A CioccolaTò vanno in scena le sculture di cioccolata

A CioccolaTò vanno in scena le sculture di cioccolata

A CioccolaTò vanno in scena le sculture di cioccolata

Erano gli anni ’70 e ’80 quando, nei dintorni di Pasqua, vedevo nelle vetrine di Baratti e del Caffè Torino delle uova di cioccolata tagliate a metà.

All’interno delle vere e proprie sculture.

Mi trovavo a Torino, ma ritraevano paesaggi e monumenti di tutta Italia.

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C’è voluto un convegno, “L’arte della decorazione”, per far riemergere il ricordo dai fondali della mia memoria.

Si è svolto ieri all’interno di CioccolaTò 2026, la manifestazione torinese che si chiuderà il 17 febbraio ed è nata nel 2003.

Solo dal 2025 è ritornata “grande”, cioè da quando è promossa dalla Camera di commercio di Torino e dalla Città di Torino.

Il format, precedentemente rassomigliante ad un discount a cielo aperto, è stato rivoltato.

L’incontro è stato condotto da Giovanni Dell’Agnese, Giulio Lauciello (il pasticcere di un noto marchio, Ghigo) e dal maestro pasticcere Mauro Morandin.

Un personaggio divenuto celebre per i panettoni, ma nato professionalmente come cioccolatiere.

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L’arte della decorazione è di origine spagnola, ma fu un certo Guido Bellissima a portarla in Italia negli anni ‘50.

Ero un ragazzo quando mio padre mi mandò da Bellissima per fargli fare un vecchio che in una mano stringeva una clessidra, nell’altra una falce.  Era l’immagine della morte, Bellissima ci mise 5 ore solo per fare la faccia del vecchio. Era così affascinante che mio padre non la mise su di una torta, come gli era stato chiesto da un cliente, bensì gliela fece firmare e la inquadrò. Solo dopo qualche anno, mentre stavo visitando la Cappella Sistina, ho scoperto che Bellissima s’era ispirato a un affresco di Michelangelo“, ha detto Morandin.

In testa ho il ricordo preciso che quelle sculture fossero anche loro di cioccolata, ma “…forse erano state solo pennellate con della cioccolata: la base di quelle composizioni è la ghiaccia reale, una specie di glassa fatta di zucchero e albume” ha aggiunto Dell’Agnese.

La lavorazione viene eseguita inserendo la ghiaccia in una specie di sac a poche fatto con della carta da burro, che è una sorta di pergamena artificiale, dopo aver preparato l’uovo con una sostanza che funge da colla naturale.

A esibirsi è stato Morandin, “scolpendo” sulle uova dei decori a base floreale e animale sui temi pasquali, ma soprattutto portando un enorme uovo di cioccolato spaccato a metà, contenente una bellissima riproduzione della piazza San Castello di Torino.

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Se guardavate i cieli di Bellissima, erano tutti pienamente azzurri: quelli di Mauro, invece, sono mediamente più cupi“, ha rivelato  Lauciello.

È così svelato l’arcano: i pasticceri non sono solo dei potenziali scultori, sono anche dei pittori.

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Giornalista e critico cinematografico ed enogastronomico per Il Messaggero, Gambero Rosso, Radio Roma Capitale e Cinecritica. Insegna Giornalismo Culturale e Storia dell'alimentazione in Sapienza, ed è regista del film Fritti dalle stelle, un documentario satirico sull'alta ristorazione visibile su Prime video. È inoltre autore e conduttore del programma "Come ti cucino un film", in onda su Gambero Rosso Channel, nel quale - grazie alla Cinestologia - racconta il cinema con delle associazioni alla tavola.
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