A kent’annos: i centenari di Sardegna

La Sardegna è una delle “Blue zone” del mondo
“A Kent’Annos,” è un augurio che nella lingua sarda significa “a cent’anni”: proprio queste parole ci conducono attraverso una delle speciali caratteristiche del popolo dell’Isola.
Negli ultimi anni la Sardegna è diventata destinazione di un nuovo tipo di turismo legato alla longevità.

Molte persone infatti sono alla ricerca della ricetta per trascorrere una lunga vita e in salute e vengono nell’isola per scoprirla.
In particolare l’Ogliastra è l’epicentro della longevità, anche se vi sono paesi in altre zone dell’Isola dove gli ultranovantenni sono numericamente molto rilevanti.
La longevità è un elemento multifattoriale: dipende dallo stile di vita, dall’alimentazione, dall’ambiente incontaminato, senza fonti di inquinamento, e ovviamente dalla genetica.
Cosa significa esattamente “Blue Zones”?
Il concetto stesso di “Zone Blu” – termine coniato dal demografo Michel Poulain e reso popolare da Dan Buettner – è nel suo insieme complesso.

Sono state individuate cinque aree geografiche, le Blue Zones, (Okinawa in Giappone, Sardegna, Ikaria in Grecia, Penisola di Nicoya in Costa Rica e Loma Linda in California) accomunate dal possedere un’alta concentrazione di centenari.
Il termine “Blue Zones” deriva dall’aver cerchiato con un pennarello blu, durante la ricerca originaria, quei paesi sardi che avevano un numero sorprendente di centenari rispetto alla popolazione totale.
Il termine è passato poi a designare aree con caratteristiche demografiche straordinarie.
In queste zone non è presente un filo conduttore unico che le accomuni, ad esempio le tradizioni alimentari molto diverse tra loro.
Dal punto di vista dell’alimentazione non esiste un singolo alimento magico che garantisca la longevità.
Non si tratta quindi tanto di “cosa” quanto di “come” e di“quanto”.
Tutte queste popolazioni condividono tuttavia alcuni aspetti di base:

