Siamo tutti Figli di P

pizzeria-p-lissone-daniele-ferrara-recensione

È successo questo.

     È successo che Daniele Pozzi, terminale offensivo di una storica e pluri-premiata squadra di panificatori da cent’anni, nel coronare il sogno d’aprire una pizzeria napoletana ha reclutato uno dei migliori giovani talenti italiani.

     Daniele Ferrara – e non dite che non ve l’avevamo detto, quando ne sentirete parlare – s’è lasciato sedurre dal progetto e ha lasciato il forno di via Ripamonti (che già sfornava una delle più buone pizze di Milano) per traslocare in Brianza e inaugurare un corner di innovazione con tanto rispetto per la tradizione – come si dice in questi casi.

     Lui, già allievo Cammarota, ammacca una pizza che si suol dire “verace” ma che di verace ha soltanto il sapore, che è un pregio autentico. Il resto è pura tecnica che guarda intensamente alla digeribilità, preservando lo stomaco, i reni e la sete. Non tornerete a casa come cammelli, né avrete sentori fastidiosi tra piloro e duodeno.

pizzeria-p-lissone-daniele-ferrara-recensione-2

     L’impasto è talmente maturato (oltre 50 ore) che la pizza è già digerita prima ancora che si adagi nella vostra pancia, con i succhi gastrici orfani della loro azione dissezionatrice.

Ma concentriamoci sulla pizza: del sapore abbiamo già detto, autenticamente verace, profumata, meravigliosa.

     Gli ingredienti sono di prim’ordine, con il Gustarosso e il Fior D’Agerola che riempiono la bocca degli increduli clienti di “P” – questo il nome della pizzeria – che mai avevano goduto così tanto soprattutto da queste parti.

     La Margherita è senza dubbio alcuno sul podio delle migliori dell’intera Lombardia – prima o poi faremo una classifica: ci sono anche Vincenzo Capuano, Gennaro Rapido e Giorgio Caruso – e può tranquillamente giocarsela con le Aversane e le Napoletane che sono già arrivate in finale.

     Le altre pizze sono chiamate P2, P3, P4 e così via, e propongono una serie di accostamenti senz’altro inediti ma ben ragionati, come le scarole con la ‘Nduja di Spilinga o la salsiccia di Maialino Nero Casertano con finferli e patate.

     Un’esperienza da fare e da rifare, nonostante la lontananza dal centro di Milano, o forse proprio in virtù di questa: la pizza di “P” prende le distanze letteralmente dai gusti sterotipati delle wannabe-Napoli recentemente aperte tra il Duomo e i Navigli, e assurge a modello di riferimento per la pizza del nuovo millennio.

“P”
Via Padre Reginaldo Giuliani, Lissone (MB)
www.pdipizza.it

Comments

Written by

Ho più di 35 anni, non sono diplomato all’UCLA e non figuro nella lista delle persone più ricche del mondo. Ma ho una vera e propria ossessione per la pizza napoletana. Mi guadagno da vivere con il digital marketing, ma la pancia l’ho “guadagnata” con i carboidrati. Un anno fa ho fondato “Io e Margherita”, il primo account Instagram dedicato esclusivamente alla regina delle pizze (indovinate quale?): per stilare schede, recensioni e pagelle giro per Milano almeno una volta a settimana, forse due, senza posate. Perché ricordate: la pizza va mangiata con le mani.