HomeL'editorialeCibo e saluteFacciamo luce sulla SEU (Sindrome emolitico-uremica)

Facciamo luce sulla SEU (Sindrome emolitico-uremica)

SEU polignieri

      Tutto è partito da Altamura dove una bambina di 15 mesi è deceduta, ed altri due restano in condizioni critiche presso l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari, determinando da parte della Regione l’attivazione di un’apposita unità di crisi.

SEU Polignieri

     I genitori hanno raccontato di aver acquistato del gelato prodotto con latte crudo realizzato da un esercizio cittadino, ricotta oltre a carni di vari specie e yogurt in vari esercizi commerciali cittadini. E dopo il consumo, per la bimba erano iniziati i gravi sintomi gastrointestinali aggravati da perdite ematiche e feci. Ma le indagini svolte finora avrebbero fornito esiti negativi.

     E allora facciamo il punto della situazione con il dottor Michele Polignieri, medico veterinario dirigente presso l’Asl di Bari, Dipartimento di Prevenzione, Servizio Veterinario Area Igiene degli Alimenti di Origine Animale che opera proprio ad Altamura.

In questi giorni si stanno consumando fiumi di parole sulla
SEU (Sindrome emolitico-uremica)

C’è bisogno di informazioni adeguate.

     E’ giusto fare chiarezza. Cominciamo col dire che la SEU è una patologia sostenuta da uno dei più terribili, per quanto poco diffusi, enterobatteri: questi vivono e sopravvivono nell’intestino degli animali, soprattutto in quello dei bovini. La possibilità che la patologia si sviluppi è però subordinata ad una serie di cause predisponenti, che vedono essenzialmente le fasce di popolazione dei bambini in tenera età.

Come avviene la contaminazione?

     La contaminazione trae origine essenzialmente da questi incroci oro fecali, anche in ambito familiare; gli alimenti sono spesso chiamati in causa come “causa efficiente”, ma in realtà possono anche veicolare contaminanti intervenuti dopo la produzione o la commercializzazione del prodotto stesso.

Quindi, è meglio evitare i cibi crudi?

     Sicuramente l’uso di alimenti crudi e poco cotti è una pratica alimentare non proprio pediatrica, pertanto il ventaglio delle possibili porte di ingresso si restringe, e di molto. Una rigorosa igiene non sempre soccombe alle note abitudini dei bambini di portare le mani alla bocca e la facile pratica della cottura degli alimenti in questa fase di accrescimento è sicuramente una pratica scontata.

Cosa significa?

     Che certamente le manipolazioni, l’igiene dei frigoriferi di famiglia, le disattenzioni, che purtroppo sono frequenti, assumono più valore, più che il semplice dato epidemiologico che in questi giorni sta letteralmente massacrando una parte dell’economia di Altamura, in particolare le gelaterie artigianali e i caseifici.

Esiste un’emergenza SEU?

     Non esiste nessuna emergenza né ad Altamura, né nel resto della Puglia ed il Servizio Veterinario di Igiene degli Alimenti di origine animale (SIAV B) dell’ASL ha realizzato un quantitativo impressionante di prelievi e controlli, che diventeranno a tappeto anche per tutti gli gli altri opifici cittadini, al fine di intercettare eventuali corto circuiti sui processi di approvvigionamento, produzione e commercializzazione di alimenti di origine animale, con una particolare attenzione alla matrice “latte” soprattutto per le elevate temperature cui si sta andando incontro.

Ci sta dicendo che dobbiamo evitare il latte crudo?

     Il latte crudo, fra le tante cose, se viene usato per la produzione di mozzarelle subisce, pur se non pastorizzato, un innalzamento termico a 70°C molto vicino cioè alla temperatura di pastorizzazione HTST. In questa fase è molto importante porre attenzione alla cottura accurata del cibo, soprattutto per quella categoria di alimenti tanto cara ai nostri bambini, quella cioè che ha meritato il titolo negli States come Hamburger Disease.

Dobbiamo preoccuparci per i nostri bambini?

     Valutando accuratamente l’andamento degli episodi che ci lasciamo alle spalle, dal 2014 ad oggi, non si può non ritenere che la più frequente causa predisponente, confermata anche dalla comparsa stagionale, sia rappresentata dalla tenerissima età delle vittime e dalle elevate temperature ambientali. Fortunatamente i campioni sin ad oggi analizzati per la ricerca specifica di Escherichia coli verocitotossico, hanno dato esito negativo; quindi, un sospiro di sollievo sulla sicurezza dei prodotti alimentari che sono stati oggetto di attenzione: ricotta, mozzarella, gelati, carni di pollo, di suino, ovino, equino, bovino e derivati di carne con salsicce ed hamburger in testa.

La foto in evidenza è stata reperita in internet e non è di nostra proprietà.

Comments

Written by

Nato in Calabria nel marzo del 58 da genitori pugliesi, esercita la professione di Medico Veterinario Igienista (Qualità e Sicurezza Alimentare) presso la ASL BA con mansione di Ispezione e Controllo degli Alimenti di origine animale. E’ Iscritto a SLOW FOOD ITALIA dal 1995 di cui è docente per i corsi MASTER OF FOOD (Formaggi-Carni-Salumi-Olio extravergine), oltre che per l'aggiornamento degli insegannti del MIUR. Fonda nel 2007 l'Associazione "Il Sogno di Arlecchino_Ricerca e tutela della Biodiversità" che candida alla gestione del progetto pilota "CENTRO STUDI PER LA TUTELA DELLA BIODIVERSITA' E DEL TURISMO SOSTENIBILE" ed all'utilizzo di terapie "ALTRE" nel contesto del disagio mentale; Sommelier, ha collaborato al progetto editoriale dell'A.I.S. Puglia "Messaggi in Bottiglia" e di Slow Food Editore EXTRAVERGINE . E’ Iscritto dal 2011 all'Albo Nazionale degli Assaggiatori di Olii di Oliva Vergine ed Extravergine. Ha conseguito nel 2007 la laurea in Scienze della Maricoltura ed Igiene dei Prodotti Ittici presso l'Università degli studi di Bari e, nel 2015, il Master in Cultura dell'Alimentazione e delle Tradizioni Enogastronomiche presso la Facoltà di Filosofia, Uniroma 2, di Tor Vergata.