In altri contesti invece il mangiar meno era dettato da necessità economica e non da una scelta estetica ideologica o tradizionale.
–Alta densità nutrizionale: l’uso di alimenti più ricchi di nutrienti che di calorie. Cibi quali verdure selvatiche, legumi e cereali integrali forniscono vitamine, minerali e antiossidanti senza eccessi calorici.
–Fibre e fermentati: tutti consumavano alimenti ricchi di fibre e, spesso sottoposti ad un processo di fermentazione, che supportano il microbioma intestinale.
In poche parole, le Blue Zones sono le aree del mondo in cui le persone vivono più a lungo e in buona salute.
Per quel che riguarda specificamente la Sardegna, il concetto è nato quando gli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain hanno pubblicato su Experimental Gerontology il loro studio demografico sulla longevità umana.
Da questo studio è risultato che la provincia di Nuoro sia l’area con la maggiore concentrazione di centenari al mondo.
Quali e dove sono le Blue Zones nel mondo?
- La Sardegna, in particolare in provincia di Nuoro i paesi montani della sub regione barbaricina d’Ogliastra e della Barbagia di Ollolai. Un gruppo di demografi ha identificato una zona di picco di longevità in dei villaggi montani dell’entroterra dove gli uomini raggiungono i 100 anni con estrema frequenza.
- L’isola di Okinawa in Giappone ove è stato identificato un gruppo di individui che è stato riconosciuto fra i più longevi mai vissuti nel mondo.
- Loma Linda in California ove i ricercatori hanno studiato una comunità appartenente alla chiesa cristiana avventista del settimo giorno i cui membri sono tra i più longevi di tutto il nord America.
- La Penisola di Nicoya in Costa Rica, oggetto di ricerche sulla longevità a partire dal gennaio del 2007.
- Icaria in Grecia in cui nell’aprile del 2009 uno studio compiuto ha scoperto la più alta percentuale di novantenni nel pianeta. Quasi un abitante dell’isola su tre raggiunge i 90 anni.
Le abitudini nelle Blue Zones
Fin da tempi antichissimi si è cercato di comprendere quali fossero gli elementi che riescono a far vivere più a lungo.
Sono stati esaminati i dati delle persone più longeve per trovare le abitudini comuni tra queste lontane e popolazioni differenti.
Dal punto di vista genetico queste popolazioni son molto eterogenee, quindi la loro longevità non è ascrivibile ad un fattore unicamente ereditario.
Le cause individuate sono ascrivibili all’interazione tra ambiente, alimentazione, stile di vita.
Le principali similitudini emerse riguardano:
- La Famiglia: avere un ruolo preciso aiuta a sentirsi responsabili anche verso gli altri. Quindi la soddisfazione di aiutare ed essere aiutati nel momento di bisogno può portare a sentirsi più felici e tranquilli.
- Poco stress: una vita tendenzialmente serena e soddisfacente anche nelle piccole cose. L’ affrontare con consapevolezza cose importanti e avvenimenti inaspettati a volte inevitabili.
- Pochissimo o niente fumo. Come si può facilmente capire, tra i centenari delle zone blu pochi fumano o hanno fumato in passato. In alcuni casi non era un vizio costante, ma una pratica occasionale.
- Una forte spiritualità: sull’isola di Okinawa ad esempio si pratica molto la meditazione. In altre aree invece si è rivelata molto viva la presenza di antiche ritualità o di forme religiose di vario tipo.
- L’attività fisica: non praticata necessariamente come sport ma dettata dalle abitudini giornaliere quali camminare per andare a fare la spesa oppure andare a trovare un’amico o parente. Passeggiare la mattina presto o al tramonto inseriti nella natura. Inoltre lavorare la terra al fine ci coltivare autonomamente alcuni prodotti da portare sulla tavola.
- L’alimentazione: è un altro fattore fondamentale. I centenari consumano prevalentemente prodotti naturali senza conservanti e additivi e bevono acqua pura durante tutto il giorno. Sostengono una dieta ricca di fibre e con modeste quantità di carboidrati e poca carne.
Cosa mangiano davvero i centenari
Analizzando i dati reali emergono alcuni pattern interessanti.
A Okinawa, la dieta tradizionale si basava principalmente su patate dolci (fino al 60% delle calorie), verdure locali, piccole quantità di pesce e pochissima carne.
Una dieta seguita per necessità, essendo un’isola povera e isolata.
In Sardegna, nelle zone interne, quelle con maggiore longevità, l’alimentazione si basava sul pane integrale, legumi, verdure selvatiche, formaggio di capra e pecora, con carne solo nelle occasioni speciali, vino rosso in piccole quantità durante i pasti,
A Ikaria, olio d’oliva, legumi, verdure selvatiche, pesce e tisane di erbe locali.
Il denominatore comune è quello di un’alimentazione frugale, basata su cibi stagionali minimamente processati.
Quanti centenari ci sono in Sardegna?

Al 1° gennaio 2024 erano presenti 606 centenari sull’isola, un numero in crescita rispetto ai 594 dell’anno precedente.
Una delle aree più rappresentative di questa longevità straordinaria è l’Ogliastra, ma dati significativi arrivano anche dalla Barbagia e, sempre più spesso, dalla Gallura.
In quest’ultima zona, ad esempio, si registrano 8 centenari a Olbia, 6 ad Arzachena e 6 ad Aglientu, numeri impressionanti se rapportati alla popolazione.
Si è colpiti anche dalla distribuzione: secondo gli studi, in Sardegna vivono circa 20 centenari ogni 10.000 abitanti, il doppio rispetto alla media italiana.
Un altro aspetto unico è l’equidistribuzione tra uomini e donne: se nel resto del mondo il rapporto è sbilanciato verso le donne, circa 4 a 1 in loro favore, in Sardegna scende a 2 a 1.
Questo è il segno che fattori culturali, sociali e ambientali – come l’alimentazione, il lavoro pastorale tradizionale e un bicchiere di Cannonau al giorno – contribuiscono a rendere la longevità una realtà anche al maschile.
Le città più longeve della Sardegna
L’Ogliastra è l’area con la più alta concentrazione di centenari maschi.
I centri con un elevato numero di centenari sono: Strisaili, Arzana, Talana, Baunei, Urzulei e Triei.
Nella Provincia di Nuoro i centri identificati sono: Tiana, Ovodda, Ollolai, Gavoi, Fonni, Mamoiada, Orgosolo, Oliena. Tutti facenti parte della Barbagia di Ollolai.
Nella Provincia del Sud Sardegna invece la zona blu, è riscontrabile in un unico paese, Seulo. Capoluogo dell’omonima sub regione sarda della Barbagia di Seùlo.
Quest’ultimo ha registrato 20 centenari negli ultimi 20 anni, confermandosi il “Paese più longevo del mondo”.

