Arianna Occhipinti

Arianna Occhipinti

vado avanti a testa bassa con la sensazione spesso di accozzare le cose, ma anche la fierezza di farlo per lasciarmi un minimo di mistero, di poesia e creatività, nel quel far crescere l’inaspettato” [Arianna Occhipinti – Natural Woman – Fandango]

Arianna. Non ho ancora avuto modo di conoscerla, una di quelle donne che vorresti incontrare, per quello che hai letto, per quello che si dice di lei. Soprattutto perché ho potuto assaggiare i sui vini, decisi, definiti, carichi di energia, come la Sicilia. Quella sì, la Sicilia la conosco, vi ho vissuto diversi anni e me ne sono innamorato. E riconosco nei suoi vini il carattere unico di quella terra e di molta sua gente, l’orgoglio e la forza della gente del sud, voglia di riscatto, ma non solo. Vi ritrovo l’espressione di quella energia che non puoi non notare, energia che quella terra produce, forse per gli incroci millenari delle sue genti, vissute in una terra di mezzo, terra di conquista e di magici incontri tra le civiltà e le sue genti.

E allora nasce una come Arianna, che immagino ragazzina nella sua terra, decisa a seguire le orme dello zio Giusto (Occhipinti, ndr) e la immagino quindi in quel di Milano, studentessa universitaria; lei ferma, decisa, meridionale, cocciuta, “stregona”, come la definivano. L’appellativo di strega, usato sicuramente per le sue doti enologiche, e per definire il carattere di chi non si piega, chi è unica, indipendente, fiera delle proprie convinzioni e disposta a pagare per questo. Ma Arianna di quelle convinzioni non ne ha fatto una guerra, né una bandiera radical chic, ne ha fatto duro e fiero lavoro, ne ha fatto rispetto, lettura e interpretazione del suo territorio, ne ha fatto fatica come diciamo noi del sud, quando parliamo del lavoro. Perché la fatica è sudore, perché la fatica è credere, è avere un sogno da realizzare. Arianna il suo lo ha realizzato, partendo da un singolo ettaro di vigna in quel di Vittoria sui Monti Iblei per arrivare oggi ai circa venti ettari di vigne, e alle sue meravigliose creazioni: il Siccagno, l’SP68, il Grotte Alte, che Arianna mette sul mercato dopo cinque anni di affinamento.

Vini nati da agricoltura biodinamica, fatta di lavoro manuale, di sovesci e integrazione, vini ottenuti da lievitazioni spontanee.

Qui non li descriverò. Arianna non vorrebbe. Non l’ho conosciuta, ma sono certo che non lo vorrebbe. Non vuole gli schemi, le categorie, le definizioni, ma piuttosto la conoscenza, e sono d’accordo con lei. Il vino va conosciuto, va conosciuto senza pregiudizi, letteralmente, senza un giudizio dato a priori da qualcun altro.

Vi invito a scoprire la forza e la bellezza delle sue creazioni. Vini, per usare le parole di Arianna, “che devono sapere della terra da cui nascono”

Sulla carta matematico, per lavoro, dopo una parentesi come fotografo pubblicitario, sono approdato all’informatica.
Il mio vero essere si esprime invece negli spazi aperti; quindici anni di speleologia di cui un decennio nel Soccorso Alpino, altrettanti di regate in giro per il Mediterraneo, istruttore di vela. Cresciuto a Napoli, formato tra le antiche mura della Nunziatella, ho vissuto a lungo in Sardegna ed in Sicilia prima di ritornare a vivere nella città d’origine; oggi divido il mio tempo tra Napoli e Firenze, città della mia incantevole compagna.
Sono stato educato al vino di qualità da mio padre, che ha il merito di aver steso le basi di questa passione.
Negli anni Siciliani, le lezioni di Camillo Privitera ad Acireale mi hanno aperto le porte alla conoscenza del mondo della degustazione e dell’enologia, fin quando ho impreziosito le mie esperienze divenendo Sommelier, aggiungendo così le conoscenze tecniche e la cultura necessaria a comprendere un mondo complesso e mutevole come quello enologico.
Continuo questo viaggio con la curiosità di un ragazzino, in un mondo che non ha confini se non la limitatezza della nostra conoscenza.

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