Bevete il Vulcano finchè è caldo – parte 4

Articolo di Wojciech Bosak su Vinisfera.pl

Eccovi il quarto degli articoli dedicati da Vinisfera.pl ai vini di Somló, il paese sulle pendici del vulcano Nagysomló che domina la parte sud-orientale della Kisalföld, la Piccola Pianura Ungherese, a poco più di 50 chilometri a nord del lago Balaton, sulla storica statale E 66 tra Gleisdorf e Budapest. Qui si parla di altri due dei principali produttori fra quei 3.000 che si dividono gli 830 ettari di vigneto, nonché dei loro vini migliori che sono stati degustati sul posto da Wojciech Bosak, che ci era andato insieme con l’inseparabile amico “kapka”. Torno a raccomandarvi di prendere visione della mappa delle vigne e della fantastica, emozionante, galleria d’immagini di Mariusz Kapczyński, nella speranza d’invogliarvi ad andarci, anche se il luogo di cui si parla non è tra gli itinerari turistici dell’Ungheria. L’articolo però è del 2012, perciò i vini che allora sono stati descritti avrebbero già 9 anni in più e li ho allegati solo a carattere indicativo, quindi se andate in luogo a berli vi suggerirei piuttosto di farvi dare le annate recenti.

Il traduttore: Mario Crosta

Bevete il vulcano finché è caldo! (4)

In questo articolo Wojciech Bosak descrive un’altra serie di produttori di Somló. Questa volta il grande Károly Kolonics (che è stata la vera e propria grande scoperta di questo viaggio!), il famoso spumantista András Fazekas e la cantina Csordás-Fodor.

Károly Kolonics – ©

Kolonics Pincészet

Proprietario: Károly Kolonics
Indirizzo: Somló hegy 1273/4 Hrsz.
Telefono: +36.70.3374551
E-mail: kolonicspince@gmail.com
Sito web: www.kolonicspinceszet.hu
Superficie dei vigneti: 5 ha
Varietà coltivate: Olaszrizling (circa 2 ha), Juhfark, Hárslevelű, Furmint, Cserszegi Fűszeres, Ezerfürtű
Località dei vigneti: Apápátsagi, Közép
Produzione annua: 20-30mila bottiglie
Degustazione e vendita sul posto: sì, su richiesta
Possibilità di alloggio: sì

Pannon Bormíves Céh

Quando abbiamo pianificato per l’autunno il viaggio a Somló non sapevamo nulla di Károly Kolonics e per noi è stata una completa sorpresa aver trovato la sua cantina. Györgykovács Kispincészet

L’unico albergo locale era in ristrutturazione e le organizzatrici ungheresi della nostra escursione ci avevano allora trovato un posto in un “alloggio agrituristico”, scusandosi per tutti i disagi del caso. Appena giunti sul posto abbiamo capito che ci aspettavano un sacco di scoperte enologiche. La famiglia Kolonics faceva il vino a Somló già nel XIX secolo e uno dei loro antenati produttori doveva essere lo zio György Kolonics, il cui viso baffuto, fotografato nel 1882, compare sulle etichette dei loro vini. Tuttavia non siamo riusciti a stabilire null’altro di questa storia più da vicino, perché Károly Kolonics è un uomo taciturno per natura e le varie fonti di notizie a disposizione sulle sue attività enologiche sono più che modeste. Non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di fare qualche domanda più precisa in proposito perché il nostro anfitrione, all’alba del giorno successivo al nostro arrivo, se n’è andato per qualche giorno a Budapest, lasciando una casa piena di ospiti e di vino (letteralmente, perché i cartoni di vino erano ficcati perfino dentro gli armadi e sotto i letti) con l’indicazione di dove lasciare la chiave quando saremmo partiti. Il primo giorno è riuscito comunque a farci visitare la cantina e a organizzare una bella degustazione di alcune annate dei suoi vini. Károly Kolonics ha ereditato il patrimonio famigliare all’inizio del secolo e adesso fa il vino con il proprio nome.