Il Guinness World Records di Londra certifica l’Ogliastra come la zona con la più alta concentrazione di centenari in tutto il pianeta: pari allo 0,449%, più di quattro centenari ogni mille abitanti.
Perdasdefogu ospitava nel 2014 la famiglia più longeva al mondo: 8 fratelli tutti ultracentenari.
Il suo segreto, oltre allo stile di vita, potrebbe essere legato alla mancanza genetica dell’enzima G6PD (l’assenza di tale enzima provoca la rara patologia nota come “favismo”).
Questa caratteristica si ritiene correlata al fatto che i sardi siano stati storicamente isolati da altre civiltà.
I fattori sociali in Sardegna
Di fatto si ritiene che in Sardegna si verifichi la concomitanza di vari dei fattori considerati: una dieta sana, l’attività fisica regolare, il senso della famiglia e della comunità.
La forte tradizione di vita familiare, con famiglie allargate che vivono insieme e si sostengono a vicenda.
Le comunità molto unite e solidali che contribuiscono a ridurre lo stress e migliorare la salute mentale.
Cibo, famiglia, comunità si combinano quindi per creare uno stile di vita sano ed equilibrato.
Sardegna: i cibi legati alla longevità
La base vegetale
- Legumi: Fave, ceci e cicerchie, ma anche fagioli, lenticchie, piselli che forniscono proteine vegetali, fibre e micronutrienti.[6]

- Cereali integrali: in Sardegna il Pane carasau e la pasta come la fregola sono prodotti con grano duro locale e sono una fonte importante di energia.
Tra i cereali il farro, l’orzo, il riso.

Ricchi di micronutrienti, in particolare ferro, zinco e vitamine del gruppo B, contengono pochi grassi e molta fibra.
Queste caratteristiche li rendono perfetti ad essere componenti di una dieta sana, adatta a prevenire l’obesità e le malattie croniche legate ad un’alimentazione non equilibrata quali diabete, malattie cardiovascolari e cancro.
- Verdure: consumate sia quelle stagionali coltivate quali lattuga, cavolo verza, cavolo cappuccio, cavolo nero, melanzane, pomodori di ogni genere sempre dolcissimi.
Ma anche quelle selvatiche spontanee, ricche di antiossidanti:
ad esempio frequente l’uso del finocchietto selvatico, cardi, borragine e molte altre essenze.
- Frutta succosa e dolce: arance, nespole, pesche, albicocche, pere, melone, mele, uva, susine ed anche agrumi locali quali “sa pompìa”, agrume unico al mondo diffuso nella zona di Siniscola
Frutta e verdura sono un elemento centrale: queste forniscono un apporto corretto di nutrienti fondamentali quali carboidrati, vitamine, minerali, fibre e sostanze fitochimiche che garantiscono vitalità e salute.
- Frutta secca: Noci, mandorle e nocciole sono parte integrante della dieta, usate anche come ingrediente di tipi dolci locali.
Prodotti di origine animale
- Formaggi: Pecorino e formaggi di capra, spesso provenienti da animali allevati al pascolo, sono ricchi di proteine e grassi benefici.
- Pesce: Il pesce azzurro, come ad esempio le sardine, consumato in realtà in Sardegna in misura minore rispetto alle altre Blue Zones.
- Carne: Consumata con moderazione, soprattutto maiale e agnello, ma anche carne di pollo, coniglio e agnello.
Altri alimenti e abitudini
- Minestrone: La zuppa è un piatto fondamentale, preparato con legumi, cereali e verdure selvatiche.
- Vino: Il Cannonau, consumato con moderazione, è un elemento chiave.
- Liquore di mirto: Un altro liquore sardo consumato con moderazione, ricco di antocianine e antiossidanti.
- Pane a lievito madre: Più digeribile e con un indice glicemico più basso, è un elemento fondamentale.
Elementi centrali sono poi la semplicità, la genuinità e la produzione locale di alimenti il più possibile non processati.
Alla base dello stile di vita dei centenari c’è quanto di meglio la terra ed il mare offrono.
Le specialità
I pani e le paste
Fanno parte della cucina classica barbaricina: sos Maccarrones Cravaos, versione nuorese degli gnocchetti sardi. Sos Macarrones de Busa o a Ferrittu, pasta lunga fatta tradizionalmente con il ferro da calza. Sos Maccarrones Furriaos, gnocchetti conditi con pecorino fuso con la semola fino a formare una sorta di crema. Ravioli barbaricini nelle due versioni: con ripieno di formaggio fresco o con ricotta e spinaci, conditi con ragù e pecorino.
I classici Culurgiones, una pasta ripiena con patate, pecorino e menta, uno dei simboli della cucina sarda. Un’antichissima lavorazione è Su Filindeu, una pasta di semola finissima intrecciata come una tela, cotta come una minestra nel brodo di pecora con aggiunta di abbondante formaggio fresco.
Molto diffusa è inoltre la minestra di merca, un piatto povero della cucina tradizionale barbaricina e fatta con pasta, patate e con aggiunta finale di cubetti di latte di pecora cagliato e salato, la merca appunto.
Malloreddus, fregola e pane carasau sono i principali cibi consumati che vengono prodotti con grano duro locale.
Un’altra antica ricetta è il Pane Frattau, fatto con il pane carasau ricoperto di sugo di pomodoro, pecorino e uovo.
Il pane carasau che, abbrustolito e cosparso di olio e sale, prende il nome di pane guttiau.
Un altro pane tipico simile al carasau ma più spesso é il Pistoccu, un pane antichissimo di origine araba fonte di energia molto importante per l’organismo.
E’ importante sottolineare quanto non sia tanto il nome della varietà di grano utilizzato per realizzare queste specialità, ma la sua qualità, Il tipo di coltivazione con assenza di contaminanti, l’uso di semola prodotta da più varietà di grano duro locale così da ottenere un prodotto più completo.
La carne e i salumi

