Alto Adige Wine Summit 2025: 50 anni di DOC e un viaggio tra vigne, culture e paesaggi
Il 2025 segna una doppia ricorrenza per l’Alto Adige: da un lato la quinta edizione dell’Alto Adige Wine Summit, dall’altro il cinquantesimo anniversario della DOC, introdotta nel 1975 per tutelare e valorizzare la produzione vinicola altoatesina.
50 anni di DOC Alto Adige
«Celebriamo i 50 anni della denominazione di origine controllata “DOC Alto Adige”», ha dichiarato Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige. «Un traguardo che oggi coinvolge oltre il 95% dei nostri vini, segno di qualità e garanzia per i consumatori».
Un anniversario che non rappresenta soltanto un richiamo al passato, ma anche uno sguardo deciso al futuro, grazie al recente riconoscimento di 86 unità geografiche aggiuntive, ogni bottiglia è ora in grado di raccontare la propria origine fino al singolo vigneto.
Un passo importante per rafforzare il legame tra vino e territorio, con trasparenza e autenticità.
Il Summit 2025 si è aperto a Castel Freudenstein ad Appiano, luogo simbolo di oltre duemila anni di viticoltura, dai Reti ai Romani fino ai giorni nostri.
Appiano è il più grande comune vitivinicolo dell’Alto Adige e raccoglie, in pochi chilometri, un mosaico straordinario di vitigni e microclimi.
L’inaugurazione ha preso forma in un’atmosfera di elegante convivialità, apprezzando le bollicine metodo classico altoatesine nel giardino del castello, seguite da una cena di gala nell’orangerie, firmata dallo chef stellato Herbert Hintner con il figlio Daniel.

Poche province italiane sono ricche di contrasti come l’Alto Adige, situato tra area mitteleuropea e bacino mediterraneo, è un crocevia di culture – tedesca, italiana e ladina – che si riflettono nella lingua, nelle tradizioni, nella cucina e persino nei vini.
Qui le cime dolomitiche fanno da sfondo a vallate coltivate a vigneti e meleti.
Architettura contemporanea e antichi masi convivono in un paesaggio dove la sostenibilità non è uno slogan, ma un approccio quotidiano.
Questo equilibrio tra tradizione e innovazione è lo stesso che si ritrova nei vini, specchio fedele di un territorio che sorprende e si racconta a ogni sorso.
La Valle Isarco: il regno dei bianchi
Tra i luoghi protagonisti di questa edizione spicca la Valle Isarco, la più settentrionale delle zone vitivinicole altoatesine, che si distingue per la produzione quasi esclusiva di vini bianchi: Sylvaner, Veltliner, Pinot grigio, Müller-Thurgau, Kerner e Traminer aromatico.

L’unica eccezione è il “Klausner Laitacher”, un rosso prodotto sui pendii di Chiusa.
La DOC “Alto Adige Valle Isarco” porta sempre l’indicazione del vitigno o della vigna, a testimonianza di una forte identità territoriale.
Qui la recente zonazione trova la sua massima espressione: ogni bottiglia diventa la narrazione di un habitat preciso, che riflette pendenza, altitudine, esposizione solare, circolazione dell’aria e peculiarità del terreno.
Il percorso del Summit ha toccato luoghi simbolici quali l’Abbazia di Novacella, uno dei monasteri più antichi d’Europa, dove i vigneti convivono con la vita monastica.

Poter attraversare i filari e assaporare le uve che presto diventeranno vino è stato un momento magico e didattico.

In compagnia di Werner Waldboth, direttore vendite di Abbazia di Novacella, è stato poi possibile apprezzare il Gewurztraminer della linea Praepositus 2023 e il Sylvaner Stiftsgarten 2021.
Un luogo affascinante, dove la natura coabita con la vita dell’abbazia.

Degustazione con vista
Da Varna il percorso è proseguito verso i vigneti a Tiso della Cantina Valle Isarco, che ha ospitato in vigna, per l’occasione, altri produttori della zona: Köfererhof, Kuenhof, Pacher Hof, Tenuta Strasserhof e Abbazia di Novacella, per una degustazione condivisa.

I vigneti della Valle Isarco si distinguono per i loro terroir complessi, dove le condizioni di microclima più fresco e altitudini elevate esaltano la qualità delle uve bianche.

La cantina rappresenta una realtà cooperativa con oltre 130 soci, che ha saputo valorizzare i filari selezionati nelle diverse unità geografiche aggiuntive, portando l’identità territoriale a un livello d’eccellenza riconosciuto anche a livello internazionale.
I vini assaggiati
Tra gli assaggi che ci hanno particolarmente colpito c’è l’Alto Adige Valle Isarco DOC Sylvaner Praepositus 2023 di Abbazia di Novacella, un vino pieno e dal sorso salino.

