A tavola con Agostino Chiummariello

A tavola con Agostino Chiummariello

Un viaggio tra parole, sapori e calici con chi fa cultura in Italia

Agostino Chiummariello non è solo un attore e regista, ma una presenza magnetica capace di attraversare con disinvoltura i confini tra il grande schermo internazionale e l’essenzialità del teatro di ricerca. Noto al grande pubblico per l’indimenticabile interpretazione di Gennaro nella serie fenomeno Mare Fuori, Chiummariello ha saputo costruire, sin da giovanissimo, un percorso artistico di rara coerenza, diventando uno degli interpreti prediletti dai più grandi maestri del cinema contemporaneo.

La sua carriera è costellata di collaborazioni di prestigio assoluto. Sotto la direzione di Paolo Sorrentino, ha lasciato il segno sin dagli esordi interpretando Titta il batterista nel film d’apertura del regista Premio Oscar, L’uomo in più, tornando poi a collaborare con lui nei panni del Senatore Rizzo in Loro. La sua statura attoriale ha varcato i confini nazionali, portandolo sul set del kolossal d’azione The Equalizer 3 al fianco di Denzel Washington, diretto da Antoine Fuqua.

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Un talento che trova conferma anche nelle produzioni più impegnate e autoriali: Chiummariello ha infatti partecipato al cortometraggio Sufficiente, con Maddalena Stornaiuolo, opera di straordinario impatto sociale che si è aggiudicata il prestigioso Nastro d’Argento – Corti d’Argento. Il suo cammino prosegue ora verso una nuova sfida da protagonista assoluto: sarà infatti il volto principale di Averno Hotel, l’attesa pellicola firmata dal regista Pino Carbone.

Il suo “habitat” naturale resta però il teatro, dove ha dato vita a performance acclamate dalla critica in opere come Il contagio e Genova01 (regia di Carlo Cerciello), La Madre (regia di Mimmo Borrelli), Piéce Noire (di Enzo Moscato con Lucia Poli) e Il medico dei pazzi (regia di Laura Angiulli). Questa profonda esperienza tecnica e umana confluisce oggi nella direzione del laboratorio Napolart, progetto d’eccellenza dedicato alla formazione nel teatro e nel cinema condiviso con l’attrice e giornalista Laura Bercioux.

Agostino Chiummariello
Agostino Chiummariello

Il primo sapore che ricordi della tua infanzia?

Il primo sapore che ricordo è quello del ragù di mamma Laura, un rito domenicale, di casa che sapeva di famiglia.

Il tuo piatto “culto” per l’ispirazione?

La frittata di maccheroni e un buon calice di vino.

Cosa non deve mai mancare sulla tua tavola?

Il pane.

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Il piatto che più ti rappresenta e perché?

Una parmigiana di melanzane perché è una cosa così semplice ma complicata a mangiarne poca.

Un cibo che per te è puro conforto?

Pasta e fagioli o pasta e patate con la provola: una coccola vera e propria.

Il tuo rituale preferito legato al cibo?

Adoro fare la spesa al mercato per poi cucinare e coccolarmi.

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Cibo e solitudine: un momento che ti appartiene?

Adoro lo spaghetto al pomodoro fresco o allo scarpariello semplice da cucinare e gustoso.

Il piatto da condividere assolutamente con chi ami?

Beh sicuramente uno spaghetto con le vongole, comunque, a base di mare.

Un luogo (reale o immaginario) dove il cibo ha avuto un ruolo speciale nella tua vita?

La casa della nonna in campagna: il forno il pane fatto in casa, le mucche nella stalla, la frutta raccolta in campagna. I prodotti della campagna che si producevano nell’orto e la stessa carne che allevava mia nonna.

Se fossi un ingrediente, quale saresti?

La pancetta che va bene dappertutto.

Un vino che ti ha emozionato e perché?

Il vermentino di Sardegna che mi ricorda la Sardegna e i momenti più belli vissuti sull’isola.

Con chi (vivo o immaginario) vorresti condividere un calice e cosa berresti?

Un buon prosecco con la donna che mi accompagna.

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Palermitana per radici e per scelta, ho attraversato mondi diversi con la scrittura come bussola: dall’arte alla musica, dalla scienza all’economia, raccontando ciò che muove il pensiero e l’emozione. Oggi il mio sguardo si posa sull’enogastronomia, che per me è un racconto sensoriale, fatto di memoria, identità e stupore. Ho viaggiato molto, osservato tanto, assaporato con lentezza. Scelgo i cibi come si scelgono le parole: cercando il legame invisibile tra il gusto e il ricordo, tra l’esperienza e il cuore.
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