Tra i piatti di carne, oltre al tradizionale maialetto allo spiedo e al maiale ci sono arrosti di agnello, capretto e vitello, pollo, il coniglio, le quaglie ma anche la selvaggina.
Numerosi sono anche i secondi piatti a base di interiora come “sa trattalia” e “sa corda” prodotti con le interiora di agnello o di capretto.
Un altro piatto tipico è Su Zurrette: il sangue della pecora, condito con menta, timo selvatico, formaggio e pane carasau sbriciolato.
I salumi come la salsiccia, la pancetta, la coppa, la lonza di maiale.
Particolare è Sa Purpuzza, carne di maiale tritata e condita con aromi, cotta in padella anziché insaccata.
I dolci

I dolci tradizionali sardi si accomunano tra le varie zone dell’isola e spesso hanno una base di mandorle e miele.
Il dolce nuorese per eccellenza è sa sebada, un disco di pasta sottile che racchiude un ripieno di formaggio fresco acidulato “casu axedu”, fritto e ricoperto di miele o zucchero.
Le tipiche casadinas, tortine di pasta ripiene di formaggio fresco o ricotta oppure s’aranzada, preparato con scorze d’arancio candite, miele e scaglie di mandorle tostate.
Il formaggio

Tra i centenari è uno dei prodotti più consumati, almeno una volta ogni due o tre giorni.
La Barbagia è zona di formaggi di eccellenza: il pecorino, fresco o stagionato, Su casizzolu (caciocavallo), la ricotta fresca o mustia (ricotta secca affumicata).
Il Casu Axedu o Sa frue (latte cagliato fatto subito dopo la mungitura, simile allo yogurt e ricco di probiotici).
Quest’ultimo è considerato uno dei segreti della longevità.
Lo “yogurt joddu”, noto anche con varie altre denominazioni e cioè “gioddu”, “miciuratu”, “mezzoraddu” e “latte ischidu”, è uno dei prodotti della tradizione agro-pastorale sarda più apprezzati.
Si tratta di latte fermentato di pecora o di capra di razza sarda, è stato riconosciuto con grande orgoglio dei pastori sardi come “unica varietà di latte fermentato” prodotto interamente in Italia.
Viene lavorato secondo tecniche artigianali antichissime rimaste inalterate fino ai giorni nostri.
A differenza dello yogurt, lo gioddu è prodotto con latte di pecora intero.
La sua caratteristica è quella di promuovere la conservazione della flora intestinale.
Una delle caratteristiche organolettiche è la nota leggermente acidula tipica e il sentore tipico del latte di pecora o di capra.
Il Pecorino ed i formaggi ottenuti dal latte di capra hanno caratteristiche uniche e salutari.
Secondo numerosi studi scientifici, il consumo di formaggio è associato ad una serie di benefici per la salute, tra cui la prevenzione di malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2.
Molti centenari testimoniano di consumare formaggio e di ritenerlo un alimento base della dieta quotidiana.
Numerosi studi hanno dimostrato gli effetti benefici sulla salute umana che il consumo di formaggio sardo può avere.
Tra questi uno studio del 2012 condotto dall’Università di Sassari, ha dimostrato che il pecorino sardo contiene acidi grassi a catena corta, noti per il loro effetto benefico sulla flora intestinale e sul sistema immunitario.
Inoltre il formaggio sardo contiene anche antiossidanti naturali, che possono aiutare a prevenire l’invecchiamento precoce e le malattie cardiovascolari.
L’acido linoleico
Riguardo la tipologia di grassi contenuti nel pecorino e sul ruolo dell’acido linoleico in forma coniugata CLA (in particolare per coloro che hanno problemi di ipercolesterolemia). Riporto le parole del dottor Francesco Fois, responsabile della sicurezza alimentare del caseificio Barone Chessa di Osilo, in merito:

