Abruzzo in bolla. Il dealcolato complementare e non antagonista
Abruzzo in Bolla ha acceso i riflettori sulle eccellenze spumantistiche italiane e, in modo significativo, ha posto al centro del dibattito il crescente fenomeno dei vini senz’alcol.
Professionisti del settore si sono interrogati nel talk “Vini dealcolati: sfida, opportunità o insidia?”, esplorando le dinamiche di un comparto in rapida evoluzione.
Il mercato dei prodotti analcolici è in forte espansione a livello globale.
Sebbene all’estero i vini dealcolati registrino già un mercato significativo, in Italia si prevede una crescita che si avvia verso i 15 milioni di euro.
Questa prospettiva ha spinto il settore a dialogare con le istituzioni per snellire le procedure burocratiche.
Marzia Varvaglione, Presidente del Ceev (Comité Européen des Entreprises Vins), ha evidenziato i progressi normativi: “Con l’approvazione del 12 giugno, le distanze tra gli imprenditori e le lungaggini fiscali sono state accorciate. Il Ministero dell’Agricoltura e delle Finanze stanno lavorando insieme per semplificare la questione accise e permettere al mondo dealcolati di partire senza alcun problema. Non è pensabile che si debbano costruire impianti ex novo senza comprendere quanto questi possano incidere sul business. Si sta lavorando in questo senso tenendo conto anche del deposito fiscale e delle accise. In questo modo si potranno accorciare le tempistiche e partire da gennaio 2026 con il dealcolato made in Italy”.
I vini dealcolati si presentano come un’alternativa complementare, rivolgendosi a un pubblico che approccia il vino con una prospettiva meno tradizionale.
Silvio Ariani, Direttore Commerciale di Tenuta J. Hofstätter, ha sottolineato l’importanza di non ignorare le nuove tendenze: “Le nuove generazioni vanno tenute in considerazione prima che vadano in altra direzione e abbandonino definitivamente il vino”.
Ariani ha poi evidenziato come il mercato vitivinicolo sia in contrazione da quarant’anni.
“Il dealcolato non ruba mercato al vino, ne è un complementare. È al lato del vino, non davanti al vino e c’è mercato. Per questo la filiera non può privarsi di un’importante fetta di mercato. Va chiamato vino dealcolato proprio come si parla di caffè decaffeinato e birra analcolica”.
Questa visione è condivisa da Carlo Finore Di Campli dell’azienda Eredi di Legonziano, che pur non producendo ancora vini senz’alcol, ne sta valutando la possibilità: “Ogni azienda deve considerare la possibilità di assicurarsi questa fetta di mercato. Certo è che si deve stare attenti su cosa si dealcolizza. Per il Montepulciano dealcolato credo non sia il caso”.
Sul fronte delle denominazioni, il dibattito si concentra sull’apertura a Doc e Igt, in linea con la normativa europea. Marzia Varvaglione ha espresso cautela: “È un terreno rischioso. Se in Europa siamo avanti, in Italia ci stiamo lavorando per via delle incertezze fiscali. Una volta arrivati al punto più accessibile della produzione si potrà parlare anche di Doc per evitare l’arenarsi sui vini generici. Il dealcolato non può essere un modo per svuotare le cantine, piuttosto un altro modo per produrre valore e quindi il nome del vitigno potrebbe essere un valore aggiunto. Pensare però a un Barolo o Brunello senz’alcol no, mi vengono i brividi. Un Prosecco invece, potrebbe essere un vantaggio poiché è un prodotto pop”.
Gianni Sinesi, sommelier professionista, ha ribadito l’importanza del gusto e della funzionalità nell’abbinamento: “Ciò che conta è il gusto, anche nel caso del dealcolato. Sul creare una carta di vini senz’alcol da affiancare magari ci lavoreremo in futuro, ma sicuramente ora si deve lavorare sull’alleggerire il tenore alcolico nel percorso di pairing, perché il futuro vuole questo”.
La produzione di vino senz’alcol comporta investimenti significativi, ma Fabio Babetto, responsabile Ufficio Agrario Banco Desio, vede in questo una chiara opportunità di business. “Non c’è da aver paura, piuttosto serve essere consapevoli. Bisogna accompagnare le aziende agricole nel campo degli investimenti. Il vino dealcolizzato è un ulteriore canale in cui le aziende possono diversificare le loro attività in modo da allargare lo spettro dei ricavi”.
Il tema del vino dealcolato, sebbene ancora in fase di concretizzazione, sta animando un acceso dibattito tra gli operatori del settore e i consumatori, dimostrando come il mondo del vino sia pronto a esplorare nuove direzioni per rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.
Quali saranno i prossimi passi per il vino dealcolato in Italia?


