50 Top Pizza, il fritto più buono è quello che non si fa.
- Ma cosa c’è che non è andato? Diverse cose. Forse anche troppe.
- Sorvolando su tali risultati in-credibili (volutamente con il trattino), sollevano numerosi dubbi anche alcune posizioni o assenze improvvise.
- Continua la discesa agli inferi di Franco Pepe sulle cui colpe ci sarebbero intere chat e messaggi che è forse meglio che non saltino mai fuori.
- In aggiunta a questo arrivano gli errori come quello del miglior fritto assegnato a Bob Alchimia a spicchi che garbatamente ritira e poi con post su storia fa presente che non hanno mai fatto fritti.
- Su questo punto è significativo cosa ha scritto Antonio Lucifero stamattina sul suo profilo social:
Vorrei cominciare con un “complimenti a tutti”, dal primo al centesimo.
E mi piacerebbe che quest’articolo non passasse per un attacco, perché non lo è, ma una critica.
Chi come me reggeva male la critica sino a poco tempo fa, quando non capiva le priorità dell’esistenza umana rispetto alle futilità come questa, sa però che la critica può far male ma, se si è intelligenti, aiuta a migliorarsi e crescere.
L’attesa (dai pizzaioli, e nemmeno tutti, anzi pochi) 50 Top Pizza ieri sera ha stilato la classifica (non è una guida ma una classifica) con la conferma del successo di Francesco Martucci. A mio avviso decisamente meritato.
Ma cosa c’è che non è andato? Diverse cose. Forse anche troppe.
La trasparenza della classifica in primis.
Ferma restando la premessa sulle posizioni della “graduatoria”, diciamocelo da subito che ci sono delle perplessità sul calcolo delle posizioni e i suoi criteri che restano poco trasparenti se non oscuri.
Non ci si spiega, nemmeno facendo appello alla migliore matematica, come sia possibile inanellare per diversi anni di seguito una serie così enorme di ex aequo su 100 posizioni e tutti sulle prime 3. Come se non fosse possibile tra le ultime 100.
Ed è un vero peccato che tale circostanza debba sollevare dubbi da parte di tantissimi, alcuni anche partecipanti che salgono sul palco a ritirare il quadretto facendo buon viso a cattivo gioco.
Si tratta di una classifica fatta al sud e quindi sta a cuore a tutti quelli del sud come me e vederla così non aiuta il sud, non aiuta i pizzaioli che vi sono dentro, meno che mai quelli al di fuori che fanno congetture e immaginano cose e forse, mi permetto di pensarlo, anche a chi ci mette i soldi che vede una gestione poco chiara, arrangiata.
Sorvolando su tali risultati in-credibili (volutamente con il trattino), sollevano numerosi dubbi anche alcune posizioni o assenze improvvise.
Nello stilare la classifica, al netto di posizioni stabili più o meno (7-8 posizioni in più o in meno), lascia fortemente perplessa la scomparsa totale dei Salvo dalle prime 100 posizioni.
Dalla posizione 9 alle Eccellenti, senza che fosse cambiato nulla secondo i criteri dichiarati da sempre.
Avrei capito anche uno scivolone di 10-15 posizioni in base al criterio di “altri fanno cose nuove e loro non ne fanno nessuna” (ed anche qui ci sarebbe da verificare cosa NON abbiano fatto) ma uno slittamento di 92 posizioni sa di locale che chiude.
Nella scheda si accenna ad una “fase di riflessione” che sarebbe un discorso da valutare esternamente ai criteri dichiarati dalla classifica, a meno che non esista anche un reparto psicologi che analizza anche lo stato d’animo ed altre vicende personali dei pizzaioli.
Continua la discesa agli inferi di Franco Pepe sulle cui colpe ci sarebbero intere chat e messaggi che è forse meglio che non saltino mai fuori.
Sta di fatto che anche qui il criterio di valutazione va a farsi benedire ed io mi domando sempre più come delle aziende serie, fatte da persone perbene, non chiedano spiegazioni di simili scelte, perché qui sfido chiunque faccia il recensore ad andare da Franco e non dirne strabene.
Che poi si possa fare i “Coppi- Bartali” (adopero un’espressione di Francesco Martucci che mi è piaciuta nella 100 The Best) nella scelta tra lui e Martucci ci sta, ma metterlo al 25esimo posto sa di “questione personale” e non di criterio di valutazione imparziale e fatto da un gruppo ampio di giudici.
Ovviamente la pubblicazione dei voti con i nomi dei votanti fugherebbe ogni ragionevole dubbio. Ma sappiamo bene che non avverrà.
E Bonetta? Ma come? Uno così bravo e così apprezzato ovunque 26esimo? Non capisco, anzi non capiamo. Servono i punteggi e la trasparenza sulla scheda di recensione con il nome di chi l’ha stilata.
A queste considerazioni si aggiungono quelle ad esempio su Ivano Veccia, nel 2022 al 13° posto con Qvinto a Roma, poi dal 2023 (19°) con Allegrìo a Roma è passato sempre con Allegrìo d’emblée al 44° posto e oggi 2025 a Lisola (Ischia), in location strepitosa e con nessuna flessione in nessun reparto al 47°. Anche qui le risposte ci sarebbero ma speriamo non escano mai.
In aggiunta a questo arrivano gli errori come quello del miglior fritto assegnato a Bob Alchimia a spicchi che garbatamente ritira e poi con post su storia fa presente che non hanno mai fatto fritti.

Di lì la rettifica dove, sinceramente, la “toppa è peggio del buco”. Un errore del reparto grafico (sic!).
E mentre il reparto grafico si becca la colpa dove 3 curatori su una manciata di premi dovrebbero sapere a memoria a chi va cosa, si consegna, senza che nessuno dei tre balzi dicendo “fermi c’è un errore!” un premio a chi quella cosa non la fa.
Su questo punto è significativo cosa ha scritto Antonio Lucifero stamattina sul suo profilo social:

Ovviamente sono certo che mi si controbatterà dicendo che su 100.000 esercizi (esiste dichiarazione registrata sul palco di questa cosa) visitati ci si può anche sbagliare.
Io concordo ma mi chiedevo giorni fa: 100.000 (gli esercizi) x 20 euro medi di scontrino e diciamo 20 euro al recensore (anche se sono stati dichiarati di più) al recensore fanno 4 milioni di euro. Complimenti per il movimento economico. Finalmente la Campania mostra i muscoli.
n.d.r.: il titolo dell’articolo è mutuato da una fare di Antonio Lucifero Tammaro