Poi l’Alto Adige Valle Isarco DOC Sylvaner 2023 e il Riesling Kaiton 2023 di Kuenhof, entrambi di grande eleganza e finezza.
Ancora giovane ma di grande energia c’è l’Alto Adige Valle Isarco DOC Riesling 2024 di Pacher Hof; di buona cremosità ed equilibrio il Alto Adige Valle Isarco DOC Sylvaner 2024 di Tenuta Strasserhof.
Non da ultimo è l’Alto Adige Valle Isarco DOC Grüner Veltliner Aristos 2023 di Cantina Valle Isarco.
Interessante per la sua sfida del tempo è il Alto Adige Valle Isarco DOC kerner Aristos 2013, con dieci anni sulle spalle e ancora profondità e freschezza.
Mazzon: un altopiano che racconta il Pinot Nero
Se la Valle Isarco è la patria dei grandi bianchi, l’altopiano di Mazzon, che si estende tra i 300 e i 450 metri sopra la Valle dell’Adige, è considerato il regno del Pinot Nero.
Grazie all’orientamento a ovest, i vigneti ricevono sole dal mezzogiorno fino al tramonto, mentre le notti fresche e ventilate regalano escursioni termiche ideali per una maturazione lenta e completa.
A Mazzon siamo stati ospiti della Cantina Praxmarer, che per l’occasione ha accolto anche gli amici della Tenuta Brunnenhof, Tenuta Gottardi, Tenuta Kollerhof e Tenuta J. Hofstätter.

È stato Martin Hofstätter a guidarci in un racconto che intreccia geologia, storia e passione, spiegando perché questo altopiano sia oggi sinonimo di Pinot Nero di grande carattere.
Il territorio conta circa 66 ettari vitati, coltivati per oltre il 90% a Pinot Nero.
Una scelta precisa, che lega il nome di Mazzon in maniera quasi esclusiva a questo vitigno.
La tradizione del Pinot Nero in Alto Adige
La tradizione risale all’Ottocento, quando l’Arciduca Giovanni d’Austria introdusse il Pinot Nero in Alto Adige, trovando qui condizioni ideali per la sua espressione.
La conformazione geologica di Mazzon è parte integrante di questa identità: milioni di anni fa i ghiacciai hanno modellato il paesaggio lasciando pochissimi sedimenti.
Oggi le vigne affondano le radici direttamente nella roccia madre, caratterizzata da strati di diversa età e natura, con rare presenze di dolomia.
È questo substrato unico, insieme a esposizioni soleggiate e circolazione d’aria costante, a conferire ai vini eleganza, struttura e capacità di invecchiamento.
Non è sempre stato così. Fino a pochi decenni fa molte uve di Mazzon venivano assorbite in etichette generiche, senza che ne fosse riconosciuta l’origine.
Oggi invece i vignaioli hanno scelto di valorizzare insieme il territorio, restituendo un’identità chiara ai loro vini e mostrando al pubblico la forza di questo terroir.
Tra gli assaggi dei vini più giovani si è riscontrato un profilo giocato sempre più nella snellezza, annate e stili diversi ma tutti espressivi delle peculiarità di questo micro-areale.
I vini degustati
Goloso l’Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Mazzon 2022 Tenuta Brunnenhof; ottima materia, ma sicuramente da aspettare l’Alto Adige DOC Pinot Nero 2021; ampio ed elegante l’Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva Aegis 2022 di Tenuta Kollerhof, morbido e dai tannini fini l’Alto Adige DOC Pinot Nero Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022 di Tenuta J. Hofstätter.
Garbato e sottile l’Alto Adige DOC Pinot Nero Mazzon 2020 di Weingut Sebastian Praxmarer.
Convincenti anche i bianchi di alcune delle aziende presenti, in particolare l’Alto Adige DOC Pinot Bianco Barthenau Vigna S. Michele 2022 Tenuta J. Hofstätter.
La degustazione ci ha regalato un’ulteriore conferma della longevità straordinaria del Pinot Nero di Mazzon.
Abbiamo avuto l’occasione di assaggiare due annate che hanno lasciato il segno: un Pinot Nero 2003 di Gottardi, ancora fresco, vibrante e ricco di sfumature, e il rarissimo Pinot Nero Alto Adige DOC Barthenau Vigna S. Urbano 1982, sorprendente per integrità, complessità aromatica e profondità.
Due vini che hanno dimostrato come a Mazzon il Pinot Nero non sia soltanto elegante da giovane, ma anche capace di attraversare i decenni mantenendo intatta la sua anima.

Conclusione del Summit
«Il vino ha una sua essenza ribelle, non si lascia incalzare, segue un tempo tutto suo. (…) Che questo Summit ci ricordi che ogni calice racchiude non solo un territorio, ma anche un ritmo diverso: quello della vita che vale la pena assaporare».
Queste parole di Eduard Bernhart, direttore del Consorzio Vini Alto Adige, trovano riscontro nei luoghi, nelle persone e nei vini incontrati durante questo viaggio.
Dalla Valle Isarco, culla dei grandi bianchi di montagna, all’altopiano di Mazzon, dove il Pinot Nero dimostra eleganza e longevità sorprendenti, il Summit ha mostrato come l’Alto Adige sia oggi un laboratorio vivo di identità e innovazione.
In questo equilibrio tra passato e futuro, tra tradizione e ricerca, l’Alto Adige celebra i suoi 50 anni di DOC con lo sguardo rivolto avanti, ogni vigneto come una voce, ogni bottiglia come un racconto, ogni assaggio come un invito a tornare, e a lasciarsi sorprendere ancora.


