine con esso deve necessariamente esistere.
Ed è proprio da qui che il testo di Chamovitz prende le mosse non senza ricordare a tutti che siamo del tutto dipendenti dal mondo vegetale. Viviamo in case dove vi è legno, prendiamo il nostro caffè che è il frutto di una pianta, indossiamo capi di cotone, stampiamo i nostri lavori su carta, guidiamo auto con pneumatici fatti di gomma e le riforniamo con carburante che è frutto della fossilizzazione di cicadi morte milioni di anni fa, ci curiamo con derivati di piante sia per un raffreddore che per un cancro. Insomma non possiamo farne decisamente a meno del regno vegetale.

Ma come spiegare i quesiti di base da cui si parte? Come poter spiegare come una pianta porta a maturazione un frutto? Per via del calore direte voi. Errato. Autoproduce etilene che è il vero responsabile della maturazione della frutta. Ma la particolarità è che lo fa in determinate condizioni che percepisce chiaramente e non solo per memoria ciclica. Infatti se la stagione porta ritardi il frutto non matura sino ad allora.

Allora le piante, di qualsiasi dimensione esse siano, hanno una loro “sensorialità” e propriocezione.

Ed è proprio da tale assunto, verificato e scientificamente provato che il libro muove con sei distinti capitoli e un epilogo che riporto pedissequamente qui di seguito:
1. Quel che una pianta vede
2. Quel che una pianta annusa
3. Quel che una pianta prova
4. Quel che una pianta ode
5. Come una pianta sa dove si trova
6. Quel che una pianta ricorda
Epilogo. La pianta consapevole

Il resto non ve lo dico per non togliervi il grande piacere di leggerlo.

Daniel Chamovitz – “Quel che una pianta sa – Guida ai sensi del mondo vegetale ” Raffaello Cortina Editore (reperibile anche da Feltrinelli) Edizione 2013 – prezzo €.18,00 …ma si trova anche a qualche euro in meno.

Daniel Chamovitz è biologo e dirige il Manna Center for Plant Bioscences di Tel Aviv. Il suo lavoro, presentato nel libro in maniera agevole, gradevole e semplificata è stato oggetto di verifiche e collaborazioni curate da parte dei maggiori esperti mondiali del settore.
Tra questi Ian Baldwin del Max Plank Institute for chemical Ecology, Janet Braam della Rice University, John Kiss della Miami University, Viktor Zarsky dell’Accademia delle Scienze della repubblica Ceca, Eric Brenner della New York University, Jonathan Gressel del Weizmann Institute of Science, Lilach Hadany dell’Università di Tel Aviv, Anders Johnsson dell’Università norvegese di Scienza e Tecnologia, Igor Kovalchuck dell’Università di Lethbridge, Virginia Sheperd dell’Università del Nuovo Galles del Sud e tanti altri che sarebbe troppo lungo menzionare.

di Giustino Catalano

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