Alcuni anni fa ha ristrutturato la vecchia casetta circondata dai vigneti ai piedi del cru dűlő Apátsági, trasformandola in una confortevole pensioncina che può ospitare fino a una dozzina di persone. Nel seminterrato, da 150 anni, si trovava l’antica cantina con il soffitto a volta, dove si fa ancora il vino. La tecnologia di produzione è molto tradizionale. Dopo una breve macerazione sulle bucce, il mosto viene versato nelle vecchie botti di capacità da 500 a 2.500 litri, dove fermentano sui propri lieviti. Dopo la fermentazione i vini maturano nelle stesse botti per un periodo di 2 o 3 anni e vengono poi decantati più volte per separare le fecce e stabilizzarli in modo naturale, prima di essere imbottigliati. Qui non si aggiungono enzimi né zucchero e non si applica la disacidificazione. Per le botti, oltre al rovere ungherese si utilizza anche l’acacia. L’Olaszrizling, che a Somló è considerato come una varietà di “lavoro” e non è molto apprezzato, occupa un posto di rilievo in questo vigneto e in questa cantina.

Qui, però, questo ceppo conquista le vette più alte della sua espressione e dà forse la migliore delle sue interpretazioni di tutta la regione. Kolonics richiama l’attenzione sulla microflora unica della sua vecchia cantina, che, egli sostiene, determina la natura dei vini al pari con il territorio e il vitigno. Si riferisce in modo veramente mistico ai processi naturali coinvolti nella produzione del vino, di cui ricorda alcuni fra quelli biodinamici. Invece di far affidamento sull’influenza della luna e dei pianeti affida però i suoi vini alla cura delle autorità ungheresi santificate, i cui nomi compaiono su ogni botte, incisi con i caratteri runici dell’antica lingua magiara. Queste dediche non compaiono sulle etichette dei vini, però, perché il contenuto delle singole botti è assemblato prima dell’imbottigliamento. I vini di Kolonics riflettono pienamente un approccio tradizionale alla vinificazione, lontano da ogni intervento tecnico. Possono essere imprevedibili, selvatici negli aromi, spesso con un’acidità elevata e talvolta anche con una leggera ossidazione, ma non gli si potrà mai negare complessità, concentrazione e stile. Va sottolineato il livello di uguaglianza fra annate differenti. Questi vini molto minerali, duri, “di pietra” non piaceranno certo a tutti, ma non c’è dubbio che essi sono tra i più interessanti di Somló. È difficile credere che un produttore di questa classe sia rimasto a lungo noto soltanto a una ristretta cerchia di addetti ai lavori.

Campioni dalla botte:


(4+) Olaszrizling 2009, alc. 13%

È un vino affinato in una prima grande botte di acacia. L’aroma è molto minerale, grafitico, catramoso (calafatura a caldo del tetto), zucchero a velo, erba di prato. Anche in bocca è molto minerale, pieno, ben strutturato, con mele mature, agrumi, gelsomino e una buona acidità. Un finale lungo di erbe aromatiche, di gran classe.

(4 +) Olaszrizling 2009, alc. 13%

Questo vino è affinato in un’altra grande botte di acacia. È più erbaceo rispetto al precedente, più denso, perfino leggermente tannico (mele al forno), ma allo stesso tempo ha una trasparenza quasi cristallina, come l’acqua di sorgente. Pere, camomilla, iperico, torta di pastafrolla dura, zucchero filato, lungo, di buona taglia, fresco.

(5 -) Furmint 2009, alc. 12%

Un sacco di note minerali, sabbiose, erbe aromatiche ben pronunciate (camomilla, fieno fresco) e un bel fruttato maturo di pere e mele. Il vino ha una buona concentrazione e un’acidità d’acciaio, di sorgente, come la purezza del sapore. Lungo, con un bel po’ di freschezza minerale nel finale.

Vini in bottiglia:

(5 +) Olaszrizling 2006, alc. 12%

Aroma di acqua Borzhomi e di prato falciato di fresco; in bocca il vino è ben strutturato, non pesante, quasi etereo, elegante, con un fruttato concentrato, pieno, fresco (mele, pesche), con le erbe aromatiche (camomilla, verbasco), con una leggera nota di verdure e un tocco minerale. Molto pulito e rinfrescante come l’acqua di sorgente, molto lungo. Un finale fresco di mela ed erbe aromatiche.

