Agroalimentare: dal 29 maggio scatta la stretta penale contro i marchi ingannevoli e le frodi sul Made in Italy
Il comparto agroalimentare italiano si appresta a vivere una vera e propria rivoluzione sul fronte della tutela penale. A partire dal 29 maggio 2026 entrerà ufficialmente in vigore la Legge 21 aprile 2026, n. 75 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 110 del 14 maggio), che introduce un severo pacchetto di misure sanzionatorie volto a blindare l’autenticità dei prodotti alimentari e a combattere l’ormai diffuso fenomeno dell’Italian sounding e delle contraffazioni.
La principale novità della riforma è l’introduzione nel codice penale di due specifiche fattispecie di reato: il commercio di alimenti con segni mendaci e il reato di frode alimentare.
Il reato di commercio con segni ingannevoli
La norma colpisce in modo mirato chiunque utilizzi marchi, segni distintivi o indicazioni (anche grafiche o figurative) falsi o deliberatamente ingannevoli con il preciso obiettivo di indurre in errore il consumatore.
Il focus del legislatore è la finalità ingannatoria: saranno puniti tutti i comportamenti volti a mascherare o falsificare l’origine geografica, la provenienza reale, la qualità intrinseca o la quantità degli alimenti o dei singoli ingredienti impiegati. L’obiettivo è bloccare alla radice la commercializzazione di prodotti che sfruttano elementi visivi o testuali richiamanti l’italianità, pur essendo realizzati totalmente all’estero o con materie prime non conformi a quanto dichiarato.
Pene più severe e sanzioni accessorie
Il nuovo quadro normativo prevede un sensibile inasprimento delle sanzioni rispetto al passato.
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Pene detentive e pecuniarie: Per i casi di frode e uso di segni mendaci le sanzioni arrivano fino a 18 mesi di reclusione (con punte che in determinate fattispecie strutturate e aggravate possono estendersi da 4 mesi a 2 anni) accompagnate da pesanti multe pecuniarie.
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Misure interdittive per le aziende: Oltre alle sanzioni penali a carico dei soggetti responsabili, la legge prevede strumenti drastici per colpire direttamente l’attività d’impresa, tra cui la chiusura temporanea o definitiva dello stabilimento produttivo o del punto vendita coinvolto nell’illecito.
Confisca allargata e responsabilità degli enti (Dlgs 231)
La riforma agisce in modo sinergico con altre normative cardine del sistema sanzionatorio:
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Viene esteso l’istituto della confisca allargata per i patrimoni illeciti accumulati tramite associazione a delinquere finalizzata alle frodi alimentari o al commercio con marchi mendaci.
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Sotto il profilo della responsabilità amministrativa delle società (Dlgs 231/2001), l’ente organizzativo sarà chiamato a rispondere direttamente qualora i reati vengano commessi nelle loro forme aggravate, rischiando sanzioni pecuniarie e interdittive di forte impatto sul business.
Cosa cambia per le aziende del settore
Per i produttori, i distributori e gli importatori del settore agroalimentare, la data del 29 maggio rappresenta uno spartiacque fondamentale. Le imprese sono chiamate a effettuare un accurato audit interno sulle proprie etichettature, sui messaggi pubblicitari e sui marchi commerciali, al fine di verificare che nessuna indicazione – anche implicitamente o figurativamente – possa essere considerata “ingannevole” o “mendace” dalle autorità di controllo. Il rischio, in caso contrario, non è più una semplice sanzione amministrativa, ma l’apertura di un fascicolo penale con conseguenze pesantissime sulla reputazione e sulla continuità aziendale.



