Acqua frisca, acqua cu zammù e cu l’anice Tutone siti uncinnè cchiù!
L’acquaiolo
Tra gli antichi mestieri ormai scomparsi figura quello dell’acquaiolo che, con una piccola cantimplora contenente acqua fredda e dei bicchieri, sostava in angoli di strada o andava in giro con un carrettino e la vendeva per pochi spiccioli a chi passeggiava ed era assetato.

A Palermo era chiamato anche acquavitaro ma in più, insieme con l’acqua e i bicchieri di vetro, si portava sempre dietro una bottiglietta di distillato d’anice che usava per preparare “acqua e zammù“, come riportato in un precedente articolo.
Questo uso e rito locale si è trasformato negli anni, sostituendo il bicchiere d’acqua con le bottigliette di bibite, caffè o granite e, come accade ai Quattro Canti con il famigerato “scecco spritz“, con carrettini colorati che vendono abusivamente bevande alcoliche.
L’Anice Unico Tutone
A parte qualche foto facilmente reperibile sul web, sono custoditi modelllini di acquavitaro nel Museo della Fabbrica Anice Unico Tutone, normalmente chiuso al pubblico perchè ha sede proprio nei locali della fabbrica, ma che apre periodicamente con visite guidate.
La prima Anice Unico Tutone è stata fondata nel 1813 dall’acquavitaro palermitano Giuseppe Tutone ed era una drogheria in piazza Fieravecchia, oggi piazza Rivoluzione nel cuore del Centro Storico.
La ricetta per preparare questa bevanda ad alto contenuto alcolico (ha una gradazione del 60%!) è ancora oggi gelosamente custodita dagli eredi di una fabbrica a conduzione familiare giunta alla settima generazione; si sa solo che mescola spirito di vino con essenza di cumino ed anetolo, un olio ricavato dall’anice stellato mentre il tipo di distillazione è e resta sconosciuto.

Dal secondo dopoguerra la fabbrica Anice Unico Fratelli Tutone ha sede in via Giuseppe Garibaldi 41, nella parte retrostante lo storico Palazzo Aiutamicristo ma sempre nelle vicinanze di Piazza Fieravecchia e della vanedda degli Acquavitari.
Il marchio e il museo
Entrando nella sede di questo marchio storico palermitano si è letteralmente travolti dal forte odore d’anice che quasi penetra nei vestiti proprio perchè, da lunedì al venerdì, la fabbrica è attiva e lavora soprattutto alla produzione di anice Tutone ma anche di alcool puro, amaro Tutone o di Friscu, un saporito aperitivo siciliano il cui aroma è il perfetto equilibrio di una miscela ottenuta dalla fraganza di erbe amare e la delicatezza dell’arancio dolce.

Mentre al centro die locali si trovano i macchinari per l’imbottigliamento ed etichettamento dell’Anice Tutone, le pareti intorno scontengono delle vetrine dove è ricostruita la storia del marchio; è possibile ammirare antiche etichette, bottiglie e bottigliette, antichi contenitori, tappi di sughero e attrezzi del mestiere degli acquavitari ma, soprattutto, gadget e manifesti d’epoca con slogan pubblicitari come “Al pane il sale. All’acqua l’anice“ oppure “Cosa c’è di meglio di un semplice bicchiere d’acqua? Anice Tutone. Nient’altro da aggiungere“.
Ogni visita dei locali della fabbrica è un viaggio indietro nel tempo, tra abbanniate, convivialità ma anche ritmi di lavoro e chimica di segrete miscelazioni che producono una bevanda dall’odore intenso e pungente che devi necessariamente degustare come “acqua e zammù“ prima di concludere la visita, e solo dopo tornare a casa.



