HomeL'editorialeIl punto di vistaUna notizia “divertente”: Giovanni Grieco chiude l’azienda a causa della nuova “ILVA” che verrà.

Una notizia “divertente”: Giovanni Grieco chiude l’azienda a causa della nuova “ILVA” che verrà.

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Prima di iniziare il racconto di questa storia a dir poco assurda mi corre l’obbligo di manlevare tutti gli Autori di questo sito da quanto scriverò e racconterò essendo, questi, all’oscuro di tale pubblicazione e della storia.
Del pari dovrò in ogni caso adoperare locuzione quali “pare” e sembra” in quanto la conversazione dalla quale traggo la storia è avvenuta tra Ferrandina e Matera al telefono e in tale tratto la linea telefonica dei cellulari è poco stabile e molto disturbata. Pertanto di quanto dirò ho scarse certezze anche io.

Fatta questa debita premessa vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che renderebbero tale vicenda meno improbabile di quel che sembra.

La parola “divertente”.
Benché oggi tale termine indichi un fatto che suscita allegria, gioia, ilarità, la parola divertente deriva dal vocabolo latino “devertere” che alla lettera significa spostarsi dalla realtà. Su tali basi in una rappresentazione teatrale ben si può trovare “divertente” una tragedia al pari di una commedia.

L’Italia degli assurdi e della finta cecità.
Pochi sanno che Ascea è l’antica Velia e che qui ancora oggi si conservano i resti della casa di Parmenide, il filosofo greco della semplificazione del “Panta Rei” (Tutto scorre) di Eraclito. Ebbene sino a qualche tempo fa le erbacce che crescevano venivano tagliate da un allevatore locale che poi le utilizzava per darle come foraggio per i propri animali.
Una buona idea. Da un lato si risparmiava il costo della pulizia e dall’altro l’allevatore, nel rendere un servizio alla collettività, provvedeva ai parziali bisogni del proprio allevamento.
State aspettando che vi dica dove è l’assurdo? Arriva, non temete.
Una mattina si sveglia un “genio” alla Sovrintendenza ai Beni culturali e scrive all’allevatore intimandogli di fermarsi o gli verrà chiesto il pagamento delle erbacce che adopera per sfamare le proprie armenti!
Risultato: l’allevatore smette di sfalciare le erbe e il sito finisce nel più ampio e desolato degrado sommerso dalle erbacce che non si possono tagliare perché mancano i soldi.

Ma passiamo ad altro giusto per entrare in argomento. Vi siete mai chiesti come mai l’ILVA finchè è stata di proprietà dello Stato italiano, benchè fioccassero denunce, vi fossero morti e malati terminali non ha mai suscitato l’interesse di nessun magistrato?
La dico meglio… come mai nonostante prima si denunziasse e si morisse tutto a un tratto si sveglia un Giudice e inizia un’inchiesta che porta sino al rischio di chiusura dopo 30 anni di totale e assoluto silenzio?
Sarà mica che una volta diventata proprietà privata (Famiglia Riva) non ci sono più veti ostativi a procedere?
Boh! Chi lo sa. Resta una di quelle cose misteriose che non ci siamo mai chiesti e non ci chiederemo mai. Cecità..forse c’è stato un periodo di cecità non appurata per via medica negli uffici di Giustizia.