(5) Furmint 2009, alc. 13%

Molto minerale, roccioso (un ciottolo tolto da un freddo ruscello), pollo al curry, mele, pesche, pastafrolla, fiori bianchi, erbe aromatiche forti. Ben strutturato, di grande concentrazione, con una buona acidità, ben bilanciato, ha eleganza e morbidezza. Un finale rinfrescante, minerale ed erbaceo.

(5 +) Juhfark 2009, alc. 13,5%

Un naso che profuma fortemente di erbe aromatiche, con un tocco rurale (lana di pecora), ma c’è anche acqua di mare, gesso, ostriche, mele al forno, l’aria dopo un temporale, il fieno fresco. In bocca è abbastanza pieno e molto complesso, ci sono note minerali ed erbacee, pera, mela, ma anche sapori piccanti, speziati e tostati, pur non mancandogli l’eleganza. Eccezionalmente lungo, intrigante, in un vero e proprio stile magiaro.

(5 -) Hárslevelü 2007, alc. 12%

L’aroma è dominato da fiori bianchi, fieno, erbe officinali, ma c’è anche terra di gesso, mandorla, acqua di mare. Il vino è morbido, elegante, ben equilibrato e dunque con un aroma ardente e un buon fruttato maturo: mele, pere, pesche, un sacco di erbe aromatiche e di note minerali nel finale. Lungo, fresco e cristallino, puro.

(4 +) Olaszrizling 2001, alc. 12%

Al naso, aromi di frutta matura, di curry e di marmellata di mele. È intenso e gradevole in bocca, ricco di minerali, complesso, composta di pere, confettura di pesca, erbe officinali, mandorle, pepe bianco. Nonostante gli evidenti segni di ossidazione, il vino mantiene una buona struttura, lunghezza e un sacco di freschezza, ha della classe.


András Fazekas – ©

Fazekas Borpince (Vino-Trans KFT)

Właściciel : István Spiegelberg

Proprietario: András Fazekas
Indirizzo: 8481 Somlóvásárhely, Vasút út 14
Telefono: +36.88.506260 e +36.30.2266677, Fax: +36.88506261
E-mail: somlo@somlopezsgo.hu
Sito web: www.somlopezsgo.hu
Superficie dei vigneti: 10 ha (compra anche uva dai vicini)
Varietà coltivate: Juhfark (3 ha), Hárslevelű (3 ha), Furmint (3 ha), Olaszrizling (1 ha)
Produzione annua: circa 100mila bottiglie, di cui 20mila metodo classico
Degustazione e vendita sul posto: sì, su richiesta
Possibilità di alloggio: sì

Nel 1980, András Fazekas ha affittato un pezzo di vigna e ha cominciato a produrre vino da vendere per guadagnare così qualche soldo in più del suo stipendio d’insegnante. Nel 1986 quest’interesse si era talmente sviluppato che ha potuto dimettersi dalla scuola e ha cominciato a occuparsi esclusivamente di vino. Nel 1991 ha piantumato la sua prima vigna e dopo pochi anni aveva già 10 ettari. Nel 1993 è stato il primo produttore privato di Somló a dotare la propria cantina di una linea professionale per l’imbottigliamento. È stato anche il primo produttore della regione di vini spumanti, dapprima con il metodo Charmat in autoclave sotto pressione e in seguito con il metodo classico di rifermentazione in bottiglia. Anche se rappresentano soltanto un quinto della produzione totale, oggi sono proprio i suoi metodo classico a stabilire la posizione di Fazekas e l’immagine della sua azienda.

