Birra artigianale d’alta quota: la storia di Michel Becquet e La Bière d’Ayas

Birra artigianale d’alta quota: la storia di Michel Becquet e La Bière d’Ayas

Ai piedi del Monte Rosa, tra sorgenti alpine e coltivazioni di montagna, la Valle d’Aosta sta costruendo una nuova identità brassicola.

Accanto ai vini eroici, ai distillati e alla tradizione agricola locale, cresce infatti un movimento di birrifici artigianali capaci di trasformare acqua, cereali e botaniche alpine in prodotti fortemente legati al territorio. Tra le esperienze più significative c’è La Bière d’Ayas, il birrificio fondato da Michel Becquet a Champoluc, nel comune di Ayas, a circa 1.400 metri di altitudine.

La storia di Michel Becquet comincia nel 2014 davanti a una fotografia di famiglia.

L’immagine ritraeva sua nonna mentre mieteva segale, probabilmente negli anni Cinquanta.

Quel ricordo visivo accese una domanda semplice: perché ad Ayas non si vedevano più campi di cereali?

Da lì nacque un primo esperimento in un piccolo pezzo dell’orto di casa, con la semina dell’orzo e l’obiettivo di capire se la coltivazione potesse funzionare in quota.

Il primo raccolto fu minimo ma incoraggiante: circa otto chilogrammi di orzo. Becquet maltò la piccola quantità nel forno di casa, attraverso il processo di germinazione controllata ed essiccazione che trasforma il cereale in malto, ingrediente essenziale per la birra.

Con quell’orzo, acqua locale e luppolo selvatico raccolto nel giardino, produsse la sua prima birra interamente domestica.

Un esperimento artigianale nato dalla passione, ma già fondato su una filiera cortissima.

L’anno successivo Michel aumentò la superficie coltivata e affidò la maltazione a una piccola realtà artigianale con birrificio annesso. Fu il passaggio decisivo verso la prima birra commercializzata.

La Bière d’Ayas avviò l’attività come beer firm nel 2016, mentre nel 2020 Becquet riuscì ad aprire il proprio microbirrificio a Champoluc, trasferendo qui la produzione delle prime etichette, tra cui Champoluc IPA e Ayas Pale Ale.

Il cuore della produzione resta la Val d’Ayas.

Orzo, segale e altri cereali vengono coltivati ad alta quota, in un ambiente dove l’agricoltura richiede tempi lenti e attenzione costante.

Becquet pratica la rotazione delle colture per non stressare i terreni e sottolinea come la quota permetta di evitare fertilizzanti.

A rendere questa birra difficilmente replicabile altrove è soprattutto l’acqua: quella proveniente dalle pendici del Monte Rosa, povera di sali minerali e particolarmente dolce, diventa la base su cui costruire equilibrio, pulizia aromatica e carattere.

«Sarebbe impossibile replicare questa realtà brassicola in un luogo diverso», spiega Becquet.

La piccola produzione e l’ambiente montano sono parte integrante della ricetta.

Le birre di Ayas hanno profili netti e sinceri, con sapori decisi che il birraio paragona al carattere delle persone di montagna: schiette, dirette, senza sovrastrutture.

La ricerca non si ferma alla tradizione locale. Becquet guarda alle grandi scuole brassicole internazionali, con un’attenzione particolare per quella belga, da cui trae ispirazione per realizzare birre di personalità.

La gamma comprende la Champoluc IPA, intensa e luppolata, con sentori di pompelmo; l’Ayas Pale Ale, bionda e fresca, costruita su luppoli tedeschi; e la Lignod Roggenbier, rossa di segale, con richiami al pane nero.

Sono poi arrivate produzioni con ingredienti del territorio, come fragola, lampone e genepy, oltre a edizioni speciali.

Tra tutte, la birra più cara a Michel è la Pètsa, una Spruce Beer aromatizzata con le gemme di abete rosso che sua moglie raccoglie in primavera nei boschi della Val d’Ayas.

È forse l’etichetta che meglio sintetizza la filosofia del birrificio: utilizzare le risorse naturali della montagna con rispetto, senza forzature, per trasformarle in un racconto liquido del territorio.

Visitare La Bière d’Ayas significa entrare in una struttura integrata nel paesaggio alpino e incontrare spesso Becquet in prima persona.

Il birraio racconta il rapporto tra luppolo, freddo delle Alpi e fermentazioni in quota, mostrando come l’artigianalità non sia solo produzione ma anche accoglienza, condivisione e cultura.

La Bière d’Ayas rappresenta così una forma concreta di resistenza artigianale.

Non una montagna ridotta a cartolina o destinazione turistica, ma un luogo vivo che coltiva, produce e innova nel rispetto delle proprie radici.

Una birra nata da una vecchia fotografia di famiglia e diventata, bicchiere dopo bicchiere, una delle espressioni più autentiche della Valle d’Aosta contemporanea.

** articolo a cura della Redazione di Virtù Quotidiane che qui ringraziamo.
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