Api e ulivi

ape

Un scelta nodale oggi per dar vita alla vita è il perseguire la diffusione e l’aumento, in ogni luogo dedicato alle produzioni agricole o al ritorno alla natura, della biodiversità.

Biodiversità è divenuta oggi la parola magica da quando sempre più si sta capendo che la strada delle monocolture intensive e delle smisurate distese di un unico vegetale coltivato crea sempre più gravi squilibri che portano spesso a vere e proprie catastrofi quando un parassita specializzato decida di attaccare una coltivazione. Recentemente poi sono apparsi sulla stampa diversi articoli che hanno descritto e raccontato bellissime storie di rinaturalizzazione benefica, con incrementi decisi della biodiversità e della bellezza di uliveti e frutteti.

In questi progetti, sparsi qua e là per l’Italia e che hanno avuto grandi e positivi risultati, attrice fondamentale nella crescita della biodiversità di quei luoghi è stata l’ape mellifera, o meglio sarebbe dire il “super organismo sciame”, come la neuro biologia zoologica ci sta insegnando oggi in modo netto e con numerose ricerche. Da tempo, insieme ad alcuni amici oliandoli e nello stesso tempo api-cultori come me, sostengo che i super organismi sciame di api mellifere rivestono una funzione certa di grande aiuto agli uliveti e per diverse ragioni.

La prima è legata ad una necessità vitale per le api che è quella della raccolta del polline che nutre come parte proteica le loro larve. Le api sono ghiotte del polline degli ulivi che rappresenta, quando presente e bottinabile, una parte proteica fondamentale della salute dell’arnia. Quando l’ape raccoglie il polline di una qualsiasi fioritura fruttifera lo fa sempre bagnandolo leggermente di nettare concentrato, questo per riuscire ad appallottolarlo nelle apposite ceste delle zampe posteriori. Questa operazione rende il polline molto più appiccicoso di quanto la sua natura pulverulenta consente normalmente e questo da un bell’aiuto al vento che rimane certo attore unico e principale nella fecondazione degli ulivi . Diciamo che il polline elaborato dalle api rimane più incollato agli organi riproduttivi del fiore. A questo proposito amici apicoltori e nello stesso tempo olivicoltori hanno notato che questa elaborazione da parte delle api crea una maggiore stabilità nella fecondazione che porta alle olive quando siano presenti arnie tra gli ulivi, con conseguente aumento della probabilità che più fiori arrivino a legare frutti anche in anni dove il vento non sia stato costante, specie in zone collinari interne ad esempio del nord Italia dove il vento non è una dominante .

Ripeto : il vento rimane attore nodale per generare olive, piante sicuramente anemofile, ma l’ape da un ottimo piccolo aiuto, beneficiando di un polline a lei assai utile e gradito. Ma c’è di più. Uno studio israeliano, uscito poche settimane fa, ha dimostrato qualcosa di veramente eccezionale. Studiosi e ricercatori di neurobiologia vegetale – Università di Telaviv – hanno scoperto che le piante da frutto in periodo di fioritura, e tra queste l’ulivo non fa eccezione, reagiscono alla frequenza di vibrazione che le api emettono volando -il famoso ronzio- producendo molto più polline. Ma ciò che ha dell’incredibile è che le piante riescono sorprendentemente a rinnovare il polline nei loro fiori nel giro di tre – cinque minuti. Questo per attirare più api possibili e sensibili alla freschezza del polline.

La ricerca è stata fatta su 650 tipi di piante in fiore e tutte hanno reagito allo stesso modo. Quindi rendiamo certo frutteti e uliveti luoghi dove regna la bellezza della salvia, del rosmarino, della lavanda e di altri fiori sapendo che le api amano non solo questi fiori, ma anche quelli degli ulivi .

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