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Sua Maestà: l’Amarone

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     Prima di entrare in argomento, premetto che lo affronto con una certa titubanza, in punta di piedi. A Milano, la mia città, diciamo che “stringiamo i bulloni della mutanda in ghisa” , perché lo scivolone è lì, dietro l’angolo ad aspettarti.

Trattasi del “Re dei vini della Valpolicella” … tra i più conosciuti e rinomati.

     L’Amarone, ebbene sì, proprio lui. Non è così facile. Il nome stesso riempie la bocca, se ne ha (quasi) una certa riverenza …. Eppure….

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     Eppure anche chi ne ha affrontato più bottiglie e più annate, potrebbe avere grande difficoltà a conoscerlo, degustarlo e capirlo. L’area di produzione iniziale comprendeva 5 comuni in quattro valli (circa 5000 ettari), dove ancora oggi si delimita l’Amarone Classico; negli anni ’80 però è stato esteso il territorio verso est, nel quale si producono le stesse tipologie di viti (naturalmente con caratteristiche diverse per il terroir di appartenenza). Dal 2010 anche la percentuale di uve utilizzate è stata modificata. Insomma: un Consorzio in evoluzione ed in espansione!

     Le uve usate per produrlo sono Corvina, Molinara e Rondinella, lasciate appassire sulle arelle, graticci di legno o canne (il bambù è in grado di assorbire maggiormente l’umidità durante l’essiccamento), senza accavallamenti, in luoghi chiamati fruttai. Ai giorni nostri alcuni produttori utilizzano cassette di legno o plastica direttamente dalla vigna per evitare il più possibile la manipolazione delle uve, trasportate poi in ambienti termo-condizionati a ventilazione forzata, atti a creare l’ambiente ideale per l’appassimento (per il disciplinare, si può intervenire sull’umidità, NON sulle temperature).

La scelta dei grappoli inizia in vendemmia

     Viene fatta da personale molto preparato e specializzato (spesso donne, si narra), che con occhio esperto seleziona e si prende la responsabilità di selezionare l’uva più promettente, più integra, eliminando gli acini ammuffiti o troppo maturi per creare dei grappoli spargoli per facilitare l’areazione durante l’essiccamento.

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     Per 90 giorni si procederà all’appassimento lento, costante e strettamente controllato dall’uomo. In alcune annate promettenti si prolunga il periodo per estrapolare ed esaltare gli aromi. Uno dei miei itinerari futuri prevede la visita ai fruttai per godere del profumo emanato dalle uve durante l’essiccamento. Alcune aziende organizzano vere e proprie gite in tal senso; consultando il Consorzio Tutela Vini Valpolicella e chiedendo la lista dei produttori si può scegliere la cantina che si desidera.

     Rimettiamo i piedi per terra e procediamo!

     Terminati i 3 mesi canonici, verso gennaio, si giunge alla pigiatura di un mosto molto concentrato, che viene messo in legno per la stagionatura; l’Amarone è un vino che può raggiungere con molta naturalezza i 16 gradi alcolici, per capirci.

     Si possono utilizzare le barrique ma la tradizione vuole che le grandi botti in rovere da 80 o 100 ettolitri siano più apprezzate per due motivi: la fermentazione è più lenta ed il contatto legno/vino è di minor densità, lasciando sentori più genuini e delicati al futuro Amarone (e sì … non è ancora un DOCG, è bene ricordarlo!).

L’ultimo passaggio è l’imbottigliamento

     E’ a questo che il vino amalgama tutti i profumi omogeneamente, che sprigiona il suo carattere corposo, intenso ed al contempo delicato… 16 gradi di bontà divina!!!

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     Tra vendemmia e commercializzazione passa un periodo di almeno 3 anni. In alcuni casi, annate eccelse o uve particolarmente vocate i tempi vengono procrastinati anche di uno e due anni, oppure vengono create delle Riserve. Qui entriamo nell’Olimpo degli Dei, come per alcuni Brunello Di Montalcino o Sassella e rischiamo di perderci nei meandri di profumazioni sublimi. Magari scriverò successivamente di questi nettari, quando sarò più preparata sull’argomento.

     Quando acquistiamo delle bottiglie, atte all’invecchiamento, è bene valutarne le caratteristiche. Se si vuole bere nell’immediatezza sconsiglio chiunque a bere una delle ultime annate, si rischia di non riuscire ad apprezzarlo come si deve, di non capirne le proprietà organolettiche alle quali aspira un vino di questa portata e soprattutto non si fa un grande onore né al nettare, né a sé stessi, per il lavoro certosino che ho descritto finora e per la spesa che abbiamo affrontato all’acquisto.