“L’Acido Linoleico nel formaggio di pecora è un alleato per la salute e per combattere l’ipercolesterolemia. Si tratta di un acido grasso essenziale appartenente alla categoria degli Omega 6, che il nostro corpo non può produrre da solo e deve essere assunto attraverso l’alimentazione.
Nei formaggi di pecora questo acido grasso è presente in quantità relativamente elevate, ed ecco perché può essere un’ottima scelta.
Perché è importante?
- Favorisce la salute cardiovascolare
- Supporta il sistema immunitario
- Aiuta a mantenere una pelle sana
Il formaggio di pecora è una fonte preziosa di acido linoleico grazie alla dieta naturale delle pecore, ricca di erbe e vegetazione. I pascoli di Osilo sono particolarmente ricchi di questo nutriente, trovandosi ad altezze mediamente elevate. Questo lo rende il formaggio qui prodotto non solo gustoso, ma anche nutriente”
Il vino
Non esiste tavola sarda sulla quale non si presenti una brocca
di vino sardo bianco o rosso, spesso di produzione propria artigianale.
Uno studio californiano su un gruppo di 1600 ultranovantenni ha rivelato che uno dei segreti della longevità sta proprio nel vino.
Il Cannonau, elisir di lunga vita, rappresenta uno degli elementi più caratteristici e studiati della dieta sarda di longevità.
Questo vino rosso autoctono contiene livelli eccezionalmente elevati di antiossidanti, in particolare resveratrolo e antocianine.
Gli studi scientifici hanno dimostrato che questo contenga da 2 a 3 volte più antiossidanti rispetto ad altri vini rossi, grazie alle condizioni climatiche particolari dell’isola e alle tecniche di vinificazione tradizionali.
Questi composti bioattivi svolgono un’azione protettiva contro le malattie cardiovascolari, l’infiammazione e i processi di invecchiamento cellulare.
Il consumo tradizionale di Cannonau tra i centenari Sardegna è moderato ma costante: tipicamente un bicchiere a pranzo e uno a cena, sempre accompagnato dal cibo.
Questa abitudine, mantenuta per tutta la vita, sembra contribuire significativamente alla protezione cardiovascolare e alla longevità.
Importante sottolineare che il Cannonau viene consumato nel contesto di uno stile di vita sano e mai in eccesso.
La moderazione è la chiave: i benefici derivano dal consumo regolare ma limitato, non dall’abuso.
Cannonau, Vermentino, Vernaccia e Malvasia i vini più diffusi.
I super food sardi
Evidenziamo quindi i cibi salienti presenti nell’alimentazione dei centenari Sardi:
Il vino rosso e il mirto, che sono bevande per eccellenza in Sardegna. Chi non ha mai consumato un bicchiere di Cannonau o bevuto un bicchierino di liquore di Mirto in Sardegna? Ebbene entrambi contengono le preziose antocianine, anti-age naturali e potenti antinfiammatori, quando consumati con moderazione naturalmente.
Il pane con lievito madre, che ha un indice glicemico più basso, è più digeribile e contiene nutrienti di maggiore qualità.
Anche i latticini e i formaggi ovini e caprini, prodotti con latte di pecore e capre allevate allo stato semibrado, che mangiano erbe spontanee e vivono in un ambiente sano e pulito, hanno interessanti proprietà nutraceutiche.
La frutta secca, ricca di sostanze nutritive, sali minerali, vitamine e antiossidanti: mandorle, noci, nocciole.
Tutti prodotti, specie le mandorle, presenti nei buonissimi dolci sardi, genuini, senza coloranti né conservanti, mediamente preparati con meno di 5 ingredienti, quindi di facile digeribilità.
Progetti, formazione, ricerca
Progetto Akea, acronimo di A Kent’Annos, un augurio che in sardo significa “a cent’anni”, avviato nel 2002 da un team di ricercatori dell’Università di Sassari coordinati dal prof. Luca Deiana.
Lo studio ha accertato che gli alimenti sardi hanno davvero una ‘marcia in più’.
Gli ortaggi e i legumi sono coltivati soltanto per il consumo locale, senza sostanze chimiche o pesticidi; il vino rosso, prodotto a livello familiare, contiene percentuali molto elevate di resveratrolo, dalle note virtù antiossidanti; la frutta viene raccolta direttamente dagli alberi del giardino di casa ed è ricchissima di polifenoli, che contribuiscono a mantenere giovane il sistema nervoso.
