50 Best 2025: vince Maido
Vince Maido, di Lima, battendo Asador Etxebarri, situato nei Paesi Baschi, che è però il miglior ristorante europeo. Poi, fra gli altri 50 Best, c’è tanta Asia (quasi un terzo del totale), molte new entry (nove, fra cui il nostro Atelier Moessmer, di Norbert Niederkofler), un piazzamento che grida vendetta (Uliassi, uno dei migliori ristoranti europei solo al 43mo posto), e poi i soliti noti italiani che galleggiano sempre a metà classifica (Piazza Duomo 32mo, Le Calandre 31mo, il Reale 18mo). Il 16mo posto di Lido84, del talentuoso Riccardo Camanini, invece, segna un’ulteriore caduta che non fa bene sperare (fu settimo nel 2023, e dodicesimo nel 2024).
Del resto il sistema di voto poco rispecchia i valori oggettivi, sempre che esistano, perché i 1080 giudici sparsi in tutto il mondo, che possono esprimere da sei a dieci preferenze, non lo fanno rispetto a una short list, ma rispetto a tutti i ristoranti dell’intero pianeta (un’altra conseguente ingiustizia è 29mo posto di Mingles, a Seul, che da anni meriterebbe molto di più).
Per il resto c’è tanta fierezza tricolore di avere ospitato per la prima volta la manifestazione, nello specifico a Torino Lingotto, come ha espresso chiaramente il padrone di casa John Elkann, che ha inaugurato la premiazione.
Il direttore della 50 Best, William Drew, ha prima ricordato gli chef scomparsi nell’ultimo anno, poi ha citato, parlando di pizza, il nostro Franco Pepe, infine ha ceduto il microfono alla conduttrice della serata, Ilaria Molinacci che, dopo qualche passaggio di retorica culinaria italiana (le lasagne, ancora la pizza), ha iniziato il lungo elenco dei 50 Best che, francamente, è risultato un po’ noioso.
Lo schema è sempre stato lo stesso, per tutti: sullo schermo appariva la posizione e il nome del ristorante, dalla platea si alzavano i 4-5 rappresentanti presenti (tranne i francesi che, seppur più vicini a Torino rispetto a molti altri paesi, erano quasi unanimemente assenti), e via col successivo (ad acuire il senso di fatica interveniva pure il jingle: ci avete mai fatto caso che, invece di comunicare allegria, si basa su note minori, cioè tristi?).
Il tutto è stato inframmezzato da una Hall of Fame dei vincitori passati che, per regolamento, non possono più partecipare alla competizione (c’erano Ferran Adrià, Mauro Colagreco, Massimo Bottura, Virgilio Martinez e altri), e poi da tanti (troppi) premi speciali che perlopiù non creavano dei cambi di ritmo, tranne quando hanno consegnato a Massimo Bottura un riconoscimento dato da uno sponsor.
È allora che il titolare dell’Osteria Francescana ha quasi rubato la parola alla conduttrice, così vincendo anche il “premio del più coraggioso a intervenire senza dover comunicare nulla di che”, quando era previsto che nessuno chef, a parte il vincitore, dovesse parlasse.
Il prima della premiazione è stato un aperitivo mangereccio per opera degli sponsor, che avrebbe potuto valorizzare meglio, ai palati del mondo, la profondità della cucina piemontese e italiana, mentre alla fine si è svolto un party con tanto di deejay.
Quello, però, ve lo possiamo raccontare poco, perché a un certo punto l’abbiamo abbandonato: tutti quei ristoranti, elencati tutti nello stesso modo, s’erano fatti sentire!



