A Cannes, Kristen Stewart mangia senza fermarsi
Quentin Dupieux è un regista francese “sanamente folle”, amato dal Festival di Cannes.
La sua precedente apparizione risale al 2024 con “Le deuxième act”, un ottimo film in cui il piano della realtà e quello della finzione (dopo un po’ si capisce che la storia si svolge all’interno di un set) si alternano continuamente, confondendosi. Quest’anno Dupieux – che è innanzitutto un musicista/disc jockey – ha presentato “Full Phil”, la storia di un padre (Woody Harrelson) che ha prenotato un viaggio a Parigi per “riconnettersi” con la figlia 32enne (Kristen Stewart): dopo averla cresciuta da solo, essendo rimasto vedovo quando lei aveva 6 anni, si era poi allontanato.
Lo stile è sempre “dupioso”, cioè comicamente demenziale.
Nonostante sia la figlia a trattar male il padre, nella loro camera s’installa una cameriera che intende prevenire delle eventuali reazioni violente dell’uomo.
La cameriera li seguirà anche quando i due andranno al ristorante: solo alla fine si capirà che il suo vero obiettivo era quello di sedurre la figlia, che però si rivelerà essere rigorosamente etero.
Chi è (stato, o è) più mostro, dei due?
La domanda sorge spontanea perché la Stewart, lungo la durata di tutto il film, guarda – sopra una specie di antenato del pc – un horror che racconta la storia di due scienziati che hanno appena catturato un mostro lacustre.
Oltre a questo horror, il file rouge della storia risiede nel fatto che la Stewart sta sempre mangiando (disordinatamente) qualcosa, anche quando si trova nel taxi che la porterà al ristorante: torte salate, quiche lorrain, pollo fritto, torte dolci (fra le quali campeggia una tarte au citron e una crostata di frutta), verdure in pastella, patatine fritte, agnello, pasticcini e bignè, e pure un hot dog preso da un chiosco per strada.
Non beve?
E certo che sì: bianchi, rossi e pure delle bolle.
Mentre lei mangia, a gonfiarsi è però la pancia del padre… una dinamica che propone tutta una serie di letture possibili (metafora di una gioventù viziata?
Metafora del consumismo in stile “La grande abbuffata”?
Metafora di una società – tutta – al capolinea?).
Fate voi, quando vedrete il film: di certo non vi verrà appetito perché quel cibo, pur apparendo seduttivo, viene consumato dalla Stewart in maniera bulimica, e sempre con le mani.