Le sue cuvée rifermentate in bottiglia e maturate per un anno sui lieviti sono dei tagli di vini dei ceppi tradizionali di Somló e si distinguono attualmente fra i più interessanti vini spumanti ungheresi. I suoi vini tranquilli non hanno però lo stesso livello, sebbene anche qui si può trovare qualche buona bottiglia. Tra queste sono disponibili anche quelle di annate più vecchie. Fazekas offre anche degli eccellenti liquori, tra cui quello invecchiato un quarto di secolo. Nel villaggio di Somlóvásárhely questa cantina offre anche delle sistemazioni notturne confortevoli e una sala di degustazione di grandi dimensioni, in grado di ospitare gruppi di 60 persone.

Vini spumanti metodo classico:


(4) Sec Somló (b.r.), alc. 11%

(Furmint, Juhfark, Olaszrizlink, un anno di maturazione in bottiglia sui lieviti, 8-9 g/l di zuccheri residui). Il vino profuma di composta di frutta essiccata, erbe aromatiche e crosta di pane fresco, spumeggia bene in bocca, sa di mele essiccate, con un sacco di note minerali ed erbacee. Un vino di Somló in forma spumeggiante. Un finale lungo e fresco con sentori di mela, acqua minerale e lime.

(4 +) Somló Demi-sec (b.r.), alc. 11%

(Furmint, Juhfark, Olaszrizlink, un anno di maturazione in bottiglia sui lieviti, 29 g/l di zuccheri residui). Gli aromi del vino sono molto simili ai precedenti. In bocca mostra meglio il fruttato: frutta essiccata, mele, pere, erbe aromatiche e fiori bianchi. Più barocco, più ricco e al tempo stesso ben equilibrato. Mantiene un sacco di freschezza anche in presenza di una dolcezza nettamente percettibile.

(4) Somló Doux (b.r.), alc. 11%

(Furmint, Juhfark, Olaszrizlink, un anno di maturazione in bottiglia sui lieviti, 48 g/l di zuccheri residui). Un vino decisamente dolce, da dessert, ma al tempo stesso complesso e ricco di aromi. C’è la composta di pere, ci sono le mele essiccate, quindi meringa, uva passa, noci, fieno, fiori, roccia calcarea, un cenno di petrolio, pasticceria secca, ecc. Il tutto è comunque ben bilanciato con l’acidità e decisamente fresco.

(4 +) Extra-szaraz Somló (b.r.), alc. 11%

(Furmint, Juhfark, Olaszrizlink, un anno di maturazione in bottiglia sui lieviti, 1-2 g/l di zuccheri residui). Ecco una versione completamente secca, asciutta, che incanta soprattutto per il meraviglioso equilibrio, il perlage e una fattura liscia e cremosa. In bocca ha una buona concentrazione, un sacco di frutta essiccata (mele, pere), una mineralità rocciosa, erbe officinali, ma nel complesso il vino è sobrio, decisamente elegante. Agrumi ed erbe aromatiche nel lungo finale.

Vini tranquilli:

(3 +) Furmint 2004, alc. 12,5%

Ancora molto fresco, un vino abbastanza piacevole, ma un po’ acquoso; mele, pere, un sacco di erbe, acqua minerale, mantiene generalmente il carattere di Somló.

(3) Somlói Rizling 2007

(Olaszrizling 100%) Semplice e non troppo concentrato, ma un vino fatto in modo pulito; si sentono pere, mele, camomilla, una nota minerale, piuttosto corto.

(3 +) Somlói Rizling 2003, alc. 12,5%

(Olaszrizling 100%) Decisamente meglio sia la concentrazione che la materia, rispetto al vino precedente, un fruttato abbastanza buono di pera, mineralità, ma si distinguono anche note di ossidazione (bucce di mele, noci e ruggine nel retrogusto).

(3 +) Hárslevelü 2004, alc. 12,5%

Piuttosto elegante nell’aroma (composta di pera, succo di mela, un sacco di erbe, acqua minerale Borzhomi, una buona concentrazione, però il vino è corto e leggermente sporcato nel finale.

(4 -) Juhfark 2007

Un aroma pulito: minerali, pere ed erbe aromatiche. In bocca il vino ha un sacco di aromi a base di erbe, puliti, minerali, è abbastanza fresco, con sentori di mela matura e di ribes bianco, ha una buona struttura ed è lungo. Un bel finale minerale.

