A Bagheria, tra mostri inquietanti e bianco sfincione

Margherita Musso
lo sfincione alla bagherese

A Bagheria, tra mostri inquietanti e bianco sfincione

Tra draghi e goblin

strigi e fate

e scherzi biricchini di negromante

fantasticavo mondi esotici quando…

Chi ciavuru! Uora u sfurnavu, uora

mi risveglio di colpo quasi mi venisse un colpo!

Su un giaciglio di farina, acqua e olio restai,

mi copriì con una coperta di cipolla, cacio e pangrattato.

Dopo il colpo, almeno il palato acquietai.

Tra gli eventi delle sere d’estate a Palermo e provincia le proposte di visite guidate in antiche dimore nobiliari sono assai varie e molto partecipate.

Si svolgono, per l’appunto, nel tardo pomeriggio per scampare alla calura asfissiante e godere di una rinfrescante passeggiata nei giardini che circondano le ville prima di entrare in questi preziosi tesori architettonici.

La Villa dei mostri

È il caso di Villa Palagonia, a Bagheria, meglio nota come la “Villa dei mostri”: è una delle tante ville settecentesche di Baaria, nome siciliano di Bagheria, luogo prediletto per la villeggiatura estiva della nobiltà palermitana.

Villa Palagonia
Villa Palagonia

La peculiarità di questa sontuosa villa a due scaloni assai scenografici è l’estrosità di uno dei suoi proprietari, Ferdinando Francesco II, detto “Il negromante” che circondò le mura perimetrali della sua tenuta con statue di creature mostruose come draghi, elfi o uomini con teste di cavallo, realizzate co, tufo della vicina località marinara di Aspra, pietra facile ad annerirsi, che ha conferito nei secoli un aspetto lugubre e quasi orrorifico a queste accentriche figure, che hanno spaventato illustri ospiti come J.W.Goethe.

Anche gli interni non sono meno “curiosi” come una mirabolante sala degli specchi: cui si accede dopo aver letto la scritta “Specchiati in quei cristalli e nell’istessa magnificenza singolar contempla di fralezza mortal l’immago espressa”: oltre ad essere arredata con sedie e divani con alcune gambe segate a mo’ di scherzo, o decorata con statue ad altorilievo che puntavano le loro lunghe lance verso chi la attraversava, il soffitto era interamente ricoperto di specchi che deformavano in modo davvero spaventoso le figure umane.

Fratelli Piombino

A pochi metri da Villa Palagonia, dopo la visita, tappa obbligato per mangiare una buona pizza – ma non solo!-  in una location moderna e dal personale cortese è “Fratelli Piombino“, in via Giuseppe Scordato 2.

Il menù, dagli ingredienti di prima qualità, è molto versatile dagli antipasti ai primi di carne e pesce, passando per gustosi secondi, un’ampia varietà di pizze fino ad arrivare ai dessert.

Come segno di benvenuto, in un locale dove la parola d’ordine è trasparenza – sulle due sale del locale erano sistemate varie telecamere che riprendevano dall’alto i cuochi al lavoro! – ai commensali di ogni tavolo è offerto un cubetto di sfincione alla bagherese e del prosecco.

Tra sorrisi e cortesia e un servizio celere, consumare le pietanze diventa una coccola sia per il palato sia per gli altri sensi.

Dopo avere consumato una generosa porzione di antipasto caldo con patatine fritte fresche, crostini, arancinette al burro, bruschetta al pomodoro e bruschetta con la caponata, essendo sabato sera e trovandomi nel centro di Bagheria la scelta della pietanza principale è stata obbligata: sfincione alla bagherese proposto in due versioni.

Lo sfincione

Lo sfincione è una delle pietanze più famose dello street food palermitano.

Il termine deriva dal latino spongia che significa spugna per richiamare la consistenza alveolata dell’impasto.

Esiste la variante rossa, consumata prevalentemente a Palermo che farcisce la base, simile a quello della pizza con polpa di pomodoro cotta con cipolla, acciughe, caciocavallo, origano e  pangrattato; esiste poi la variante bianca, più diffusa a Bagheria.

Lo sfincione alla bagherese

Questo secondo tipo di sfincione allimpasto base aggiunge tutti gli ingredienti già presenti nella variante rossa tranne il pomodoro.

“Fratelli Piombino” propone una pizza-sfincione  più alta rispetto alla pizza ma con un diametro più corto in due versioni: lo sfincione bagherese farcito con tuma e lo sfincione bagherese con la ricotta fresca.

La pizza-sfincione con tuma è una vera goduria per l’olfatto dato che cipolla stufata e tuma ben caldi emanano un odore molto particolare, ma soprattutto per il palato perché ogni ingrediente non è minimamente lesinato.

Sotto un generoso strato di pangrattato, cipolla e origano, come un coprimaterasso su un giaciglio di farina, acqua, lievito e sale, è cosparsa un’abbondante spolverata di tuma che il calore del forno a legna trasforma in una deliziosa crema.

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Sono un'antropologa culturale di formazione e, per passione verso l’arte, il dialetto e le tradizioni popolari siciliane, la cucina, l’enogastronomia, sono una social media manager e la blogger - con lo pseudonimo di Marga Rina - di Panormitania (https://panormitania.altervista.org/). Da qualche anno, sono pure diventata organizzatrice e curatrice di mostre d’arte: oltre a redigere tutti i testi e ad occuparmi della loro diffusione ai media, curo la grafica di ogni evento e la sua promozione sui social network. A marzo 2025, con Edizioni L’Arca di Noè, ho pubblicato il racconto breve in italiano e siciliano Minicu e lu re di Sicilia. Vivo a Palermo, dove sono nata e cresciuta.
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