Ad HostMilano, lo chef Marinaccio per Kimbo
- Qual è stata la genesi della collaborazione con Kimbo per l’evento Host e quali sinergie tra il suo approccio culinario e l’eccellenza del caffè Kimbo avete voluto mettere in risalto sul palcoscenico internazionale della fiera?
- Durante le sue performance allo stand Kimbo, in che modo specifico integrerà e valorizzerà il caffè nelle sue creazioni, e quale valore aggiunto (in termini di gusto o concetto) ritiene che conferisca ai suoi piatti?
- Host è un’importante vetrina per il settore Horeca. Quali sono state le reazioni o i feedback più significativi che ha ricevuto dal pubblico e dagli operatori del settore riguardo le sue dimostrazioni e la partnership con Kimbo?
- Nella sua filosofia di cucina, che ruolo riveste il caffè, e in particolare un prodotto di qualità come quello di Kimbo, non solo come bevanda, ma come ingrediente e come parte integrante dell’esperienza gourmet?
Al palcoscenico mondiale dell’ospitalità, l’eccellenza e l’innovazione del settore Horeca si sono, ancora una volta, incontrati.
In occasione di questa fiera, Kimbo, la storica torrefazione napoletana che da anni porta l’autenticità del caffè italiano nel mondo, non solo ha presentato le sue ultime novità (come la linea Sapiente per lo Specialty o la storica Antica Miscela dal 1963), ma ha consolidato anche il legame tra alta ristorazione e qualità del caffè.
Ad accompagnare l’eccellenza del caffè in questa importante manifestazione, lo Chef e Patron Gaetano Marinaccio de ‘La Cucina di Rho – Non il solito ristorante’, che incarna l’equilibrio tra visione imprenditoriale e passione culinaria.
Dalle radici campane a una solida formazione in marketing, Gaetano Marinaccio ha saputo trasformare un piccolo spazio alle porte di Milano in una vera meta gourmet, dove l’intimità della sala gestita con la compagna Nadia incontra una cucina di sperimentazione, territorio e grande personalità.
Qual è stata la genesi della collaborazione con Kimbo per l’evento Host e quali sinergie tra il suo approccio culinario e l’eccellenza del caffè Kimbo avete voluto mettere in risalto sul palcoscenico internazionale della fiera?
“La collaborazione con Kimbo è nata in modo molto naturale, quasi spontaneo.
Ci siamo riconosciuti in un linguaggio comune fatto di tradizione, qualità e rispetto per le origini.
Kimbo rappresenta un simbolo autentico del Sud, un’eccellenza campana come me, e credo che questa affinità abbia reso tutto immediatamente armonico.
All’Host abbiamo voluto raccontare non solo il caffè come prodotto, ma il suo valore culturale.
Un gesto quotidiano che diventa rituale, un ingrediente che può dialogare con la cucina, con i dolci e con i momenti di condivisione.
In fiera ho cercato di portare il mio modo di interpretare la tradizione con leggerezza e curiosità, e Kimbo è stato il partner perfetto per farlo su un palcoscenico internazionale”.
Durante le sue performance allo stand Kimbo, in che modo specifico integrerà e valorizzerà il caffè nelle sue creazioni, e quale valore aggiunto (in termini di gusto o concetto) ritiene che conferisca ai suoi piatti?
“Ho deciso di valorizzare il caffè soprattutto in un dessert simbolico, che ho chiamato “Non è un tiramisù”.
È una mia interpretazione personale del classico dolce italiano, dove il pan di Spagna al cioccolato viene bagnato con un caffè estratto a cuccumella, utilizzando l’antica miscela Kimbo.
Tutta la cremosità del tiramisù rimane, ma il risultato finale è più elegante, più diretto e profondo nel gusto.
Il caffè, se ben dosato, non è solo aroma: è struttura, equilibrio, intensità.
In questo caso, è stato l’elemento che ha dato identità al piatto, collegando la tradizione napoletana del caffè alla mia cucina contemporanea“.
Host è un’importante vetrina per il settore Horeca. Quali sono state le reazioni o i feedback più significativi che ha ricevuto dal pubblico e dagli operatori del settore riguardo le sue dimostrazioni e la partnership con Kimbo?
“Le reazioni sono state oltre ogni aspettativa.
La Caprese è andata letteralmente a ruba — non solo a colazione, ma anche a pranzo e nel pomeriggio — e lo stesso entusiasmo c’è stato per i dolci come la torta di mele, il ciambellone al limone e il plum cake variegato. Molti operatori del settore mi hanno detto di aver percepito un’energia diversa allo stand Kimbo.
Un luogo dove il caffè non era solo bevanda ma racconto, legame, memoria.
E quando a pranzo abbiamo servito i miei sughi della tradizione — ragù, genovese, puttanesca e melanzane — abbinati a pani diversi, ho visto persone emozionarsi per la semplicità e l’autenticità.
È stato un momento di cucina vera, sincera, senza filtri“.
Nella sua filosofia di cucina, che ruolo riveste il caffè, e in particolare un prodotto di qualità come quello di Kimbo, non solo come bevanda, ma come ingrediente e come parte integrante dell’esperienza gourmet?
“Per me il caffè è una materia prima nobile, ma anche un’emozione.
È il profumo di casa, il segno di accoglienza, il punto di incontro tra le persone.
In cucina, se trattato con rispetto, diventa un ingrediente straordinario, capace di dare profondità e calore a un piatto.
Un caffè come Kimbo ha un’identità forte, riconoscibile, e questo mi piace.
Perché ogni volta che lo utilizzo, sento di raccontare una parte di Napoli, una parte di me.
Non lo considero un semplice ingrediente, ma un vero compagno di viaggio nella mia idea di cucina sensoriale e contemporanea.
Devo ammettere che nel 90% dei ristoranti il caffè a me non piace: spesso è il punto debole dell’esperienza.
Molti colleghi preparano percorsi degustazione degni di nota, e poi si perdono proprio sul finale, sul “meglio”.
Grazie a Kimbo, invece, siamo riusciti a strutturare anche la nostra carta dei caffè — che non è la solita carta, ma un vero percorso di gusto, pensato e raccontato con la stessa cura che riserviamo ai piatti“.
La partecipazione a Host è un punto di arrivo o un trampolino di lancio? Ci sono nuovi progetti, iniziative o sviluppi che possiamo aspettarci dalla collaborazione futura tra Chef Marinaccio e Kimbo?
“Host non è mai un punto di arrivo: è un grande trampolino.
Credo che esperienze così servano a costruire legami autentici, più che semplici collaborazioni commerciali.
Con Kimbo è nato qualcosa che va oltre l’evento.
Il “Non è un tiramisù” è nato proprio grazie a loro, ed è solo il primo passo di un percorso creativo che potrà evolversi in modi diversi, magari con nuovi progetti o format che uniscano cucina e caffè in maniera ancora più innovativa.
Lavorare con Kimbo non è solo un’esperienza, è un confronto continuo, un arricchimento umano e professionale. E questo, per me, vale più di ogni traguardo.
Grazie Mario, Grazie Andrea, Grazie Nadia e Francesca“


