“Grace & Favor” 2016 di La Garagista. Lo sparkling wine che viene dal gelo.

Grace

Naturale, frizzante e del freddissimo Vermont. Con carattere e forte spalla acida. Bianco e non filtrato ma con sentori di frutti di bosco a bacca rossa, frutti esotici e muschi. Fatto da due maturi ex ristoratori che si sono ispirati al cilentano Bruno De Conciliis adoperando uve di recente storia.

Questo il vino che sta affascinando alcuni critici statunitensi da qualche anno e che porta con se il fascino della nuova frontiera dei vini naturali, da molti guardati ancora con forte diffidenza e che si fanno sempre più spazio in una nicchia di consumatori attenti e anche abbastanza stanchi di vini tutti uniformati o alla firma enologica di chi li costruisce o dall’immutabilità del tempo e delle annate che, con opportune correzioni e interventi in cantina, finisce con il garantire impercettibili differenze ai palati meno attenti.

Una omologazione che, francamente, da qualche anno comincia un poco a stancarmi togliendomi l’emozione di bere un vino senza dovermi “annoiare”.

Garanzie verso il consumatore direte? Sono d’accordo, ma credo che la mutabilità del vino a seconda delle annate e anche degli errori umani sia una “traccia” che andrebbe anche letta con il piacere dello stupore del bere di un luogo, di una vigna, di un vignaiolo.

Ma partiamo per gradi. Il tutto nasce da una bottiglia acquistata casualmente a 45 euro.

“Grace and Favour” questa l’etichetta di un petillant (sparkling o frizzante se preferite la nostra lingua) ottenuto da uve di “La Crescent”, uno dei nuovi ibridi creati dai ricercatori James Luby e Peter Hemstad dell’Università del Minnesota che ibridando Moscato d’Amburgo (i cui caratteri sono effettivamente ben leggibili ancora nel sorso) con altre varietà hanno ottenuto un’uva in grado di resistere a temperature estreme come i -36° del Vermont. La nuova uva da vino è stata brevettata nel 2002 assieme ad altre con simili caratteristiche come il Frontenac (nelle tipologie , gris, blanc e noir) e Marquette (un ibrido con grandi affinità con il pinot noir).

Qui nella Contea di Woodstock  a 450 km da New York ( luogo da non confondere con il famoso Festival musicale che ne aveva il nome ma si svolse nella Contea di Bethel nello stato di New York) i coniugi Deirdre Heekin e Caleb Barber circa 20 anni fa, in una fattoria con 200 anni di storia, aprirono un’osteria a tema italiano dal nome “Pane e Salute”.

Il progetto dei coniugi parte sicuramente dal basso e integra il lavoro di ristoratori con i frutti raccolti dalla loro fattoria. Qui il concetto di biodinamicità e di integrazione tra terra e esigenze umane con i tempi della terra e i suoi ritmi. Ed è sempre qui che si è avuto una sorta di epicentro, a pochi confini dal Canada , con la filosofia del bottom up e dell’autogestione libera della terra.

Deirdre già sperimentava il fare vino. Lì, nella vasca da bagno di casa, faceva esperimenti. Poi un giorno durante un viaggio, come detto, si è imbattuta nelle nuove varietà di ibrido ottenute e ha avuto la visione di una nuova “frontiera” della vitivinicoltura a latitudini estreme che però, con i cambiamenti climatici, potrebbero sostituirsi ad aree geografiche ad alta vocazione vitivinicola come la Napa Valley.

Il filo conduttore, ovviamente, anche della vitivinicoltura è quello del biodinamico che consente ai coniugi Barber – Heekin di ottenere dei vini davvero fuori del comune.

La  Cantina da così in breve origine a vini coltivati in pieno ciclo naturale e senza interventi in campo con pigiatura tradizionale con i piedi, fermentazione in damigiane di vetro e poi imbottigliate. Pochi solfiti e solo nelle stagioni che lo richiedono e zolfo nelle giuste quantità se necessario. Bâtonnage occasionale per migliorare la sapidità. Gli spumanti sono fatti in  stile naturel pétillant  (cd. Metodo ancestrale). Tutti i vini sono imbottigliati non filtrati.  Null’altro.  Le ossidazioni sono ovviamente marcate ma anche il corredo aromatico lo è. Paradossalmente delle uve che vinificate in maniera convenzionale darebbero dei sentori che gli americani definiscono tout court “foxy” ossia evanescenti e sciapi, in una vinificazione “naturale” si trasformano e generano grandi emozioni sia al naso che al palato.