(4) Nagy Somlói Arany Cuvée 2006, alc.12,5%

(Juhfark, Furmint, Olaszrizling) Tipicamente di Somló, un forte aroma di erbe e sapori minerali. In bocca il vino è abbastanza ben concentrato, minerale, bilanciato, con una vivace acidità, c’è un buon fruttato (di mela matura e di composta di pere) nonché un sacco di erbe officinali (camomilla, iperico). Un finale lungo, ben pulito, a base di erbe e di minerali.

(3 -) Furmint Felédes 2004

Questo vino abboccato ha un buon fruttato di mele, concentrazione, mineralità, un sacco di aromi di erbe, però alla fine c’è una contaminazione chimica netta, al limite del sapore di tappo (forse a causa della bottiglia?).

(4) Hárslevelü Felédes 2003

Un altro vino abboccato, molto minerale (con una nota di petrolio), erbe aromatiche, con sentori tipici di pere e mele mature. Non si distingue per la finezza, ma è fatto abbastanza solidamente, pulito, ben focalizzato, lungo e piacevole. Si mantiene bene, data la sua età.

(4) Hárslevelü Aszú 2004

Un vino botritizzato che, secondo il produttore, è fermentato 5 anni sui propri lieviti (sic) a causa dell’elevato contenuto di zuccheri. Il risultato profuma di buoni funghi secchi. Anche in bocca il vino sa di funghi, è denso, molto minerale, sapido, troviamo mele essiccate, uva passa e frutta secca, marmellata di albicocche, una nota di iodio. Lungo. Non è proprio una classica gran bellezza, ma è sicuramente interessante e degno di attenzione.

(4) Hárslevelü 1990

È stato il più vecchio dei vini degustati durante il viaggio di Somló. Un colore dorato profondo. Aromi di mele mature, pere, miele, erbe aromatiche, in bocca una concentrazione piuttosto buona, un sacco di accenti minerali (sabbia, una goccia di nafta) ed erbacei, composta di pere, mela cotta. Nel finale ci sono note vegetali e risulta un po’ annacquato, ma per la sua età è un vino che mantiene ancora il suo fascino.


dr. Sándor Csordás – ©

Csordás-Fodor Borház

Proprietario: dr. Sándor Csordás
Indirizzo: 8481 Somlóvásárhely, Somlóhegy
Telefono: +36.0.2178470, +36.30.2802701
Fax: +36.0.2178470
E-mail: somlowine@invitel.hu
Sito web: www.somlowine.com
Superficie dei vigneti: 8,5 ha (di cui 7 in produzione)
Varietà coltivate: Juhfark, Chardonnay, Olaszrizling, Furmint, Tramini, Hárslevelű
Produzione annua: circa 30mila bottiglie
Degustazione e vendita sul posto: sì, su richiesta

Questa è una cantina piuttosto grande, rispetto allo standard locale, che si trova inoltre in una posizione comoda per i visitatori, presso l’ingresso principale di Somló da sud e che presenta quel tipo di “turismo del vino” che s’incontra spesso in Ungheria. Quindi c’è un’enorme sala con un bancone che può facilmente accogliere tutto un pullman di ospiti assetati. Sul posto si riceve vino in bottiglie, brocche, bicchieri e perfino qualcosa di regionale da mangiare. Da questa mescita si può scendere direttamente nell’enorme cantina a volta, dove tramite una lunga pipa di vetro si versa il vino direttamente dalla botte nei bicchieri dei visitatori.

E se per caso arrivasse un secondo autobus, è disponibile anche un giardino con il barbecue. Non facciamoci incantare da questi “ambienti bucolici” già noti sul lago Balaton e nella Valle della Bella Donna a Eger; i vini qui hanno un certo livello, ma sono distanti dal meglio che offre questa regione. Sono dei vini di Somló in versione popolare (se fosse possibile materializzare quest’ossimoro). La fermentazione avviene su lieviti selezionati (cosa che a Somló non è troppo comune) e nei vini s’intravvede anche qualche intervento per alleviare l’asprezza e l’acidità. Nonostante questo, per la maggior parte conservano le tipiche note minerali e vegetali di Somló. Csordás mantiene anche l’antica tradizione locale di produrre vini dolci tipo aszú e (si deve ammettere) con buoni risultati.

