Al Festival di Cannes va in scena un tiramisù
- Quasi a mo’ di riparazione, sono stati proiettati alcuni film italiani nella sezione Cannes Classics, che comprende pellicole restaurate e omaggi vari ai maestri indiscussi dell’intera storia del cinema.
- Siamo nel ’69, quindi all’amante si aggiunge un nuovo amante meno routinario, che viene fuori dall’anarchia della contestazione giovanile: Lino Capolicchio.
- Vite che, secondo la Cinegustologia, sembrerebbero essere parimenti dolceamare e molli, prive come sono di un qualsivoglia (rigido, cioè affidabile) punto fermo. Un altra (piccola) fetta d’Italia è andata in scena con un documentario di Francesco Zippel, “Vittorio De Sica – La vita in scena”, coprodotto da Istituto Luce Cinecittà.
Niente film italiani nel cartellone del Festival di Cannes 2026, si sa.
A proiezioni stampa oramai agli sgoccioli, il “come mai?” – che avevamo tutti detto dopo la conferenza stampa di presentazione della 79ma edizione – risulta ancora più convinto.
A cartellone quasi completato, possiamo dire che sono stati non pochi i film che non hanno convinto.
Solo due ci sono sembrati davvero potenti: “Notre salut” e lo spagnolo “The beloved”, quest’ultimo grazie all’interpretazione magistrale di Javier Bardem.
Quasi a mo’ di riparazione, sono stati proiettati alcuni film italiani nella sezione Cannes Classics, che comprende pellicole restaurate e omaggi vari ai maestri indiscussi dell’intera storia del cinema.
Eccoli: “La Ciociara”, di Vittorio De Sica; “L’innocente”, di Luchino Visconti, e il meno noto “Metti una sera a cena”, una commedia sofisticata diretta da Giuseppe Patroni Griffi.
Il film pone al centro, all’interno di una cornice teatrale, uno dei più classici meccanismi relazionali: la moglie (Florinda Bolkan) col marito (Jean-Louis Trintignan) e con l’amante (un bravissimo Tony Musante).
Siamo nel ’69, quindi all’amante si aggiunge un nuovo amante meno routinario, che viene fuori dall’anarchia della contestazione giovanile: Lino Capolicchio.
Il film è totalmente parlato, con al centro tutta una serie di riflessioni ardite (cioè libere) sui rapporti di coppia, riflessioni che oggi non troverebbero diritto di cittadinanza in un film… anche se all’interno di una cornice un po’ machista, che vede la donna come soprammobile dell’uomo, con in più il dovere di essere – oltre che sexy – intelligente e ironica.
Tutte queste discussioni/riflessioni avvengono spesso intorno al tavolo di un’ideale cena a quattro, ricco di vari piatti.
Nelle scene finali spunta un tiramisù, che tutti i commensali “torturano” con un cucchiaino, senza mangiarlo: sembrerebbero voler tastare le loro vite senza immergercisi dentro.
Vite che, secondo la Cinegustologia, sembrerebbero essere parimenti dolceamare e molli, prive come sono di un qualsivoglia (rigido, cioè affidabile) punto fermo.
Un altra (piccola) fetta d’Italia è andata in scena con un documentario di Francesco Zippel, “Vittorio De Sica – La vita in scena”, coprodotto da Istituto Luce Cinecittà.
Un altra (piccola) fetta d’Italia è andata in scena con un documentario di Francesco Zippel, “Vittorio De Sica – La vita in scena”, coprodotto da Istituto Luce Cinecittà.
Il film racconta in maniera divertente, ma profonda, l’enormità (caratteriale, e artistica) del regista di “Ladri di biciclette”.
A introdurre il film è venuto Thierri Frémaux, il direttore del Festival di Cannes, così da dare importanza all’evento – e indirettamente al cinema italiano, appunto il grande assente di questa edizione.
“Del resto anche ai Mondiali di calcio non ci sarà l’Italia, no?”, ha poi chiosato, generando il mormorio poco soddisfatto di tutti gli italiani in sala.



