Batata, dolce per natura.

pasticcio batata (foto: Francesca Luise)

Nei Batata, dolce per natura.

La batata, o patata dolce, è uno di quegli alimenti che il nome rende più familiare di quanto non sia davvero. Ipomoea batatas non è infatti una parente stretta della patata: appartiene alla famiglia delle Convolvulaceae, la stessa delle ipomee ornamentali, mentre la patata comune, Solanum tuberosum, è una Solanacea. Anche la parte che mangiamo è diversa. Nella patata si tratta di un tubero, cioè di un fusto sotterraneo modificato; nella batata di una radice di riserva ingrossata. Una distinzione botanica che in cucina si traduce in consistenze, sapori e comportamenti diversi.

Origini lontane

Le sue origini sono americane e molto antiche. Le ricerche collocano la domesticazione della batata oltre cinquemila anni fa, tra l’America Centrale e quella meridionale; resti ancora più antichi sono stati ritrovati in Perù. Prima dell’arrivo degli europei era già diffusa in gran parte dei tropici americani e aveva raggiunto anche alcune isole del Pacifico. Dal Cinquecento spagnoli e portoghesi contribuirono alla sua circolazione in Europa, Africa e Asia, dove trovò climi favorevoli e divenne in molti territori una coltura essenziale. La sua capacità di adattarsi a terreni diversi, la buona produttività e la relativa resistenza l’hanno resa nel tempo un alimento importante soprattutto nelle regioni tropicali e subtropicali. Un capitolo importante della sua fortuna asiatica riguarda anche la Cina, dove la coltura si diffuse tra la fine del Cinquecento e il Seicento e divenne una risorsa preziosa nelle aree meno adatte ai cereali. Qui la radice è consumata arrostita, lessata o trasformata in amido, mentre da quest’ultimo si ricavano anche vermicelli e preparazioni dalla consistenza elastica.

Usi tradizionali

Questa lunga storia di migrazioni spiega la straordinaria varietà dei suoi usi. In America Latina la batata, chiamata a seconda delle zone camote, boniato o batata, viene lessata, arrostita, fritta, trasformata in puree e utilizzata anche nei dolci.

Un piatto tradizionale in Messico è il camote cotto lentamente con zucchero e spezie; nei Caraibi le varietà a polpa chiara e più asciutta accompagnano preparazioni salate e stufati.

In Perù compare accanto a ceviche e piatti di pesce, dove la sua dolcezza bilancia acidità e piccantezza.

Nei paesi asiatice come il Giappone il satsumaimo è legato soprattutto alla cottura arrosto: le batate vengono cotte intere fino a ottenere una polpa cremosa e intensamente dolce, ma trovano spazio anche in tempura, dolci e preparazioni a base di pasta di patata dolce.

Invece in Corea la goguma è uno snack quotidiano, arrostita o cotta al vapore.

Nel Pacifico la kumara è parte della cucina tradizionale di diverse popolazioni, mentre in numerosi Paesi africani le batate vengono bollite, fritte o pestate; in alcune cucine si consumano anche le foglie giovani, trattate come una verdura.

Tanti colori, tante varianti

La batata che troviamo oggi nei nostri mercati non è una sola. Esistono varietà con buccia e polpa bianche, gialle, arancioni o viola, e la differenza non è soltanto cromatica.

Alcune sono umide e zuccherine, altre asciutte, farinose e quasi castagnose.

Le varietà arancioni, ricche di carotenoidi, sono quelle che più facilmente associamo alla “sweet potato” anglosassone; quelle viola devono il colore agli antociani e hanno spesso un gusto più compatto e meno dolce.

Rispetto alla patata comune, la batata sviluppa in cottura una dolcezza più evidente: una parte dell’amido viene trasformata in zuccheri e, soprattutto nelle cotture lente al forno, il sapore diventa quasi caramellato.

La consistenza può essere cremosa oppure farinosa a seconda della varietà. Questo la rende molto versatile, ma non sempre intercambiabile con la patata.

In un purè offre maggiore morbidezza e una nota dolce; fritta tende a dorare rapidamente; negli impasti porta umidità e struttura, caratteristiche utili anche nella pasticceria.