(4 -) Olaszrizling 2008, alc. 12,5%

Nell’aroma ci sono la pasticceria croccante e le mele fritte con note di erbe aromatiche e tostate. Il vino in bocca è fresco, minerale, qui c’è della materia abbastanza buona e una buona concentrazione, un buon fruttato (mele, pere) piuttosto lungo. In generale ha uno stile moderno, fruttato, fresco, pulito, culturale.

(4 -) Juhfark 2008, alc. 12%

Aromi di erbe, composta di pere, chiodi di garofano, intonaco fresco, questo vino è fresco e pulito. In bocca è ben strutturato, minerale, con un fruttato pieno: pere, composta di mele, note erbacee, resinose, piuttosto lunghe, agrumi, erbe e un finale pulito e fresco

(4 +) Juhfark 2009, alc. 14%

Un vino dolce che si riferisce alla tradizione degli aszú di Somló. Il colore è dorato intenso. Nell’aroma le note tipiche dei vini botritizzati: mele al forno, verdure grigliate, piselli e carote, miele, albicocche secche. In bocca è pieno, minerale, con un sacco di glicerina, miele di tiglio, marmellata di albicocche, pesche, esaltate in modo preciso, in uno stile piuttosto moderno. Un finale lungo e fresco di pesche.

(3 +) Furmint 2007, alc. 12,5%

(Vino macerato per circa 12 ore sulle bucce). Un colore giallo scuro, saturo. Nell’aroma ci sono note minerali, di erbe aromatiche e mele mature, in bocca un sacco di fruttato di mele, pere, tè e tisane, ma il finale è tutto evoluto e leggermente ossidato.

(3) Chardonnay 2009, alc. 12,5%

Vino abbastanza neutro nell’aroma e debole nel gusto, ma è molto pulito e non ci sono grossi difetti tecnici, anche se non c’è nient’altro oltre a questo: in bocca indugia su alcune mele tostate in qualche maniera e su erbe rachitiche, comunque in genere qui soffia la noia da supermercato.

(4 -) Hárslevelü 2007, alc. 11,5%

Colore dorato intenso. Un vino fortemente aromatico, alle erbe, con note di miele, tè verde, camomilla e grano saraceno, con un fruttato leggermente dolciastro: pere mature, pesche, una buona acidità. Un finale lungo e fresco con note di pesca e camomilla.

(2 +) Tramini 2006, alc. 13%

Un vino decisamente stanco, evoluto, conserva ancora i resti di aromi varietali (mele mature, gemme di rose, cannella), ma ci sono anche note impure di frittata (omelette) e prodotti chimici.

La scala di giudizio:

( 6 ) eccezionale, un vero capolavoro

( 5 ) ottimo, vino di gran classe

( 4 ) buono, interessante

( 3 ) onesto, dignitoso

( 2 ) debole

( 1 ) stare alla larga, vino con evidenti difetti

(+ / – ) per aggiungere o togliere mezzo punto)

Mario Crosta

Di formazione tecnica industriale è stato professionalmente impegnato fin dal 1980 nell’assicurazione della Qualità in diverse aziende del settore gomma-plastica in Italia e in alcuni cantieri di costruzione d’impianti nel settore energetico in Polonia, dove ha promosso la cultura del vino attraverso alcune riviste specialistiche polacche come Rynki Alkoholowe e alcuni portali specializzati come collegiumvini.pl, vinisfera.pl, winnica.golesz.pl, podkarpackiewinnice.pl e altri. Ha collaborato ad alcune riviste web enogastronomiche come enotime.it, winereport.com, acquabuona.it e oggi scrive per lavinium.it, nonché per alcuni blog. Un fico d’India dal caratteraccio spinoso e dal cuore dolce, ma enostrippato come pochi.

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