A Latronico l’incontro virtuoso tra cucina identitaria e vini
Un appuntamento andato in scena sabato sera a Latronico, alla Taverna Nonna Vera, il ristorante-enoteca guidato da Valerio Elefante, uno dei pochissimi locali insigniti dalla “chiocciola” in Basilicata.
La serata celebrata nel Comune dell’Alta Valle del Sinni ha suggellato proprio questa filosofia, attraverso un percorso gastronomico pensato per valorizzare materie prime, tradizioni e piccoli produttori, in dialogo con una selezione di vini provenienti da diverse regioni italiane, scelti secondo i criteri di Slow Wine.
La cena si è aperta con un appetizer a base di una montanarina con ricotta, alici di Cetara e limone.
Un piatto capace di evidenziare con efficacia la capacità dell’oste di raccordare, con la sua cucina, tradizioni partenopee – terra di cui è originario – e lucane.
Un filo conduttore tessuto ogni giorno, e ben evidente anche nella resa dell’impasto, tipicamente partenopeo ma con una voluta contaminazione in stile “crispella” calabro-lucana a conferirne ancor più spessore e consistenza.
In abbinamento, il Prosecco Valdobbiadene di Vettori, per poi proseguire con baccalà, cime di rapa e peperone crusco, accompagnato dal Contatto Bianco di Angelo di Grazia, un Terre Siciliane IGP realizzato nel Catanese con uve autoctone Recono, Cutrera e Rucignola.
Spazio, quindi, alla cucina contadina locale, con una triade d’eccezione, a suggellare l’atmosfera tipicamente invernale della sera di Sant’Antonio Abate: fagiolo poverello, verza e cotica, un piatto espressione della cultura agreste lucana ma al contempo anche non distante dal substrato identitario della cucina partenopea, in abbinamento al Santimedici, un Salento IGT Rosato di Castel di Salve, da uve Verdeca in purezza 100%.
Spazio, poi, alle mezzemaniche al ragù di coda alla vaccinara e canestrato del Pollino, che dalla Taverna è a un tiro di schioppo.
In abbinamento il Lepanto di Alberto Giacobbe, un Cesantes del Piglio DOCG superiore riserva, anche questo ottenuto da uve Cesanese di Affile 100% in purezza.
Il secondo piatto è stato ancora una volta un omaggio alla tradizione locale, con uno stracotto di podolica con sedano rapa e la liquirizia sibarita a conferire una piacevole nota amarognola, trova il suo contrappunto nel Brunello di Montalcino 2020 di Pian delle Querce, mentre il dessert ha chiuso il percorso con una caprese al limone e cioccolato bianco, accompagnata dal Moscato d’Asti Casa di Bianca di Gianni Doglia.


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