Ma la vera sorpresa è rappresentata dal latte delle pecore e delle capre degli allevamenti bradi – e dal formaggio che se ne ricava –, che racchiude bacilli in grado di resistere all’acidità gastrica e tenere sotto controllo i livelli di colesterolo.
Particolarmente benefico è risultato lo “gioddu”, preparato artigianalmente dai pastori.
Questa preparazione vanta, come già accennato, un elevatissimo contenuto di fermenti lattici e di principi attivi facilmente assimilabili.
Prezioso, infine, l’olio di lentisco – ricavato dalla pianta omonima –, ricco di acidi grassi essenziali e con una buona concentrazione di vitamina E.
Questo olio un tempo era destinato alle tavole dei poveri che non potevano permettersi l’extravergine ma oggi è stato rivalutato grazie alle sue proprietà nutrizionali.
La Scuola di formazione dei promotori della longevità e dell’invecchiamento attivo di successo”: nata nel dicembre scorso dalla partnership tra l’Associazione Medicina Sociale e la Comunità Mondiale della Longevità, ha sede presso l’Istituto di Formazione al Lavoro di Assemini. Ha studiato e promosso una serie di ricette:
- le zucchine con la fregola, la tipica pasta regionale dalla forma simile al couscous, la minestra di fregola e carciofi,
- la zuppa di lenticchie alla sarda – servita con il pecorino grattugiato
- i golosi culurgiones, ravioli a forma di mezzaluna ripieni di patate, pecorino e menta.
- il pane frattau, ovvero il sottile pane carasau condito con sugo di pomodoro, formaggio e uova in camicia.
- la favata alla barbaricina, una sostanziosa zuppa a base di fave secche, carne di maiale, lardo e cotenna
- la pecora in cappotto, uno stufato di carne ovina con patate, menta e rosmarino, e la cavolata, una minestra a base di stinco di maiale e cavolfiore.
In questi antichi piatti si nascondono i segreti di lunga vita del popolo sardo.
Di recente un team di giovani cuochi ha deciso di riportare in vita queste pietanze sotto l’attenta supervisione dei nonni e delle nonne della Barbagia e dell’Ogliastra
Secondo Roberto Pili, presidente della Comunità Mondiale della longevità, tra le pagine degli “antichi quaderni delle massaie, con le ricette scritte a lapis su pagine di fogli quadrettati con mano ferma e bella grafia, sono racchiuse le regole del viver sano e mangiare con gusto”. Ecco perché è fondamentale riscoprire questi piatti lontani, che hanno sempre caratterizzato la dieta dei pastori e dei contadini sardi, ma che dalle giovani generazioni sono stati progressivamente messi da parte perché la preparazione ritenuta troppo “impegnativa”.
Gli chef li hanno quindi elaborato alcuni accorgimenti per ridurne i tempi di preparazione e cottura e per renderli adatti agli stili di vita contemporanei.
Dan Buettner, già citato giornalista ed esperto di longevità, ha stilato una lista interessante basandosi su 100 ricette ispirate all’”alimentazione tipo” delle cinque comunità del mondo in cui le persone vivono più a lungo e sono più felici.
Conclusioni
Nella realtà molte delle popolazioni citate stanno perdendo la loro longevità eccezionale.
A Okinawa, le generazioni più giovani, cresciute con la dieta occidentale post-Seconda Guerra Mondiale, mostrano tassi di obesità e malattie croniche simili al resto del Giappone.
Non è un caso: la famosa “dieta di Okinawa” che mangiavano i centenari di oggi non esista più.
Per quel che riguarda invece la Sardegna questa è sempre più l’isola dei centenari: la Blue Zone si allarga.
Dopo oltre vent’anni dalle prime ricerche condotte dagli studiosi Michel Poulain e Gianni Pes, oggi un nuovo tratto di pennarello ridisegna sulla carta il perimetro della Zona Blu sarda.
È come se dall’Ogliastra senza tempo si irradiasse un cerchio magico che ora abbraccia una parte della Barbagia.

