Armenian Wine House: il futuro del vino passa da qui
La masterclass “Armenian Wine House”, organizzata in occasione del recente Vinitaly, ha confermato che l’Armenia non è semplicemente un produttore di vino, ma è la culla di vitigni autoctoni e tradizioni millenarie. Tra anfora e cemento, tra pietra e suoli vulcanici, ogni vino è il racconto del sorprendente rinascimento enologico del Paese.
Culla della viticoltura, crocevia di civiltà e terra di vini che sorprendono. La masterclass “Armenian Wine House”, organizzata in occasione del recente Vinitaly, ha confermato che l’Armenia non è semplicemente un produttore di vino, ma ne è la culla. Con il ritrovamento della cantina più antica del mondo nel complesso di Areni-1, questo Paese caucasico rivendica dunque un ruolo di primo piano nel panorama vinicolo mondiale.
Territori in quota, forti escursioni termiche, suoli vulcanici e un’incredibile biodiversità di vitigni autoctoni. Questi i fattori di successo di un territorio ad oggi in grado di scardinare ogni preconcetto, svelando un terroir di rara eleganza e complessità. Un terroir che crea vini fortemente identitari, caratterizzati da una freschezza inattesa, leit motiv di etichette complesse, lontane dagli stereotipi di rossi corposi e bianchi concentrati.
La masterclass è stata l’occasione per immergersi appieno nella scoperta del rinascimento enologico armeno e dell’eredità del vasto patrimonio ampelografico. Così, tra anfore e cemento, tra altitudini e terreni vulcanici, si scoprono 4 vitigni principali dalle proprietà ben definite e sorprendenti: il Voskehat dona freschezza e mineralità; il Lalvari struttura ed intensità; l’Areni eleganza e precisione; ed il Sireni, infine, conferisce corpo e profondità.
Le etichette in degustazione
LusArev Voskehat
100% Voskehat maturato in cemento. Il naso ammalia con note di frutta a pasta bianca e gialla, abbrivi agrumati e fiori di zagara. In bocca, rivela una sferzante sapidità, sorretta da una buona freschezza che trova nella dosata morbidezza l’equilibrio perfetto. Un calice inaspettato nella sua semplicità non banale.
Nortern Terroir – “Tus” Reserva 2021
(100% Lalvari). L’olfatto è un’espressione di note dolci e fruttate, riconducibili all’invecchiamento in botti di rovere armeno. La bevuta è una sincronia tra freschezza e patrimonio glicerico, con un piacevole finale di caramello salato e vaniglia. TUS è un ricordo del passato glorioso e contemporaneità della tradizione secolare legata alla vinificazione di Tavush. Situata nel nord dell’Armenia, questa regione è da sempre vocata alla viticoltura che ha costituito la principale fonte di reddito degli abitanti di quest’angolo del Caucaso. Nel Medioevo la zona si chiamava TUS, rinominata Tavush nel VII-IX secolo.
Frunz Estate Winery – LusArev Areni 2024
(100% Areni, vinificato in anfora). Il vitigno rosso per antonomasia dell’Armenia, si esprime in questa etichetta con un pot-pourri di rosa, ciliegia, lampone e nuances vegetali di foglia di pomodoro e erbe aromatiche. La bocca è tesa ed elegante, percorsa da una salinità quasi disarmante. Un vino di ragguardevole finezza gustativa.
Karas Areni – “Sireni” Reserve 2023
70% Areni, 30% Sireni (affinato in anfora e botti di rovere armeno). Una speciale cuvée di vitigni rossi autoctoni (Areni e Khndoghni, conosciuto anche come Sireni), che conferiscono a questa bottiglia complessità e profondità rare. È una visione moderna di un’antica tradizione capace di cerare armonia tra le note di frutta scura sotto spirito o essiccata, sentori di speziatura fine e ricordi tanto balsamici quanto piacevolmente ematici. Al palato, si muove sinuosamente tra morbidezza e sapidità, tra freschezza ed un tannino che, sebbene percettibile, è ben integrato nello sviluppo gustativo del calice.
Il rovere armeno, crescendo su terreni vulcanici e ad altitudine elevate, ha una grana molto fine che non cede troppo al vino.
La masterclass ha scardinato ogni preconcetto, svelando un’Armenia capace di eleganza e complessità che fa dimenticare i soliti rossi iper-concentrati. Tutte le etichette degustate stupiscono infatti per freschezza, struttura e abilità di raccontare il territorio attraverso metodi di vinificazione ancestrali, a confermare che il futuro del vino passa anche (e soprattutto) da qui. Da una storia affascinante che parla di tradizioni millenarie.