La cantina e questa linea diretta con un’italianità che non è corredo genetico di nessuno dei due la si legge anche spesso nelle etichette dei loro prodotti. “Ci confonde” (da provare assolutamente il rosè a base di uve frontenac rosè con sentori di limoni e lamponi) e “Lupo in bocca” sono due espressioni della nuova enologia statunitense del nord est.

Mrs Heekin ha editato qualche anno fa anche un interessante libro dal titolo “Un improbabile vigneto: l’educazione di un contadino e la sua ricerca per il terroir” (An Unlikely Vineyard: The Education of a Farmer e la sua ricerca per il Terroir ) dove oltre a narrare la sua storia si spinge fino a spiegare le connessioni tra uomo e natura e i frutti che questi legami possono dare.

Questo grande entusiasmo che anima la coppia non deriva assolutamente dalle loro origini che sono per lei a Evansville, Indiana, e per lui a Brattleboro, Virginia, ma da un modo di pensare e vedere le cose. Un’angolazione attraverso la quale si può avere una visione totalmente diversa, quasi caleidoscopica del vino.

Così sono i vini di La Garagista. Un vino che non deve seguire necessariamente le linee stilistiche che molti vini europei (francesi e italiani in testa) sono obbligati a seguire e, pertanto, un vino che può essere oggetto di sperimentazioni, prove e anche sorprese che fanno solo bene a un nuovo modo di bere che conquista sempre più i palati.

Così arrivo alle note degustative del Petillant Grace and Favour .

Al naso sentori di frutti di bosco a bacca rossa, frutti esotici e muschi. Colore giallo intenso con riflessi ramati. Opaco e non filtrato. Al palato esplode con note di limoni, litchi e una bolla che ricorda la vivacità della soda e del seltz. Bella spalla acida e finale salato e intenso.

Un vino da acquistare assolutamente.

Il problema resta dove. In Italia lo distribuisce Les Caves de Pyrene e quindi è reperibile presso le enoteche che si riforniscono da questo circuito di distribuzione. Diversamente si può acquistare online.

Il prezzo varia dai 30 euro l’una acquistando al cassa a 45 la bottiglia. A mio giudizio, per chi è appassionato del genere, li vale tutti.

Se siete in Vermont, o anche a New York ma con la voglia di farvi 5 ore di auto, potete visitare, concordando un appuntamento l’azienda al seguente indirizzo:

La Garagista Winery – 1834 Mt Hunger Rd, Bethel, VT 05032, Stati Uniti –

Sito web

email: lagaragista@gmail.com
phone: 802.291.1295

Grace

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Di formazione classica sono approdato al cibo per testa e per gola sin dall’infanzia. Un giorno, poi, a diciannove anni è scattata una molla improvvisa e mi sono ritrovato sempre con maggior impegno a provare prodotti, ad approfondire argomenti e categorie merceologiche, a conoscere produttori e ristoratori.
Da questo mondo ho appreso molte cose ma più di ogni altra che esiste il cibo di qualità e il cibo spazzatura e che il secondo spesso si mistifica fin troppo bene nel primo.
Infinitamente curioso cerco sempre qualcosa che mi dia quell’emozione che il cibo dovrebbe dare ad ognuno di noi, quel concetto o idea che dovrebbe essere ben leggibile dietro ogni piatto, quella produzione ormai dimenticata o sconosciuta.
Quando ho immaginato questo sito non l’ho pensato per soddisfare un mio desiderio di visibilità ma per creare un contenitore di idee dove tutti coloro che avevano piacere di parteciparvi potessero apportare, secondo le proprie possibilità e conoscenze, un contributo alla conoscenza del cibo. Spero di esservi riuscito.
Il mio è un viaggio continuo che ho consapevolezza non terminerà mai. Ma è il viaggio più bello che potessi fare.

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