La cucina contemporanea

La cucina contemporanea ha sfruttato proprio questa duttilità. Oltre alle ormai diffuse chips e fries, la batata entra in gnocchi, vellutate, curry, burger vegetali e ripieni, ma anche in hummus e creme speziate.

Arrostita può diventare la base di un piatto completo, con yogurt, tahina, formaggi freschi, legumi o verdure amare; schiacciata si presta a farcire tacos e focacce.

Nei dolci funziona in torte morbide, brownie, cheesecake e pani speziati, dove permette di ridurre parte dei grassi mantenendo l’impasto umido.

Forse il modo migliore per comprenderla è smettere di considerarla una semplice “patata dolce” e provare a sperimentare abbinamenti e consistenze.

È quanto provo a fare nella ricetta che ti propongo, una sfoglia sottile di batata, accompagnata da un pesto di rucola, che con la suo sapore piccante e amaro, ne bilancia la dolcezza.

Un piatto semplice, molto saporito e che nel suo piccolo lancia un messaggio importante: ciò che abbiamo spesso considerato come contorno, può diventare centrale; per un ripensamento radicale degli ingredienti che utilizziamo e per la valorizzazione del vegetale, che qui è il vero protagonista.

Fonti: https://www.fao.org/4/t0207e/t0207e01.htm; https://powo.science.kew.org/taxon/urn%3Alsid%3Aipni.org%3Anames%3A1101088-2/general-information (ultima consultazione 26/08/2026)

Millefoglie di batata con pesto di rucola e mandorle

Ingredienti per 4: 800 g batata, 3 cucchiai olio extravergine d’oliva, 1 cucchiaino timo, sale, pepe

Per la salsa: 40 g rucola, 30 g mandorle pelate, 40 ml olio extravergine d’oliva, 1 cucchiaio succo di limone, 2-3 cucchiai acqua fredda, sale

Sbuccia le batate e tagliale con la mandolina a fettine molto sottili, di circa 2 mm. Raccoglile in una ciotola, condiscile con l’olio, il timo, una presa di sale e una macinata di pepe e mescolale delicatamente con le mani, in modo che ogni fetta risulti leggermente unta. Disponi quattro coppapasta di circa 8 cm di diametro su una teglia rivestita con carta da forno. Riempili sovrapponendo le fettine di batata una sull’altra, in modo leggermente irregolare, così da ottenere l’effetto “a sfoglia”.

Premi delicatamente man mano che procedi: i tortini dovranno essere piuttosto compatti e leggermente più alti del risultato finale, perché in cottura tenderanno ad abbassarsi. Copri la teglia con un foglio di carta da forno e cuoci a 190 °C per circa 25 minuti. Elimina la copertura e prosegui la cottura per altri 15-20 minuti, finché le batate saranno morbide al centro e leggermente dorate e croccanti sui bordi.

Lasciale riposare per 5 minuti prima di sfilare delicatamente i coppapasta. Nel frattempo prepara la salsa. Riunisci nel bicchiere del mixer la rucola, le mandorle, il succo di limone, l’olio e una presa di sale. Frulla aggiungendo l’acqua poco alla volta, fino a ottenere una crema densa ma morbida. Servi ogni tortino tiepido, completandolo con una cucchiaiata di salsa di rucola e mandorle sulla sommità.

Questo articolo è stato visualizzato: 29789 volte.
Condividi Questo Articolo
Follow:
Sono Francesca Luise, in arte Cookeneim. Ho un PhD in filosofia e nella vita ricerco, spadello, scrivo e fotografo—grandi passioni che, strada facendo, sono diventate la mia professione. Vivo a Venezia e la città lagunare non solo fa da sfondo, ma ispira e nutre i miei piatti. Nel 2021 ho aperto una IAD (impresa alimentare domestica). La mia cucina è vegetale per motivazioni etiche e di salvaguardia dell'ambiente, convinta che questo rappresenti un'opportunità per il futuro. Mi puoi leggere su www.francescaluise.it dove pubblico tutte le mie sperimentazioni in ambito gastronomico e ogni mese sulla rivista Terra Nuova, con cui collaboro dal 2000.
Nessun commento

Lascia un commento