A tavola con Alfonso Moscato
Un viaggio tra parole, sapori e calici con chi fa cultura in Italia
Alfonso Moscato è un cantautore, chitarrista e arrangiatore che nella prima parte della sua carriera è stato l’ideatore ed il leader della band Cordepazze pubblicando gli album “I RE Quieti” (2008) e “L’ Arte della Fuga” (2012), “I giorni migliori” (2022). Nel 2015 decide di intraprendere la carriera da solista componendo l’album “La Malacarne” con la partecipazione alla batteria di Luca Bergia dei Marlene Kuntz.

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Il primo sapore che ricordi della tua infanzia?
Le polpette che faceva mia madre quando avevo 4-5 anni. Buonissime, non che mia madre sia una cuoca eccellente, forse a farmele ricordare più buone è quella tenerezza e quel calore di quegli anni di infanzia, anni molto felici.
Il tuo piatto “culto” per l’ispirazione?
Non ho un piatto “culto” di mio, figuriamoci per l’ispirazione, ultimamente consumo tantissima acqua e da quando lo faccio ho una salute ed un aspetto migliore, dormo meglio e ho una pelle meravigliosa.
Cosa non deve mai mancare sulla tua tavola?
L’acqua. Naturale.
Il piatto che più ti rappresenta e perché?
Il pane. Trovo nel sapore del pane quella semplicità che ho imparato ad apprezzare con gli anni. La fame viene saziata dal pane. Quando i miei figli hanno fame la prima cosa che offro loro è il pane, se lo rifiutano, e ogni tanto capita, allora capisco che non è fame, è qualcos’altro che non ha a che fare con la “necessità” effettiva del corpo, capisco che vi è ancora della sazietà in quella domanda.
La cosa che mi affascina è la sua sacralità. Da millenni gli uomini hanno usato il pane per compiere riti. Nella tradizione greca, i misteri eleusini sono fondati sul rito del pane (Demofonte, etimologicamente luce del popolo, allevato da Demetra viene posto la notte nel fuoco come il pane), anche nella tradizione giudaica è il centro del rito dello shabbath per non parlare della Pasqua.
La raccolta del grano avviene attorno al solstizio d’estate il momento in cui la luce del giorno è al massimo della sua durata. Il pane è la luce, anche il suo colore dorato richiama la fonte prima della luce, il sole.
I polisaccaridi contenuti nel pane sono costituiti da catene di monosaccaridi che a loro volta sono, se non erro, molecole formate da catene di carbonio a cui sono collegati atomi di idrogeno e ossigeno e sono prodotti nella fotosintesi clorofilliana dalla luce. Quindi noi mangiamo il prodotto della luce.
Un cibo che per te è puro conforto?
Non trovo un conforto in un cibo, trovo conforto in un abbraccio, in un altro corpo, ma vivo.
Di solito il cibo è sempre un corpo morto, vegetali, carni, pesce, sempre corpo biologico, ma morto. Strano come dalla morte traiamo la vita.
Il tuo rituale preferito legato al cibo?
Per qualche anno ho praticato lo shabbath e il pane e il vino erano il centro del kiddush, ora non ho un rito legato al cibo.
Cibo e solitudine: un momento che ti appartiene?
Quando sono di corsa e sono solo non mi va di cucinare e allora mi attrezzo con il tonno in scatola che mi piace tantissimo, soprattutto con la maionese.
Il piatto da condividere assolutamente con chi ami?
Insalata di sedano, tonno e maionese.
Un luogo (reale o immaginario) dove il cibo ha avuto un ruolo speciale nella tua vita?
Casa delle mie zie. Io avevo tre zie signorine, tutte nate attorno al 1915, che erano delle ottime cuoche e quando noi nipoti le andavamo a trovare ci preparavano sempre delle prelibatezze. Piatti semplici, ma pieni d’amore.
Se fossi un ingrediente, quale saresti?
Il sale.
Un vino che ti ha emozionato e perché?
Lo chardonnay accompagnato alle sarde arrostite e cipolla cruda offertoci dopo un concerto a Menfi. Ho trovato poco tempo fa una sua possibile etimologia potrebbe venire dall’ebraico Shaar Adonay, la porta di Dio.
Con chi (vivo o immaginario) vorresti condividere un calice e cosa berresti?
Con Elemire Zolla, farei scegliere lui e starei ore ad ascoltarlo.



