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Una doverosa premessa o meglio, un avviso: questo post è “Di testa o di gola (profonda)”? Me lo sono chiesto più volte; probabilmente entrambi. L’argomento non è del tutto nuovo ma, secondo me, poco trattato. Troppo poco. Vediamo se avete la mia stessa sensazione.

Sera. A casa, finalmente un pò di relax; la stanchezza ha il sopravvento, almeno stavolta voglia di uscire sottozero e allora che si fa? Un giro in rete è sempre una maniera rapida per vedere cosa fanno gli amici. Ok, si accende il pc: un blog, un social network o una qualsiasi altra piazza virtuale, si mette la password et voilà…il rullo delle notizie è sommerso da una sfilza di post, link, blog e – “chipiùnehapiùnemetta” – di bevute, tutte meravigliose, straordinarie ed eccelse. Un po’ per far parlare di sé (si sa che i degustatori hanno un ego smisurato), un po’ per far rodere amici e conoscenti, un po’ per richiamare l’attenzione del pubblico o degli aficionados ecco che bottiglie celeberrime, introvabili e costosissime icone ma anche improbabili etichette di dubbio prestigio e (perché no?) anonime bocce da hard discount finiscono sbattute in evidenza in pose fotografiche più o meno glamour, anche in fila come ballerine di un can can della Bella Epoque.

E’ il wine-porn, versione enologica del food-porn, ovvero l’esibizione ostentata, quasi una processione solennemente barocca di chi ha bevuto cosa, quando e come. Le note di gusto, le descrizioni, i commenti? Qui viene il bello. Tutto è mirabolante, superlativo e irripetibile. Chi c’era c’era e chi non c’era si è perso l’imperdibile. Un po’ come nel finale del film Blade Runner di Ridley Scott quando Rutger Hauer pronunzia il celebre:  “Ho visto cose che voi umani….”…ecco, voi umani rosicate perché io degusto e voi miserelli state lì a leggere…..e se il vino è introvabile o inaccessibile per prezzo siderale o scarsità di produzione, il cerchio è quadrato e il povero lettore non si salva più.

Poi, se qualcuno riesce a capire, attraverso quelle parole (quattro o quaranta fa lo stesso), di cosa sapeva quel vino in termini chiari, semplici e comprensibili, beh… è davvero bravo. Il wine-porn infatti si nutre anche di questo: fenomeni che bevono, fenomeni che sono bevuti, fenomenali descrizioni in cui l’immaginario surclassa il reale. Il tutto, naturalmente, in stile assolutamente seriale, a raffica di mitragliatrice: non solo molti amatori (ehm…) ma anche tantissimi stimati professionisti della comunicazione enoica lo praticano con assidua pervicacia.

Da parte mia la nausea ha preso il sopravvento ed è accresciuta proprio dal fatto che questo sfoggio sa di autoreferenzialità e allontana sempre più la gente da un consapevole e responsabile consumo del vino che, non dimentichiamocelo, è anche uno dei più grandi giacimenti culturali della nostra storia. Di fronte a termini roboanti ed eccelsi assaggiatori (o enofighetti?) a tanti, troppi semplici bevitori non resta che schernirsi con un difensivo “ma io non capisco nulla di vino”. Poi, il fatto che chi si giudica incompetente nel dichiarare buono o meno un vino qualsiasi sia comunque capacissimo di lanciarsi in arditissmie tesi e affermazioni di economia o finanza quasi fosse un Premio Nobel senza averne i titoli…beh, è solo il rovescio della medaglia.

Per chi volesse approfondire, raccomando la lettura di questo bellissimo articolo

http://wineeconomist.com/2010/09/13/the-trouble-with-wine-porn/

e a fini di profilassi ma anche – nei casi più gravi – di vera e propria cura, la lettura integrale de “Il Gusto del Vino” di Emile Peynaud, un grande classico che non smette mai di stupire e che insegna una piccola regoletta ancora insuperata: la degustazione, se condotta con sobrietà e competenza, è una grande scuola di umiltà, cosa questa che – aggiungo sommessamente – non attenua la passione, ma la approssima ad una percezione più completa e meno superficialmente sensazionalistica.

Siamo nani sulle spalle di giganti, non dimentichiamolo.

Di Edoardo Duccio Armenio

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