La longevità si concentra in aree con alto tasso di consanguineità, suggerendo l’importanza di componenti genetiche protettive specifiche di quelle popolazioni, queste vanno ad assommarsi alle loro abitudini alimentari:
- consumare molta frutta e verdura di stagione
- più legumi al posto della carne,
- più zuppe con cereali (in particolare l’orzo con un indice glicemico bassissimo che contribuisce a prevenire l’accumulo di grasso viscerale),
- preferire i latticini di pecora o capra con migliore apporto di acidi grassi Omega 3 ed eccellenti fonti di calcio.
La ricetta: il minestrone della famiglia Melis
Ricetta raccolta da Dan Buettner , colui che ha coniato e reso popolare il termine “Blue Zones”, dalla famiglia Melis di Perdasdefogu in provincia di Nuoro.
Famiglia famosa per essere entrata nel Guinness dei primati come la famiglia più anziana al mondo: composta da nove fratelli che sono arrivati ad avere complessivamente 851 anni.
Ingredienti
- mezzo chilo di ceci secchi
- mezzo chilo di fagioli bianchi secchi
- mezzo chilo di fagioli borlotti secchi o rossi
- 250 g di patate a cubetti
- un litro di acqua o brodo vegetale
- 1 cipolla media, tritata
- 5 gambi di sedano tritati
- 5 carote, tritate
- 8 spicchi d’aglio, tritati,
- 1 foglia di alloro
- 1 cucchiaino di origano
- 2 cucchiai di olio d’oliva
- 1 cucchiaino di pepe rosso o nero (il rosso lo rende più piccante)
- Una lattina di pomodori pelati
- sale a piacere
Procedimento:
- Mettete a bagno i legumi per una notte
- Soffriggete tutte le verdure nell’olio d’oliva, a fuoco basso fino a quando le cipolle saranno chiare.
- Aggiungete i legumi dopo averli lavati e la lattina di pomodori, patate, origano, alloro e cuocete lentamente fino a quando i fagioli saranno teneri.
- Regolatevi con l’acqua in modo che sia più denso di una zuppa e più liquido di uno stufato.
- Fate cuocere a fuoco lento, coperto, tutto il giorno.
Suggerimento: a seconda delle stagioni possono essere aggiunte altre verdure dell’orto, come zucchine, broccoli, cavoli, cavolfiori, fagiolini. Anche la varietà di legumi può essere modificata a piacere.
Altra cosa da sapere: non di rado in Sardegna il minestrone si accompagna alla fregola e si spolvera con un po’ di pecorino.