     Parliamoci chiaro: il costo di una bottiglia di Amarone si aggira tra i 30/40 euro e chi non è preparato rimane basito, ma posso assicurare che quanto ho raccontato è stato “scremato” dalla sottoscritta per evitare il classico “calo della palpebra” dovuto a noia per eventuali prolungamenti su regole, disciplinari e metodi.

Vorrei ricordare che la terra è bassa per tutti

     Ma che pare lo sappia solo chi la lavora, mentre gli altri la danno per scontata. La fatica per fare del buon vino (e parlo di tutti i vini, in tutte le regioni e/o Stati) coinvolge il produttore 365 giorni l’anno, l’impegno costante è in balìa di eventi che non possono essere governati dall’uomo (gelate, siccità, grandine, temperature climatiche in continuo mutamento, etc), nel caso specifico che sto affrontando ricordiamoci anche la resa uva/prodotto finito e commercializzato.

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     Il 30 gennaio per acculturarmi maggiormente sono andata a Verona, nel Palazzo della Guardia, all’Anteprima Amarone DOCG 2013, evento nel quale una quarantina di produttori hanno presentato l’ultimo imbottigliamento della loro cantina e uno a loro scelta delle annate precedenti. Inutile dire che il 2013 è un prodotto ancora molto giovane, non ancora omogeneo, che deve ancora prendere quel sentore vellutato al palato, ma i sentori lasciano ben sperare.

     La scelta per la mia enoteca è caduta su un’azienda giovane ma capace, appartenente alla FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) che si chiama La Dama, in quel di Negrar (VR). Gabriele Dalcanale e sua moglie Miriam, titolari, hanno fatto della loro passione una scelta di vita, dove tradizione ed innovazione devono essere in giusto equilibrio per produrre vini tipici e di qualità. Conosciuti al Vinitaly, mi hanno subito colpito per l’amore alla vigna che trasmettono all’avventore.

Amarone 2013

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     Il loro Amarone 2013, ha fatto affinamento in botte grande che l’ha reso delicatamente elegante (meno potenza e meno tannini). Il profumo è già invogliante ma al sorso capisci che è giovanissimo e può avere una bella e lunga vita, i sentori devono amalgamarsi ed evolversi, lo si capisce dal retrogusto che ti lascia intendere l’ottima struttura sulla quale baserà il suo invecchiamento. Attenzione: non è una critica, anzi! Il produttore di Amarone considera un complimento dirgli che il suo “pargolo” avrà tanti anni davanti a sé (se non lo si beve prima!).

     L’annata 2012 invece è già più pronta, armoniosa… la forte acidità lascia spazio a profumi di ciliegia sotto spirito, prugne secche, tabacco, cuoio e cacao ben bilanciati tra loro. Il sapore sembra più complesso in quanto gli aromi che si sono percepiti a naso si espandono contemporaneamente al palato con un gusto pieno, corposo, ma non pesante; il colore è rosso rubino e non ha ancora preso i riflessi granati, quindi ti lascia intendere una buona longevità!

     Insomma… che dire: ORGASMICO!!!

LA DAMA
Via G. Quintarelli, 39
37024 San Vito di Negrar (VR)
Tel. 045 6000728
info@ladamavini.it

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Una vita da bere Avevo già un interesse particolare per i vini, poi per varie vicissitudini, io e mio marito ci siamo trovati dall’oggi al domani senza un domani, cioè senza lavoro e da qui è nata l’idea, con l’appoggio della famiglia dell’Oltrepò, che produce vino da generazioni, di creare un ambiente sereno, appagabile, …. Faticoso. Ho aperto dunque una rivendita di vino sfuso ed il bottiglia alle porte di Milano. L’Italia ha la fortuna di essere un paese ricco di profumi, gusti e sapori, che non ha eguali ed i momenti più importanti per me della giornata, sono pranzo e cena, dove con famiglia, amici e buoni conoscenti hai modo di intrattenerti piacevolmente. Cosa ti permette questo!?! Ma il buon cibo, il buon vino, la convivialità! Mi piace assaggiare dei vini che non sono così conosciuti per il nome o la moda, ma che raccontino un loro percorso, la loro vita attraverso l’olfatto, il palato e la vista di chi lo sta assaggiando e che per ognuno sia un’esperienza diversa, …. Alla fine abbiamo tutti i 5 sensi, ma diversi da uomo a uomo, no? La cosa principale che si deve tenere a mente per me è che, con il territorio che abbiamo, non basta una vita per imparare e conoscere e che lo si può fare solo insieme….su questo magazine ad esempio …. Cin Cin!!!