Il Petrolio e come lo si estrae.
La Basilicata è la Regione più ricca di petrolio di tutta Italia. Questa cosa è poco nota a molti italiani.
Qui la Total e l’Eni Petroli hanno stabilito con la regione Basilicata ( e lo Stato) un accordo in base al quale sono sorti circa 60 pozzi di estrazione petrolifera di eccellente qualità e abbondante.
Si pensi che i pozzi di Tempa Rossa in agro di Corleto Perticara (PZ) estraggono dal giacimento più grande d’Europa su terra ferma.
L’estrazione avviene come in tutti i paesi mediante la trivellazione adoperando varie punte a seconda dei minerali che si incontrano nei vari strati del sottosuolo, spaziando dai metalli più comuni sino al diamante o la bachelite (che proprio salubre non è).
Ovviamente le operazioni di trivellamento si svolgono fino a svariate centinaia di metri di profondità.
Qui interviene un fattore tutto tipico del sottosuolo lucano.
Pare che il petrolio lucano sia particolarmente ricco di gas e che tale presenza lo renda molto instabile in fase estrattiva, pertanto, si rende necessario “cementare” (mi si lasci passare il termine) il pozzo in maniera tale che la pressione e i gas non spingano nelle fessurazioni naturali del terreno il petrolio una volta che la vena è raggiunta.
Così, secondo scelte eminentemente tecniche, via via che si perfora il terreno si provvede a versare all’interno del pozzo la bentonite che è un materiale che serve a impermeabilizzare le pareti del pozzo. Da sola però la bentonite non ha sufficiente forza cementante e perciò si rende necessario il ricorso al solfato di bario che assieme alla bentonite provvede a creare una sorta di cappotto isolante alle pareti del pozzo. Peccato però che il solfato di bario sia radioattivo.
Via via che si va giù i materiali che risalgono pertanto risultano radioattivi.
La bonifica e smaltimento di tali materiali è affidata all’Ente Parco che è un consorzio creato ad hoc per tale attività.

Il fatto. L’Azienda Grieco di Pisticci (MT).
Avete mai provato i formaggi di Giovanni Grieco?
Semplicemente indescrivibili. Fatti a crudo con il solo latte delle sue oltre 900 pecore avevano al loro interno tutti i profumi delle erbe della basilicata, della piana dei calanchi. La ricotta con la stessa consistenza della seta, i pecorini e i cacioricotta di un’intensità unica. Proprio i suoi pecorini hanno il primato di fare di Giovanni l’unico produttore lucano di Canestrato di Moliterno IGP.
Il Canestrato di Molitenro è un formaggio di Pecora che viene prodotto in aree stabilite dal Disciplinare IGP (anche se spesso si trova contraffatto proveniente dalla Sardegna dove l’allevamento ovino è considerevole) e poi affinato nei Fondaci di Moliterno dove assume una texture e un corredo di profumi davvero unici. Mai secco e sempre umido il pecorino di Moliterno è uno dei pecorini più interessanti del mezzogiorno d’Italia.
Non li avete mai provati? No?…e allora non li proverete mai più!
E questo perché l’Azienda Grieco ha chiuso a dicembre del 2013. La crisi? Macchè…

Una sera mi imbatto in questo video su La7.

Così scopro che Giovanni, che conosco da oltre 15 anni ha chiuso.
Il giorno dopo, nel mentre sto recandomi a Policoro, nella zona di Ferrandina gli telefono e gli chiedo cosa sia mai accaduto vista anche la sua denunzia pubblica.
Qui il pare e il sembra diviene d’obbligo….
Pare che a seguito dell’alluvione di Metaponto (MT) le vasche nelle quali erano contenuti i residui fangosi destinati al trattamento da parte dell’ente Parco siano finiti sott’acqua.
Non si sa come né perché ma sembra che da quel momento, e per circa un anno, qualcuno abbia sversato detti liquami (radioattivi) nel fiume Basento nei pressi di Pisticci (dove insisteva l’Azienda di Giovanni) che provvede all’irrigazione dei campi e delle realtà agricole lungo il cui tragitto è cosparso.
Pare siano stati circa 230 camion al giorno…..

Chiedo a Giovanni come se ne è accorto. Mi dice che lo ha allarmato uno strano fetore proveniente dal fiume che corre lungo le sue tenute. Avrebbe provveduto a delle prime analisi sommarie del terreno e questo sarebbe risultato con livelli di alluminio di gran lunga oltre la soglia massima consentita.
Tale circostanza lo avrebbe attivato presso le autorità competenti.

Pare che nell’approfondire la cosa abbia scoperto che sin dal 2008 il suo territorio (inteso in senso molto più ampio delle sua proprietà) fosse stato dichiarato “Sito di interesse nazionale”. Tale qualifica non indica assolutamente una località di pregio ma piuttosto un luogo dove è indispensabile una bonifica radicale da elementi inquinanti e radioattivi.

Gli chiedo cosa stanno facendo le autorità. Qui mi risponde ma la linea è davvero pessima….
Pare che sia andato alla Procura della Repubblica di Matera dove il Procuratore generale gli avrebbe mostrato un faldone dove sembra che sin dal 2005 vi fossero numerose denunce del Corpo Forestale dello Stato, della Polizia ambientale, ecc.
Riesco a dire tra un fruscio e l’altro, senza però capire bene la risposta ..”e Legambiente”..si capisce poco e male…pare che abbia piena conoscenza della cosa ma sia vincolata perché è tra i firmatari dell’accordo del 2002 tra Stato – Enti petroliferi _ Regione e Associazioni di categoria.
Certo è che il petrolio in Basilicata doveva dare molti posti di lavoro e certo è che ai Lucani per il piccolo “disagio” doveva pervenire una royalty sul greggio consistente in uno sconto sui carburanti e l’energia.
Di posti di lavoro ai lucani se ne son visti pochi e di royalty solo una scheda a persona patentata (i non patentati si fottono!) di poco meno di 100 euro, una sorta di card da ricaricare annualmente e caricata solo un paio di volte fino a 5-6 anni fa…

Chiedo a Giovanni, tra una caduta di linea e una nuova telefonata, cosa farà ora la magistratura. Mi aspetto una nuova procedura veloce e dal pugno di ferro come quella dell’ILVA…
Si sente malissimo..a pezzetti e tutto poco chiaro.. potrei sbagliarmi … sembra (ma avrò capito male di sicuro o Giovanni si sarà spiegato male lui o la linea…insomma fate voi) che le Procure di Matera e Potenza per reati di questo genere dipendano dalla Procura di Catanzaro la quale riceve e invia tutto al CSM a Roma..non capisco se qui si ferma perché ci sono interessi politici ..non si capisce la linea continua a cadere ed io a ritelefonare ..anche da fermo non c’è niente da fare.. colgo solo “finanziamento” in una prima frase..poi “Stato” in un’altra..”PD” in un’altra ancora.. poi alla fine ”ENI”..credo di aver capito che il PD che è il partito di governo, d’intesa con l’ENI, abbia deciso di chiedere un finanziamento allo Stato per la bonifica dei luoghi…credo..non so. Non ho capito.

Ovviamente se ho capito male tra linea caduta, frusci, parole e frasi interrotte da vuoti di campo il tutto va totalmente eliso e ignorato.

L’unica cosa che però sotto Matera, dove la linea era nuovamente stabile, ho capito è che la zona è preoccupatemene contaminata, forse anche da elementi radioattivi anche se al momento l’ARPAB nicchia e sonnecchia e che, cosa che mi fa più male di tutte Giovanni Grieco (con un danno stimato di circa 400 milioni di euro tra azienda invendibile e ricavi stimati nel futuro e non realizzabili) andrà via dalla Basilicata e che andandosene (questo l’ho sentito benissimo) si volterà e sputerà sulla Regione che gli ha dato i natali ma non come gesto di sprezzo verso i suoi conterranei ma verso le Istituzioni che lo hanno ignorato.
Se fosse accaduto qualche mese fa lo avrei rincuorato dicendogli che non se ne erano accorti perché impegnati a raccogliere scontrini da terra ma ora non so che dire.
E’ morto l’unico canestrato lucano che poi diventava Pecorino di Moliterno IGP, è morto un giovane che aveva fatto dell’agricoltura e dell’allevamento un’attività imprenditoriale redditizia, è morta una tradizione plurisecolare e un bravo casaro.
A noi di attendere l’Ilva che verrà….che ciascuno scelga di vomitare per lo schifo dove meglio crede.

Parmenide diceva: “Ma dal momento che tutto è denominato luce e tenebra e queste, secondo le loro attitudini sono applicate a questo e a quello, tutto è pieno insieme di luce e di tenebra invisibile, pari l’una e l’altra, perché né con l’una né con l’altra c’è il nulla.” (frammento 9)

di Giustino Catalano

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